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Benvenuti a New Media City

11/03/2009

Una guida turistica semi-seria per orientarsi nel dedalo di vie, mercati, palazzi e persone della città dell’informazione digitale. Uno strumento funzionale anche per i professionisti delle Rp e della Comunicazione.

Dai grattacieli luccicanti del New York Times e Al Jazeera, alle nuove boutique del centro (Huffington Post, The Daily Beast, Cnet). Passando per la schiera di case lunghe (i blog), i giardinetti dell’amicizia (Twitter e Friendfeed) e le villette delle blogstar (Boing Boing, Beppe Grillo). Ma anche i luoghi della socialità in pubblico, come il Parco dell’Indipendenza (Indymedia, OhMyNews), luna park (Facebook e YouTube), i mercatini delle pulci (dove si scambiano informazioni peer-to-peer) e le vie dell’aggregazione (Digg, TechMeme, GlobalVoices).


Ecco la guida alla nuova megalopoli dell’informazione online dove convivono, nello stesso ecosistema, mediasauri verniciati di bit e nuove manifestazioni di informazione collettiva.


La mappa in Pdf (1,3 Mb)


La mappa in formato Jpeg (4,7 Mb – 670 Kb – 308 Kb)



DISTRETTO FINANZIARIO
Nel cuore pulsante della City (ma ancora per quanto?) i vecchi colossi mediatici verniciati di bit. Là dove girano i soldi veri (ma fino a quando?) si ergono i grattacieli degli antichi bastioni dell’informazione. Un tempo frequentata solo da giornalisti ben pagati e un po’ snob, quest’area della metropoli si apre lentamente al resto della città. Dalla fine del secolo scorso la cittadella non presenta più le novecentesche mura di cinta. E dunque non è impossibile scorgere tra i palazzi di vetro persino gruppi di blogger, che un tempo si tenevano orgogliosamente lontani da questi luoghi.


Il melting pot informativo della città digitale ha infine vinto. Pure gli aristocratici abitanti del financial district (chiamati con ironico affetto “mediasauri” dai concittadini) mettono sempre più spesso il naso fuori. I più arditi arrivano fino all’estremo occidente, nel quartiere dei blogger, un tempo considerato poco sicuro. Altri, in cerca di un rimescolamento più gioioso, guardano a est e alla zona del Luna Park per sentire che aria tira o per sperimentare in prima persona le gioie e i rischi dell’immagine in movimento, dei commenti franchi e salaci, delle conversazioni senza fine.


Da vedere: il dispiegamento di web “sociale” di Al Jazeera (non si risparmia nulla: da Facebook a YouTube, passando per Twitter), gli esperimenti di infografica interattiva del New York Times, l’archivio multimediale della Bbc. Resta, malgrado l’età, la nostra area preferita. Sarà il sapore decadente di alcuni suoi scorci o il fatto che i piatti giornalisticamente più prelibati continuiamo a trovarli proprio qui. Visitatela oggi. Domani potrebbe essere troppo tardi.


CENTRO CITTA’
A due passi dalla city finanziaria, si estende il centro di New Media City. Come a dire, le migliori boutique del giornalismo online, ma anche i megastore delle news generaliste e le botteghe più trendy della città. Per quanto sia stato costruito solo di recente, il punto di riferimento resta l’informazione professionale ed orientata al business del distretto finanziario. Non a caso sono frequenti i passaggi di quartiere. Con la differenza, però, che da queste parti si respira una maggiore spinta all’innovazione. Oltre alle ormai classiche webzine alla Cnet, Slate, Punto Informatico, di recente sono sbucati nuovi negozi che cercano di tenere insieme il meglio del giornalismo tradizionale (autorevolezza e firme prestigiose), dei blog (informazione veloce) e degli aggregatori (selezione del meglio pubblicato online).


Non è un caso se Tina Brown (ex direttrice di Vanity Fair e del New Yorker) lo scorso anno ha mollato i paludati grattacieli del distretto finanziario ed ha aperto la sua nuova boutique proprio qui. La sua nuova abitazione si chiama The Daily Beast e per molti rappresenta il modello di giornalismo mainstream del futuro. Ovvero prendere il meglio di quello che si muove in città, remixarlo e offrirlo in maniera accattivante e professionale ai propri lettori. Per ora la boutique di Tina sta andando alla grande. E così pure quella lanciata lo scorso anno da un gruppo di ex giornalisti del Washington Post (The Politico.com). Ma le cose cambiano in fretta a New Media City. E non è detto che tra qualche anno troverete questi negozi ancora aperti.


PARCO DELL’INDIPENDENZA
La sorpresa viaggia da est a ovest. Giri un angolo e dalle strade dei colletti bianchi dell’informazione, ti ritrovi tra gazebo, sit-in, volantinaggi, slogan. È un attimo. Ed è il bello delle metropoli contemporanee: un solo isolato separa quel che resta di un mondo che fu dal nuovo che deve ancora essere e, mentre decide, che cosa diventare, scende in piazza, parla, grida e si esprime, spesso politicamente. Se mai la rivoluzione digitale emergerà dal basso il suo epicentro sarà in questo parco (e non nei quartieri, sempre più abbienti e appagati, dei blogger). È qui che si possono osservare gli spiriti più ribelli della città radunarsi per dare vita a manifestazioni di piazza informativamente complesse, alternative e di rottura rispetto al mainstream del rione accanto.


Decentramento e assenza di gerarchia (ma non di organizzazione) sono la regola. Apertura e condivisione quasi un dogma.
Fermatevi a guardare il fiume di persone che scorre e la sua varia umanità. Come in ogni manifestazione, ci sono quelli che preferiscono il servizio d’ordine e pensano (è il caso di OhMyNews.com e AgoraVox.it) che un po’ di guida dall’alto sia necessaria e ci provano con il mix di professionisti e dilettanti delle news. In fondo al corteo i cori anarchici dei duri e puri, quelli per cui tutti devono poter dire tutto e gli unici filtri sono quelli che si dà la comunità stessa.


Rousseauismo in salsa digitale, come insegnano Wikileaks.org, sito di “soffiate” anonime, la galassia di Indymedia, dove vale tutto, e Wikinews.org, notizie scelte scritte ed editate collettivamente. Nella pancia del fiume umano non perdetevi, infine, creature composite ma non meno vocianti come Newsvine.com, FaiNotizia.it e AllVoices.com, dove parole del singolo e urlo della massa si incontrando cercando la giusta alchimia.


QUARTIERE DEI BLOG
Fino a qualche anno fa oscuro quartiere di periferia, terreno di conquista delle avanguardie creative ma anche di nuove emarginazioni, è oggi una delle zone più vivaci e frequentate della città. Tappa obbligata se volete prendervi una bocca d’aria intellettualmente fresca frequentando persone meno ingessate di quelle che popolano il centro. A cominciare dai vari “esperti di…”, più o meno eccentrici, che sono andati ad abitare nella gigantesca schiera della “Case Lunghe”.


Di recente sono sbucati anche i primi residence su più piani: le palazzine dei nano-editori, visionari che a colpi di “l’unione fa la forza” hanno deciso di lanciare la sfida ai grattacieli luccicanti della City. Girando per il quartiere noterete diverse villette sfarzose: sono le case dei blogger della prima ora diventati ricchi e famosi, ma anche delle star dello spettacolo e della politica che ogni tanto decidono di passare il weekend da queste parti. Dopo la bolla immobiliare degli scorsi anni, secondo qualcuno ora il quartiere è sulla via del declino. Le nuove avanguardie si muovono più a loro agio tra i Giardini dell’Amicizia e il Luna Park.


Giardini dell’amicizia
Sulle panchine dei Giardini dell’Amicizia siedono strane coppie di giovani innamorati che cinguettano come gli uccelli (si sono impegnati a non superare i 140 caratteri per ogni frase pronunciata). Non si tratta di un semplice gioco (che qui chiamano Twitter), molti di loro sono convinti che l’informazione del futuro è il micro-giornalismo: veloce e minimalista, in grado di andare diritto al punto senza troppi fronzoli.
Da queste parti passeggiano anche diversi blogger imborghesiti che vengono a trascorrere il sabato pomeriggio con i propri amici più intimi. Mentre, quelli più radicali hanno da tempo abbandonato la loro Casa Lunga (troppo scomoda da gestire e poi nel quartiere iniziava ad esserci smog) e stanno costruendo casette di ultima generazione (denominate FriendFeed) in grado di aggiornarsi automaticamente anche quando i proprietari sono a scorazzare al Luna Park.


Case lunghe
È la zona più popolata di New Media City. Ed anche quella più multietnica e colorata. Non a caso si estende come una coda senza una fine. Per comprare casa da queste parti non servono molti soldi: WordPress, Splinder, Blogger e le altre compagnie di blogging mettono a disposizione tutta la terra che volete; serve solo un minimo di impegno per tirare su la propria dimora, e tanta passione per arredarla.
Quali che siano i vostri interessi (dal cinema sovietico all’ufologia, come pure la botanica tropicale, la numismatica o semplicemente voi stessi), da queste parti c’è di sicuro qualcuno che ne sa più voi ma è disposto a scambiare quattro chiacchiere. Più che notizie fresche, troverete tanti commenti e molte polemiche su quello che succede in città.


Ville delle star
Come ogni quartiere sulla strada del trendy, anche quello dei blog è stato preso di mira dalle star dello spettacolo, della politica e del giornalismo. Che hanno deciso di concedersi la loro terza-quarta abitazione proprio da queste parti. Ovviamente non si sono accontentati di una normale “Casa Lunga”, ma si sono fatti costruire villette bene in vista e con tutta la servitù di contorno (redattori in livrea, ghost writer-maggiordomi, e via dicendo).
Qualcuno, come il nostro Beppe Grillo, si è trasferito in pianta stabile qui, riuscendo addirittura a crearsi una seconda esistenza. Non solo star travestite da blogger, ma anche blogger che diventano star. È il caso di Huffington Post (ormai lanciatissimo sulla stada del mainstream) o di TechCrunch (la bibbia del giornalismo high tech). Ma la nostra villetta preferita resta quella, coloratissima, di Boing Boing.


Nanoresidence
Mentre in piena blog-euforia la schiera di case lunghe andava crescendo senza controllo, a qualcuno è balenata l’idea: «E se andassimo ad abitare in un residence più pulito ed ordinato?» Sono così nati i residence dei blogger, case-comuni, spesso gestite dai nuovi imprenditori del settore: i nano-editori. Tutti gli appartamenti condividono la stessa struttura architettonica, ma ognuno ha il proprio tocco tematico e la propria ambizione. È il caso di Blogo.it, una delle più grandi piattaforme di nano-publishing italiane, che ricalca il successo dell’omologo statunitense Weblogs Inc.
I residence attirano sempre più abitanti e pubblicità nelle casse dei palazzinari. Non a caso sono stati subito rilevati dai mediasauri del centro: Blogo è finito nella rete di Dada (Rcs Digital) e Weblogs è stata acquistata a peso d’oro da America Online (Aol).


LUNA PARK
Un pupazzo rosso che galleggia nell’aria vi segnala che siete vicini alla zona dei divertimenti. Luna Park ma non solo. Pub, locali e club completano il panorama ludico-informativo dell’area. Gli abitanti di tutti i quartieri della città si riuniscono qui per approfondire, disarticolare, far viaggiare le news del giorno ma anche dell’istante prodotte da mediasauri, blogger e altri giornalismi. Tra politica e pettegolezzo come collante sociale, è qui che sempre più spesso si ridefinisce l’agenda pubblica. A seconda dei gusti, optate per un un locale “alla moda” come Facebook, il più popolare (e popolaresco) MySpace, le mostre fotografiche di Flickr o il cinema di quartiere (spesso di denuncia) targato YouTube. La nostra preferenza va comunque ai tavolacci dell’osteria ForumFree.net.


VIALE DELL’AGGREGAZIONE
Grande progetto urbanistico che ha rimodellato la viabilità della città. Se l’ecosistema informativo di New Media City sopravvive in qualche modo al costante rischio di eccesso di inquinamento e di affollamento è anche grazie al Viale dell’Aggregazione e ai suoi molti affluenti. In questo reticolo confluisce e viene messo in circolo tutto o quasi il patrimonio digitale prodotto nei quartieri cittadini (spazzatura giornalistica compresa). Dire che è a prova di congestione sarebbe troppo. Accusarlo di completa inefficienza ingiusto.


Come che sia, la sperimentazione e il dibattito sui migliori sistemi di smistamento e regolazione del traffico di notizie non si ferma. C’è chi propone un sistema di semafori basato solo sulla forza bruta e la capacità di calcolo di un algoritmo (GoogleNews) e chi pensa che la soluzione sia unire segnalazioni dei cittadini ad un meccanismo automatico in grado di favorire lo smistamento del flusso tenendo conto al contempo delle preferenze degli utenti (Digg, per esempio, tra i sistemi di aggregazione di notizie più popolari). Infine c’è chi preferisce occuparsi della viabilità della periferia e delle zone lontane dal centro ma non meno importanti per chi vive la città (GlobalVoices). Se avete mezzo pomeriggio provate ad avventurarvi lungo l’arteria principale e le stradine laterali. Sempre attenti, però, a non essere investiti.


MERCATINO
Quando hanno qualche informazione da barattare, regalare o trafugare, gli abitanti di New Media City vengono qui, al mercatino delle pulci. Non troppo visibile ma non per questo poco frequentato. Anzi. Quando molti dei prodotti che circolano sono oltre il confine della legalità è meglio stare lontani da occhi indiscreti. Tutti vendono, tutti comprano, tutti scambiano tra questi banchetti peer-to-peer. In un mercato che è anche un po’ nero si restringono i confini della proprietà (intellettuale) e si ridefinisce (al ribasso) il valore monetario e (al rialzo) quello sociale dell’informazione. Armatevi di un sandwich e trascorrete l’ora di pranzo osservando turisti e locali affollarsi presso lo stand di eMule, il più popolare, o in coda ordinata sotto l’insegna di BitTorrent, il più efficiente di tutti i sistemi di scambio di beni digitali della città.


Nicola Bruno, Raffaele Mastrolonardo e Marina Rossi
tratto da VISIONpost – Articolo pubblicato su Chips&Salsa-Il Manifesto del 28 febbraio 2009

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