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Articoli falsi: un sito inglese li scopre

10/03/2011

Un database di oltre 3 milioni di articoli che consente ai lettori (per il momento solo inglesi) di individuarne l’originalità. E’ quanto si propone di fare Churnalism.com, un sito che, nei suoi intenti ha quello di individuare la relazione tra Rp e giornalismo. Perché il copia/incolla è una delle cause del declino dell’informazione di qualità.

a cura di Gianluca Modolo
Articoli fasulli e giornalisti pigri sono stati spinti sotto i riflettori da un nuovo sito web che si propone di denunciare rendere tutti i materiali giornalistici basati prevalentemente sui comunicati stampa, una pratica che nel Regno Unito viene indicata col termine dispregiativo di churnalism (1), elaborato dal giornalista del Guardian Nick Davies nel suo libro Flat Earth News , scritto nel 2008.
Si tratta di churnalism.com, lanciato dalla Media Standards Trust Charity, un sito che permette agli utenti di copiare e incollare in uno specifico form i testi di comunicati stampa e compararli con notizie e articoli pubblicate su quotidiani britannici (il sito dispone di un database di più di tre milioni di articoli) per vedere quali reporter sono più “pigri” e quali, invece, più attivi nella ricerca di notizie.
Il direttore di Media Standard Trust, Martin Moore, spiega che il sito servirà come “strumento di responsabilizzazione”, facendo sapere al pubblico quanto di ciò che leggono è stato preso pari pari da qualche altra parte. Con più risorse a disposizione, Moore spera che il sito si possa espandere anche in altri paesi come, ad esempio, gli Stati Uniti. E aggiunge: “le imprese giornalistiche sono ora molto più trasparenti sulle fonti dei loro articoli, ma molte non lo sono ancora. Nascondere la relazione esistente tra Public Relations e notizie non è nell’interesse del pubblico. La nostra speranza è che churnalism.com incoraggi le testate giornalistiche ad essere più trasparenti sull’uso del materiale proveniente dalle PR.”
Moore accetta naturalmente il fatto che i giornalisti spesso abbiano una valida ragione per usare i comunicati stampa, dovendo spesso copiare passaggi significativi, come dichiarazioni ufficiali e citazioni. Ma, aggiunge, in molte occasioni i cronisti aggiungono poco o addirittura nessun materiale ai comunicati stampa.
L’esempio più eclatante risale al mese scorso. Il Daily Mail copiò il 98% del testo di un comunicato stampa della Benenden Healthcare Society. Allo stesso modo anche The Mirror, Mail ed Express, riprodussero pari pari spezzoni di un comunicato stampa della Migration Watch che criticava il tasso di immigrazione durante il precedente governo laburista. Anche altri quotidiani come Guardian, Independent e Telegraph, fanno a volte uso di questa pratica del copia e incolla.
Interessante il fatto che quasi tutti i media sembrano essere particolarmente suscettibili al materiale di Public Relation diffuso dalle catene di supermercati: il Mail sembra avere un particolare interesse per Asda e Tesco, mentre il Guardian sembra avere un occhio di riguardo nei confronti dei comunicati di Waitrose.
Negli stessi giorni in cui veniva lanciato churnalism.com, un regista indipendente, Chris Atkins, aveva rivelato come si era fatto beffa della BBC inventando una storia sul nuovo gatto di Downing Street (la residenza del primo ministro inglese). Il regista aveva creato una pagina su Facebook con un nome fittizio, “Tom Sutcliffe”, nella quale dichiarava che il gatto apparteneva a sua zia Margaret. La storia apparve sul Daily Mail e Metro (che titolava: “Dear David Cameron: You’ve stolen my aunt’s cat, please return him”) e ottenne un ampio trattamento anche su BBC Radio 5 Live.
Atkins, che non era coinvolto nel progetto churnalism.com, inventa storie fasulle per denunciare la mancanza di un lavoro di verifica da parte dei giornalisti sull’ autenticità dei materiali che ricevono. Ma, dopo un incontro con Moore, ha deciso ora di impegnarsi con churnalism.com nella sua attività di smascheramento.
“Forse churnalism.com potrà incoraggiare un giornalismo più originale – conclude Moore -. Anche la pubblicazione di articoli scritti in modo non originale (semplicemente con un’operazione di copia e incolla) può contribuire al vertiginoso declino del buon giornalismo che stiamo vedendo in questi ultimi anni.”
(1) Da “churn out”, “produrre in grande quantità”. Vedi anche “Churnalism”, in Freemania, e The difference between journalism and churnalism (Guardian).
Tratto da LSDI

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