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BeReal: come funziona la nuova app social e perché sta facendo parlare di sé

#TaccuinoDigitale

28/04/2022

Valentina Citati

BeReal è una app social per la condivisione di foto; quindi, nulla di nuovo sotto il sole sembrerebbe… tuttavia, negli ultimi tempi, è divenuta la nuova moda tra i più giovani (esponenti della cosiddetta Generazione Z). Quali sono i motivi e le caratteristiche alla base di questo fenomeno?

BeReal è stata inventata nel 2020, ma sta vivendo ora un notevole successo. Secondo il sito di notizie di tendenza Social Media Today, i download dell'app sono aumentati del 315% dall'inizio dell'anno, e ora è al quarto posto nella lista delle app di social media più scaricate, dietro Instagram, Snapchat e Pinterest. 

Secondo la descrizione dell'app sull'App Store di Apple, BeReal incoraggia le persone a "mostrare ai tuoi amici chi sei veramente, per una volta", eliminando i filtri e le opportunità di messa in scena, o di modificare le foto. Quindi già in questa auto descrizione sembrerebbe porsi in controtendenza rispetto alla visione artificiosa, filtrata e costruita che invece veicolerebbero app concorrenti quali Instagram in primis e Tik tok. A partire dal nome ci troviamo di fronte ad una volontà di distinguersi, di essere portatore di un approccio differente, basato su autenticità e spontaneità. 

Come funziona?

BeReal permette di condividere foto di te stesso e della tua vita, ma con una regola: tutti devono postare una volta al giorno, alla stessa ora. 

L'app avvisa gli utenti in un momento casuale durante la giornata che è "tempo di essere reali". Un timer di due minuti parte quando l'utente apre l'app, dando loro una quantità limitata di tempo per scattare una foto di qualsiasi cosa stiano facendo in quel momento.

Quando si pubblica un BeReal, l'app scatta una foto utilizzando sia la fotocamera anteriore che quella posteriore, in modo che le altre persone possano vedere il tuo aspetto e dove ti trovi. 

(descrizione)


Quindi niente follower e like ma solo la disponibilità di stare al gioco di postare “a richiesta” foto il più possibile vere e naturali. Pubblicare le proprie foto è la condizione per vedere quelle dei profili altrui quindi niente lurking, niente osservazione passiva di quello che fanno gli altri senza intervenire attivamente (molto lontana quindi dalla pratica invalsa sui social dello “scroll” della timeline per vedere quello che succede senza pubblicare attivamente). 

La startup, ideata da due francesi Kévin Perreau e soprattutto Alexis Barreyat e finanziata da fondi americani, sembra quindi scardinare i meccanismi principali su cui si basano le piattaforme social più utilizzate da Facebok a Instagram, a Snapchat e Tik Tok. Resta da vedere quanto durerà questo recente successo, se saprà evolversi e mantenere l’attenzione e la partecipazione degli utenti o, se come Clubhouse, vedrà esaurirsi la popolarità connessa con la sua iniziale novità ed essere progressivamente abbandonata.

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