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Approvata la Direttiva europea sul copyright: pace non è fatta

#MercatoLavoro

03/04/2019

Rita Palumbo

Dopo un iter lungo e dibattuto, lo scorso 26 marzo, il Parlamento europeo ha approvato le nuove regole sul diritto d’autore che però non saranno direttamente applicabili: l’approvazione della nuova Direttiva apre un percorso obbligato che si concluderà solo dopo il via libera formale da parte dei Paesi membri e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’analisi dell’Avv. Bruna Alessandra Fossati ospite di Rita Palumbo nella sua rubrica #MercatoLavoro.

Avv. Bruna Alessandra Fossati

Il 26 marzo scorso, non senza difficoltà e contrapposizioni, il Parlamento europeo ha approvato le nuove regole sul diritto d’autore.

La Direttiva non è direttamente applicabile: la sua approvazione apre un percorso obbligato che si chiuderà non prima di un biennio. Solo dopo il via libera formale da parte dei Paesi membri e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, la Direttiva entrerà in vigore e diventerà vincolante per i Paesi membri, che dovranno recepirne i principi con legge nazionale.

La nuova Direttiva è comunque il primo vagito di una normativa (il più possibile) uniforme di un diritto d’autore 2.0. La Direttiva adegua la disciplina sul copyright - la cui regolamentazione è ferma la 2001 - ai cambiamenti del mercato, profondamento mutato rispetto al pionieristico e-commerce di inizio secolo per la quale era stata pensata.

L’obiettivo è quello di salvaguardare «un elevato livello di protezione del diritto d’autore e dei diritti connessi», adattando le norme sul diritto d’autore a un mercato monopolizzato da pochi colossi internazionali che lucrano sull’intermediazione gratuita di contenuti prodotti da terzi. La Direttiva impone ai giganti del web di «responsabilizzarsi» attraverso o il perfezionamento di contratti di licenza con i legittimi proprietari dei diritti o la rimozione dei contenuti protetti da copyright.

Gli Stati membri dovranno provvedere affinché «gli autori delle opere incluse in una pubblicazione di carattere giornalistico ricevano una quota adeguata dei proventi percepiti dagli editori per l’utilizzo delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione». Gli autori dei contenuti editoriali veicolati dalle piattaforme on line (ad esempio Google) dovranno essere remunerati dai propri editori, i quali a loro volta avranno concesso in licenza, dietro equo compenso, agli aggregatori digitali i diritti per l’utilizzazione dei contenuti medesimi.

Il «prestatore di servizi di condivisione di contenuti online» (leggasi la piattaforma on line) deve pertanto ottenere dai titolari dei diritti un’autorizzazione, sempre attraverso una licenza. Se un contenuto protetto da copyright viene caricato senza licenza, le piattaforme si accollano la responsabilità della violazione, a meno che non dimostrino di «aver compiuto i massimi sforzi per ottenere un’autorizzazione» o comunque di «aver agito tempestivamente» per disabilitare l’accesso agli utenti indisciplinati o impedirne l’attività in futuro.

Con la Direttiva, dunque, le piattaforme diventano responsabili dei contenuti caricati dai loro utenti e acquistano maggior tutela i diritti di coloro che producono le opere siano essi artisti, interpreti, sceneggiatori, musicisti, creativi e editori di notizie.

Questa disciplina dovrebbe rivolgersi solo ai grandi competitor del web. La Direttiva, infatti, esclude o limita le responsabilità di società con fatturato inferiore ai 10 milioni di euro o con meno di tre anni di attività, quindi le società di piccole dimensioni e le startup.

L’applicazione delle regole contenute nella nuova Direttiva è esclusa anche per il caso di caricamento di opere su enciclopedie on line per finalità di carattere non commerciale (ad esempio, Wikipedia) e per le piattaforme software open source (ad esempio, GitHub).

Potranno inoltre, a tutela degli utenti, circolare liberamente on line meme e gif, così come le parodie, la caricature, le citazioni, le critiche, le recensioni.

Esclusa dal campo di applicazione della Direttiva è altresì la condivisione di frammenti di articoli di attualità: gli snippet brevi non sono quindi protetti. Le notizie, come adesso, continueranno ad apparire sui newsfeed di Google o sulle bacheche Facebook e i link resteranno liberi e gratuiti.

Pace tuttavia non è fatta: da una parte ci sono i sostenitori di autori ed editori, che difendono i diritti di chi produce contenuti e dell’informazione in generale i quali avrebbero apprezzato ancora maggiori tutele, come prevedeva peraltro il testo originario della Direttiva; dall’altra coloro che gridano alla censura e in difesa della libertà di manifestazione del pensiero ambirebbero a che la pubblicazione di contenuti rimanesse free con lo scontato benestare dei grandi colossi tecnologici.

Il lavoro dei legislatori nazionali è ancora lungo e complicato.

Un dato però è certo: il legislatore europeo ha ben compreso che la democrazia passa per il rispetto della professionalità altrui che, a parere di chi scrive, è tanto più libera, quanto più economicamente solida.

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