Emanuela Fregonese
Alejandro Bonn e Pietro Giustolisi arrivano a InspiringPR 2026 portando sul palco un’esperienza che parla di verità in modo concreto, vissuto, quotidiano.
Nel loro lavoro, acting coach e attore al suo esordio, la verità non coincide con la performance finale, ma con ciò che la precede: il tempo dell’ascolto, della relazione, della costruzione di fiducia. È il lavoro invisibile che permette a un personaggio di esistere senza artificio, a una storia di essere credibile, a un gesto di reggere allo sguardo della macchina da presa.
Il percorso condiviso in Un anno di scuola di Laura Samani, in uscita nelle sale italiane oggi 9 aprile, presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025, è un esempio emblematico di questa “verità resistente”. La regista Samani ha scelto attori esordienti e ha costruito il film su un lungo percorso di preparazione e relazione, accompagnato dal lavoro di acting coach di Alejandro Bonn. Questo ha fatto sì che le interpretazioni non risultassero mai artificiali o “ben educate”, ma conservassero la carica viva e irruenta che serve per raccontare davvero l’adolescenza.
Alejandro Bonn è un attore e acting coach italo‑spagnolo. Dopo essersi diplomato alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, ha sviluppato un percorso professionale che attraversa cinema, televisione e teatro, lavorando nel punto di contatto tra regia e attore. Come acting coach ha seguito la preparazione del cast di Un anno di scuola, lavorando sulla costruzione delle relazioni tra gli interpreti.
Parallelamente all’attività sul set, è fondatore della compagnia teatrale Artifragili, che da novembre 2025 ha assunto la direzione artistica del Teatro Miela a Trieste, e conduce laboratori teatrali anche in contesti sociali e istituzionali: carceri, comunità, territori. Alejandro così descrive il suo modo di lavorare: «Il mio obiettivo è che un attore non dia mai l’impressione di essere dentro qualcosa di costruito, ma che sembri una persona che sta vivendo realmente davanti alla macchina da presa. Parto sempre dalla realtà, da ciò che esiste davvero, e per fare questo per me è fondamentale conoscere bene l’interprete. Capire come funziona, cosa trattiene, le sue fragilità, dove si difende. Forse è un obiettivo ambizioso, ma è quello che mi interessa, arrivare a un tipo di verità che l’interprete, ma soprattutto lo spettatore, non percepisca come recitazione, bensì come esperienza.»
Il suo lavoro si concentra sul processo che avvicina la persona al personaggio: un percorso fatto di ascolto, relazione e costruzione psicologica, che accompagna gli interpreti verso una recitazione autentica e naturale.
«Mi affascina quando, a un certo punto, vedi che l’interprete non sta più “facendo” il personaggio, ma inizia a pensare e reagire come lui – racconta Bonn –. È un passaggio sottile ma molto evidente: cambia il modo in cui guarda, i tempi con cui risponde, le scelte che fa dentro la scena, sono dettagli, ma sono quelli che fanno sentire che lì sta accadendo qualcosa di reale. Non c’è più uno sforzo di interpretazione visibile: qualcosa accade senza essere completamente controllato, ed è lì che l’attore deve fare fatica; non nel senso di sforzarsi a essere bravo, ma di stare dentro ciò che non domina del tutto, ciò che lo espone.»
Pietro Giustolisi è un giovane attore triestino e Un anno di scuola segna il suo esordio cinematografico, in cui interpreta Pasini. Il suo lavoro sul personaggio nasce all’interno di un intenso percorso di preparazione attoriale, seguito direttamente da Alejandro Bonn.
«Con Alejandro – racconta Giustolisi – si è creato subito un rapporto di grande fiducia e complicità. Il primo passo è stato lavorare sulla relazione, sul sentirsi liberi e aperti. Poi abbiamo costruito la stessa intesa anche tra noi quattro attori: da perfetti sconosciuti siamo diventati un gruppo capace di capirsi al volo.»
Per Giustolisi, il passaggio decisivo è stato smettere di “costruire” il personaggio dall’esterno: «Il lavoro più importante è stato portare me stesso davanti alla macchina da presa. Far mia la storia, interiorizzarla e darle sentimenti reali, vissuti. Non immaginati.»
La parte più complessa del film ha riguardato l’elaborazione del lutto che attraversa il suo personaggio. «All’inizio avevo provato a immaginare quel dolore, ma non bastava. Ho dovuto cercare dentro di me esperienze reali, osservare, ascoltare, anche le persone che avevo vicino. Osservare mio padre, fresco del lutto per la perdita del fratello, è stato decisivo: in quel suo modo di guardare il vuoto ho riconosciuto il vero dolore.»
Alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 Pietro Giustolisi, per la sua interpretazione in Un anno di scuola, ha ricevuto il Premio Nuovo Imaie – Talent Award insieme agli altri due giovani interpreti maschili.
La presenza di Alejandro Bonn e Pietro Giustolisi a InspiringPR 2026 invita a uno spostamento di sguardo, come loro stessi evidenziano: «Ci interessa capire quanto sia davvero diverso il nostro lavoro dal vostro. Un attore costruisce una relazione credibile con il pubblico; chi si occupa di comunicazione, in fondo, fa qualcosa di molto simile, solo in contesti diversi e con altri obiettivi. Il punto interessante è che esiste uno spazio concreto di scambio tra questi due ambiti. Per chi lavora nella comunicazione, può essere utile confrontarsi con strumenti legati alla presenza, all’ascolto e alla credibilità. Allo stesso tempo, per un attore può essere prezioso comprendere meglio i meccanismi della comunicazione e della costruzione di un messaggio».