Ferpi > News > Barbiere, Thyssen e scuola....

Barbiere, Thyssen e scuola....

24/11/2008

Quando la responsabilità sociale diventa pelosa. Dalla giovane vittima della scuola di Torino al rinvio a giudizio dell’ad della Thyssen… Una riflessione di Toni Muzi Falconi.

Quando Roberto Maroni era Ministro del Lavoro nel primo governo Berlusconi, egli si era preso a cuore il tema della responsabilità sociale delle imprese e, qualcuno ricorderà, aveva avviato un road show di incontri con imprenditori e manager sul territorio per convincerli a investire risorse crescenti nel sociale nella speranza di ridurre in tal modo gli esborsi pubblici del welfare.


Ricordo che a Milano (era al Centro Svizzero) qualcuno gli disse che il termine impresa era la traduzione di corporate e che corporate veniva dal latino corpus e che quindi la questione della responsabilità sociale investiva non solo il settore privato della nostra economia, ma anche quello pubblico e quello sociale.


Quindi, prima di girare l’Italia a esortare gli imprenditori a investire di più nel sociale, sarebbe stato opportuno che il governo si assicurasse che il settore pubblico applicasse le leggi che esso stesso emana, senza la quale non si può parlare di alcuna responsabilità sociale.


L’episodio mi è venuto in mente l’altra sera alla libreria Bibli di Trastevere a Roma quando in una sala gremita fino all’inverosimile Simona Argentieri ed io abbiamo presentato il bellissimo libro di Paolo Danselmi Il Barbiere di Stalin: critica della (ir)responsabilità sociale


Una partecipante ha obiettato a questa osservazione che è necessario distinguere fra chi fa le leggi (i politici) e chi è chiamato ad applicarle (l’amministrazione pubblica).


Una classica e plateale dimostrazione del classico ‘scaricabarile’ ripetutamente esposto, senza recriminazione ma con dura esplicitazione, da Danselmi nel suo pamphlet.


Tutti e due questi episodi mi sono venuti in mente in questi giorni quando è successo l’incidente mortale al giovane delle scuola crollata di Torino.


Ho collegato quest’ultimo ennesimo tragico episodio al rinvio a giudizio per omicidio volontario dell’amministratore delegato della Thyssen italiana e alle precisazioni all’editorale di Battista sul Corriere pubblicate dallo stesso quotidiano.


Ogni commento mi pare superfluo, se non l’invito a tutti i colleghi, nessuno escluso, di leggersi con urgenza il pamphlet di D’Anselmi prima di continuare a discutere di responsabilità sociale d’impresa…


Toni Muzi Falconi

COMMENTI

Eventi