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Dalla comunicazione di Governo al governo della comunicazione. Parole, opere e omissioni

26/01/2017

raffaele

Un apparente ossimoro quello che sembra caratterizzare lo stato dell'arte della comunicazione pubblica: da un lato in affanno, come mostrano i dati del Leader Report’s sul futuro della comunicazione dei governi, realizzato e pubblicato pochi giorni fa da WPP, dall'altro un nuovo slancio propulsivo e appassionato, come mostrano i fatti e le esperienze. La riflessione di Raffaele Paciello per la rubrica #AroundPA.

La settimana appena trascorsa è stata a dir poco sorprendente e, se volete, quasi ai limiti dell’ossimoro. Sorprendente per la densità di stimoli, proposte e visioni che molti soci (e non soci) Ferpi hanno voluto regalarci in seguito all’avvio della rubrica #AroundPA e che proveremo a cogliere nel nostro lavoro redazionale e di nuovo dinamismo della professione. Ai limiti dell’ossimoro perché in questa settimana i dati sembrano aver raccontato un rinnovato affanno della comunicazione della Pubblica Amministrazione, mentre i fatti e le esperienze hanno evidenziato un nuovo slancio propulsivo e appassionato. Proviamo a procedere per gradi e raccontare questa apparente contraddizione.

Dal punto di vista dell’affanno, nonostante il grande fermento di parole e opere, la settimana sembra aver posto l’accento soprattutto sulle omissioni della comunicazione, in particolare di quella pubblica o di pubblica utilità. Omissioni che spesso, nella narrazione collettiva, vengono attribuite ad un approccio superficiale alla comunicazione, all’abdicazione della fiducia e alla definitiva transizione dal paradigma dalla democrazia dell’opinione a quello della democrazia dell’audience. La diffusione del primo Leader Report’s sul futuro della comunicazione dei governi, realizzato e pubblicato pochi giorni fa da WPP, sembra mostrare una conferma in tal senso.

Il Leader Report’s è di fatto la prima ricerca globale che abbraccia 40 paesi in tutto il mondo ed esplora le sfide attuali e future che i Governi, i leader e i professionisti della comunicazione del settore pubblico stanno portando avanti per affrontare e prepararsi agli scenari della comunicazione del futuro.

Leggendo il rapporto si evidenziano immediatamente tre temi chiave: le sorprendenti analogie fra le sfide della comunicazione e quelle condotte in materia di confini geografici e socio-politici; una spiegazione del motivo per cui la comunicazione efficace è fondamentale; l’imprescindibilità della condivisione delle migliori esperienze.

In un’epoca di rabbia collettiva e globalizzata, di incremento del potere dei cittadini per merito della tecnologia e dei social media, la maggior parte dei responsabili della comunicazione dei Governi intervistati sostiene di essere impegnata in una sfida totale per combattere il forte ridimensionamento dei livelli di fiducia del pubblico nelle istituzioni, con non poche difficoltà nel tenere il passo con i bisogni e i nuovi modi di comunicare e coinvolgere i cittadini. Cresce, dunque, la consapevolezza che oltre agli aspetti legislativi, fiscali e di regolamentazione, la comunicazione è una delle chiavi strategiche per il governo dei territori. Un elemento che, secondo il rapporto, non sempre è ben compreso dalla classe politica, che guarda ancora alla comunicazione come ad una leva di tatticismo del consenso, piuttosto che ad una funzione strategica di governo delle politiche. A supportare questa visione vi è il sottodimensionamento di risorse e competenze dedicate alla gestione dei social media, all’analisi dei dati, alla relazione con cittadini e stakeholders e alla profilazione di messaggi e pubblici di riferimento. Così, secondo il rapporto, le sfide più rilevanti per chi oggi si affaccia al mondo della comunicazione di governo e delle politiche pubbliche sono sostanzialmente cinque.

  • La fiducia: solo il 40% dei cittadini si fida dei propri Governi. In tutto il mondo i cittadini nutrono dubbi sempre più forti sull’autorevolezza dei propri Governi e sulla reale capacità che questi hanno di incidere positivamente sulla propria vita.

  • L’audience: solo il 25% dei Governi è in grado di segmentare i propri messaggi rispetto ai pubblici di riferimento e di comprendere a pieno il paradigma dei media digitali. Di fronte ad un incremento smisurato dell’individualismo non è più possibile pensare di diffondere messaggi unitari e massivi.

  • La conversazione: solo il 31% dei Governi vede il coinvolgimento dei cittadini come una priorità e solo il 14% è orientato ad una cultura dell’engagement. La volontà (spesso anche apertamente dichiarata) di parlare con i cittadini non può più prescindere da una capacità altrettanto forte di ascoltarli.

  • Le capacità: solo la metà degli intervistati crede di avere risorse e competenze giuste per affrontare le sfide che lo scenario di dialogo con i cittadini oggi impone, rilevando anche una certa staticità dei profili professionali. In un mondo che pone mutamenti repentini dei bisogni, non è più possibile contrapporre competenze e risorse rigide e non aggiornate.

  • L’influenza: la comunicazione è sottovalutata e non è considerata una funzione di governo. La scarsa dimensione strategica che le viene attribuita è dimostrata dall’elevata percentuale (60%) di coloro che non si preoccupano di misurarne l’efficacia e l’impatto sulle politiche. In questo senso la valutazione e la misurazione dei risultati della comunicazione è un tema ancora tutto da affrontare, soprattutto da parte dei professionisti.


Alla luce del primo Leader Report’s, dunque, strategia, persone, processi comunicativi, governance e strumenti diventano le parole chiave per un miglior governo della comunicazione del settore pubblico.

Dal punto di vista dello slancio propulsivo, invece, al di là del grande fermento di parole e opere, la settimana sembra aver posto l’accento soprattutto sulle missioni della comunicazione, in particolare di quella relativa alle politiche pubbliche. L’esperienza dell’appuntamento “Pubblica Amministrazione e Città Intelligenti”, svoltosi a Milano lo scorso 19 gennaio presso il Creative Hub Base, rappresenta un nuovo modo di guardare alla Pubblica Amministrazione e un nuovo indicatore della sua volontà di dialogare con cittadini, imprese e territorio. Un nuovo approccio al dialogo che parte dalla sede scelta (l’ex stabilimento Ansaldo, oggi riconvertito a luogo di innovazione e contaminazione culturale e tecnologica), dai temi posti al centro dell’attenzione (digitale, innovazione, rinnovamento della PA, sviluppo, coesione, agenda urbana e inclusione sociale) e dal format utilizzato (evidentemente ispirato ed orientato ad una nuova dimensione di ricerca dell’innovazione comunicativa e di intelligenza collaborativa da parte della Pubblica Amministrazione).

Nel pomeriggio trascorso presso l’ex Ansaldo c’è stata l’opportunità, in poche ore, di confrontarsi con tutti gli attori (o quasi) del nuovo scenario dei servizi, dei diritti di cittadinanza e della res pubblica: la giustizia, l’innovazione digitale, lo spazio urbano, l’inclusione sociale, le politiche di coesione, l’Europa. Tutti attori guidati da uno spirito nuovo, da una visione positiva e al contempo disincantata, ma mai arresa o rassegnata. Una visione caratterizzata dalla voglia, seppur fra molte difficoltà, di sperimentare e testare parole, opere e missioni per la PA del futuro. Una visione sempre più radicata sulla necessità di condividere, favorire la partecipazione e la conversazione, uniche armi per contribuire a creare fiducia, rinnovare i rapporti di dialogo e provare a trasformare le omissioni di oggi nelle missioni e i risultati di domani.

 

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