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Aumentare gli stipendi a chi si occupa di relazioni con i media nelle organizzazioni e nelle agenzie

15/10/2008

Un imperativo, almeno fino a quando questo è quello che chiede chi investe. Il giornalista non è una commodity e non si merita la m..da che gli passiamo. Di Toni Muzi Falconi.

C’è un fenomeno in atto nel nostro mercato che mi lascia assai perplesso e sul quale vorrei sentire la vostra opinione, per capire se lo interpreto più o meno correttamente.


Direttori della comunicazione di organizzazioni e dirigenti di agenzie e società di consulenza, da un po’ di tempo tendono a considerare l’ufficio stampa come una leva in declino, fra quelli a disposizione.
Le conseguenze sono che gli uni e gli altri stentano a investire in risorse competenti, per cui gli uffici stampa di aziende e agenzie vengono per lo più affidati a mani inesperte, mentre quei professionisti (e sono davvero pochi…) che possiedono solide competenze professionali, creatività ed esperienze specifiche nelle relazioni con i media, non riescono a trovare un lavoro adeguatamente retribuito e si trovano costretti a inventarsi altre competenze, che magari non hanno neppure, per evitare di accettare proposte economiche non ricevibili.


Tutto questo, in sé, non sarebbe un disastro, se non fosse per il fatto che otto clienti su dieci, e otto ceo su dieci, decidono ancora oggi di investire in relazioni pubbliche soprattutto per avere la certezza di poter contare su un ufficio stampa efficace, e accettano più o meno di buon grado i vari ammennicoli aggiuntivi che i direttori di comunicazione e o i senior di agenzia propongono loro al solo scopo di allargare la loro area di intervento professionale.


Di qui, credo anche, la forte mobilità di clienti che vagolano da una agenzia all’altra, che scelgono ex giornalisti per cavalcare la tigre delle relazioni finché sono calde, che sostituiscono i rispettivi capi uffici stampa con una rapidità prima mai vista. E tutto ciò evidentemente non fa bene alla salute complessiva del mercato.


Fino a qui siamo d’accordo?


Se le cose stanno così cosa si può fare? E mi rivolgo evidentemente a responsabili della comunicazione e delle agenzie. Io suggerisco di cambiare il nome ufficio stampa -che sa tanto di commodity, di produzione un tanto al chilo di contenuti in uscita, di spam, di interlocuzione indifferenziata, di millimetri colonna, di conteggi tipop advertising value equivalent…insomma di tutte quelle pratiche che nel nostro settore dovrebbero essere morte e sepolte da tempo e non lo sono affatto..purtroppo!


Parlerei invece di relazioni con i giornalisti, così come parliamo di relazioni con i dipendenti, con gli investitori, con i fornitori, con i decisori pubblici e così via…
E’ chiaro che non si tratta di una pure questione nominalistica, ma di un sostanziale riposizionamento della funzione.


L’implicazione più rilevante è che il responsabile delle relazioni con i media, di una organizzazione o di una agenzia, sarà selezionato, valorizzato e premiato in base al miglioramento del sistema di relazioni che quel suo gruppo di lavoro riuscirà a costruire con i giornalisti.
I giornalisti vanno considerati a tutti gli effetti stakeholder e, anzi, stakeholder primari… poiché così chiede la domanda.


Potrei continuare ad elaborare ad nutum su questa linea, ma mi piacerebbe sentire la vostra opinione.
Nel frattempo conosco almeno tre eccellenti risorse capaci di condurre con successo una squadra di persone che si occupino di relazioni con i giornalisti e che da diverse settimane hanno difficoltà a trovare una sistemazione adeguata.


Vado, mi dice una di queste, parlo con il responsabile della comunicazione che sta cercando un capo ufficio stampa…credo di fargli una buona impressione..mi dice ‘ci risentiamo presto’...poi mi fa chiamare dall’ufficio del personale e si avvia una umiliante trattativa che conduce ad un risultato inaccettabile. Mi lamento con l’ufficio del personale che mi risponde…’sa il direttore della comunicazione colloca l’importanza del ruolo che lei dovrebbe avere al terzo livello…’
Oppure mi dice un altro: ‘ho uno splendido colloquio con il capo dell’agenzia che vorrebbe che io iniziassi domani mattina. Poi passiamo a parlare di soldi e di ruolo e mi cadono le braccia.


E’ chiaro che gli interessa soltanto poter dire ai clienti che ha un nuovo capo ufficio stampa un po’ meno peggio di quello che se n’è appena andato, che comunque i primi mesi saranno positivi poiché viene sfruttato fino in fondo il mio sistema di relazioni..ma che considera questa attività nice to have’…


Che ne dite?

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