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Berlusconi anticipa dai muri delle città il bilancio sociale del governo. Ma sono output, outakes, o

30/03/2004
Murales di bilancio sociale pubblico"Ridotta al 33% l'imposta sulle imprese"."- 21% di incidenti stradali con la patente a punti". "- 21.573 incidenti stradali"."Opere pubbliche avviate per 93.000 miliardi di lire"."Immigrati clandestini: - 40%".La campagna elettorale di Silvio Berlusconi parte dai numeri. Lo sanno tutti che ai giornalisti piacciono i numeri, ogni ufficio stampa lo ripete al dirigente smanioso di venir fuori sui media. Piacciono ai giornalisti: piaceranno al popolo sovrano. I numeri rompono la tradizione delle scialbe locuzioni elettorali: solo la force tranquille portò Mitterand alla vittoria nel 1980. Il numero è semplice, dà sicurezza, lo legge l'analfabeta, resta impresso. È popolare Berlusconi: usa la lira per dare valore alle cose (e venir fuori con un numero più grosso). Parla un italiano incerto, come in famiglia: quel di di meno ventuno percento di incidenti stradali, merita almeno un segno a matita rossa. Ancora una volta il cavaliere va via per la tangente e ci spiazza. "Ma sono numeri parziali, prende solo il buono, è una botta di fortuna; non c'entrano niente col programma di governo; c'è sempre qualcosa che va meglio, per caso...". Coi numeri si dice tutto e il contrario di tutto, diceva Gianfilippo Cuneo, guru della consulenza d'azienda, ma il mezzo è il messaggio e una babele di numeri sarà sempre meno entropica di un pastone del telegiornale. Il dettaglio, si sa, presta il fianco alla critica, è però superiore il vantaggio di fare una cosa che nessuno ha fatto finora nella storia della Nazione: "Nessun governo prima di questo, italiani,  vi aveva dato conto delle cose come stiamo facendo noi".Si sconfina nel politico, ma c'è roba più interessante per noi: questi numeri sono l'avanguardia del bilancio sociale pubblico dell'Italia che Berlusconi tra giorni invierà a tutti noi.Dai murales ci parla l'estratto elettorale di un tableau de bord nazionale che il premier tiene nel cassetto: un grande Rapporto alla Nazione sulla attuazione del programma di governo a metà legislatura.L'unicità della occasione e l'altezza dell'esempio ci invitano a una discussione specifica su prodotto e risultato, efficienza ed efficacia, araba fenice nel merito delle quali non si entra mai. Analizziamo in questa chiave i quattro indicatori:

la riduzione dell'imposta sulle imprese è una misura di efficacia, un risultato finale, perché il numero ha un impatto sulla percezione del cittadino, debole tuttavia perché un dato di consuntivo sarebbe meglio assai; non entriamo qui nel merito della quantità di cittadini nella percezione dei quali questo outcome sia positivo;
l'indicatore sugli incidenti stradali esprime anch'esso un outcome, una misura di efficacia migliore della precedente perché più vicina al benessere percepito, a parte – ancora - l'ampiezza della platea per la quale esso è importante; (magari arriverà anche un manifesto che ci spiega perché le assicurazioni auto aumentano comunque;)
più freddo mi lasciano i 93.000 miliardi di opere pubbliche, che con quel debolissimo avviate guadagna appena la sufficienza come indicatore di produzione, di efficienza: una cosa fatta, ma non è detto che sia buona; misure di risultato sarebbero invece il numero di occupati nei lavori e soprattutto numeri sull'impatto delle opere in termini di minori tempi di percorrenza sulle strade o sulle ferrovie;
altra variabile finale (misura di efficacia) è invece il - 40% di immigrati clandestini, per quelli a cui piace.
Nonostante siano zoppicanti i numeri di Berlusconi meritano un sei di incoraggiamento.Il popolo ringrazia e fiducioso attende il Rapporto alla Nazione.Paolo d'Anselmi

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