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Anche la comunicazione è responsabile

17/01/2006

Un articolo di Toni Muzi Falconi già pubblicato questa settimana su Vita.

Se per comunicazione intendiamo ogni attività di auto rappresentazione che l'organizzazione realizza per dialogare con i pubblici influenti, possiamo legittimamente chiederci come mai i bilanci di responsabilità delle imprese rendicontano le performance economiche, ambientali e sociali ma non quelle comunicative: poiché praticamente ogni canale di relazione fra l'impresa e i suoi pubblici passa attraverso strumenti comunicativi, che siano o meno gestiti dalla funzione dedicata, con la conseguenza che, prima di ogni altra cosa, è il comportamento comunicativo a dover essere socialmente responsabile.Ragionamento forse semplicistico, ma che sfugge del tutto alle organizzazioni e ai loro comunicatori, anche i migliori. Qualche esempio:- una impresa investe in attività di csr ma mette preliminarmente in budget anche le multe che dovrà pagare all'antitrust per la pubblicità ingannevole o sleale;- un'altra impresa concorre all'Oscar di Bilancio ma il suo ufficio stampa impedisce consapevolmente ai giornalisti di fare il loro mestiere rimandando fino alla 9.30 di sera l'emissione di comunicati stampa sensibili per la borsa;- un'altra ancora annuncia una acquisizione o una fusione e si dimentica prima di informare i suoi dipendenti e quelli dell'azienda acquisita o fusa;- un'altra infine sostiene con dovizia di mezzi la ricerca sul cancro mentre finanzia l' associazione di categoria affinché svolga attività di lobby per dirottare su un altro capitolo di bilancio più favorevole i finanziamenti stanziati per la ricerca.Gli esempi potrebbero continuare, per arrivare ai casi ben più noti: dai codici etici di Parmalat o della Banca Popolare Italiana osannati dagli esperti mentre i responsabili taglieggiavano senza pietà fornitori, clienti e compari di merende costituendo fondi neri nelle isole Calmane; oppure quell'imprenditore primo ministro, a suo tempo incriminato per falso in bilancio che si modifica la legge da solo, per poi venire immediatamente prosciolto.
Insomma, i comportamenti comunicativi delle organizzazioni sono spesso scollegati dalle dichiarazioni, dai proclami, dai codici, dalle missioni, dalle visioni e dai valori guida. Diciamo anche che la questione dell'etica della comunicazione non riguarda soltanto le imprese, o i professionisti che vi lavorano, riguarda tutti, poiché i comportamenti comunicativi delle associazioni non profit e degli enti pubblici non sono di certo migliori di quelli delle imprese private.Ipotizziamo pure che letta questa invettiva qualcuno si chieda: ma come faccio a valutare i comportamenti comunicativi di una organizzazione dal punto di vista della loro responsabilità? Quali criteri? Quali parametri? Pare incredibile, ma nessuno ha mai risposto seriamente a questa domanda.Eppure sono stati identificati, con dovizia di studi e di ricerche, centinaia di indicatori e criteri per valutarne le performance economiche, ambientali e sociali. Un primo criterio? Perché non partire dalla trasparenza? In comunicazione trasparenza vuol dire presentarsi, dichiarare l'obiettivo perseguito e le modalità che si intendono perseguire per aggiungerlo.Poi c'è anche la veridicità : le cose dichiarate devono essere vere. Quindi la chiarezza: le cose che dico sono comprensibili per coloro cui sono dirette? La completezza: le affermazioni sono complete, o comunque lascio in ombra criticità note al comunicatore? Anche la tempestività è importante: le informazioni devono giungere tempestivamente, senza privilegiare alcuni sugli altri. Un ulteriore indicatore importante è la correttezza: a chi faccio del danno diramando questa informazione? Un altro ancora è la rilevanza: questa informazione è rilevante per coloro cui è diretta, o è del tutto inutile op superflua?Lavorandoci un po' sicuramente questo elenco di indicatori potrebbe ampliarsi e migliorare. Sono cose troppo semplici? Provate ad applicarle all'etichetta del prodotto che avete in frigorifero, oppure al comunicato stampa di quell'associazione non profit che avete sul tavolo&o infine alla home page del sito del Comune. Insomma ce ne sarebbe di lavoro per un 'watchdog' della comunicazione delle organizzazioni.
Toni Muzi Falconi
 

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