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Affrontare il divario tra i sessi in azienda

16/03/2010

Molte aziende non riescono a capitalizzare il talento delle donne. E’ quanto emerge dal Corporate Gender Gap Report 2010, presentato l’8 marzo al World Economic Forum. Riproponiamo la riflessione di Richard Edelman in cui presenta i principali risultati dello studio.

L’industria delle relazioni pubbliche è “fortunata” ad avere come più alta percentuale della forza lavoro donne, molte delle quali in posizioni di leadership o a capo di imprese di loro proprietà. Altri settori, in particolare i servizi finanziari, dispongono di pochissime donne ai vertici. Il World Economic Forum ha appena pubblicato uno studio piuttosto inquietante sulla presenza delle donne in ambito lavorativo. Lo studio, condotto in 134 paesi, evidenziato che le donne dovrebbero fare in modo che le aziende superino la cultura aziendale di stampo patriarcale/maschile e garantiscano pari opportunità e retribuzione uguale a quella degli uomini. Ecco alcuni dei risultati principali:
1) Sebbene le donne rappresentino ormai oltre la metà della forza lavoro negli Stati Uniti e quasi la metà in altri paesi occidentali, solo il 23% dei lavoratori dipendenti delle imprese indiane e il 24% delle giapponesi sono donne.
2) Le donne tendono ad essere concentrate in ingresso o in posizioni di livello medio. Più il livello si alza, più si abbassa la percentuale di donne presenti. La più alta percentuale di amministratori delegati donne è nei paes del Nord. I dati degli Stati Uniti mostrano che il 52% del totale dei dipendenti sono donne, il 22% sono entry level, il 25% sono di medio livello e solo il 5% ai vertici.
3) Solo un terzo delle aziende ha convenuto un determinato obiettivo o specifiche poltiche per l’occupazione femminile. Le imprese statunitensi ed inglesi applicano tali obiettivi mentre nessuna delle imprese brasiliane o messicane lo fa.
4) Le disparità salariali tra uomini e donne iniziano presto nella carriera. Secondo un recente studio degli studenti dell’MBA di Harvard, le donne laureate proprio in quel corso ottengono una retribuzione inferiore, partono da un livello più basso ed hanno meno soddisfazioni all’inizio della loro vita professionale.
5) Le principali barriere per le donne sono la cultura di impronta maschili e la mancanza di modelli di ruolo, seguite da vicino dalla mancanza di opportunità di effettuare un’esperienza di lavoro critico e di responsabilità. Le imprese inoltre non danno completo accesso alle donne a tutti gli incarichi.
6) Quello che sembra funzionare bene è la flessibilità del lavoro, il congedo parentale e le possibilità di reinserimento. Questi sono più fattori di blocco alla carriera delle donne.
Saadia Zahidi, che ha gestito lo studio per il WEF, ha concluso il suo intervento dicendo: "Le donne non vogliono rinunciare. Vogliono giocare d’anticipo. Il business deve fare meglio. Possiamo farlo solo se le società cominciano a confrontarsi con best practices. Sembra che il business voglia semplificare le cose ma non affrontare la cultura maschilista che favorisce gli uomini. As the father of three young women whom I am counting on to carry the family business into Generation III and the husband of a professional woman who opted out after 17 successful years in banking, I can commit to our firm providing the very best opportunities and being judged on our performance relative to peers. Come il padre di tre giovani donne, proprietario di un’azienda che conto di portare alla terza generazione imprenditoriale o il marito di una professionista che ha abbandonato il lavoro dopo 17 anni di successo nel settore bancario, io posso impegnarmi affinchè la nostra azienda fornisca le migliori opportunità e venga giudicata per le sue performance rispetto alle sue pari”.
Tratto da Edelman blog

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