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BP: dopo il danno la beffa

18/07/2011

Poco più di un anno fa, al largo del Golfo del Messico, esplodeva una piattaforma petrolifera di BP, provocando uno dei più gravi disastri ecologici di tutti i tempi e una crisi aziendale senza precedenti. Oggi l'azienda cerca di rilanciare la propria immagine con uno spot che mostra spiagge incontaminate ed acque cristalline. Un'azione che agli occhi di molti è risultata almeno fuori luogo. Il commento di _Mariella Governo._

di Mariella Governo
Non potevo credere ai miei occhi ieri sera guardandolo dal mio iPhone. Così questa mattina (N.d.R. 15 luglio 2011) ho riguardato con calma sul grande schermo del computer di casa lo spot di un minuto che British Pretroleum ha realizzato per sponsorizzare le Olimpiadi di Londra del 2012.
Guardatelo qui. Oltre ad atleti in palestra (anche con disabilità) o ripresi durante diverse discipline sportive, lo spot riprende immagini di spiagge incontaminate sulle quali corrono felici giovani atlete o quelle di surfisti ripresi nell’acqua mentre tornano a riva (giusto per fare vedere ancora un po’ di spiaggia pulita). E trovo particolarmente beffardo il payoff finale BP Olimpiadi 2012. Fuelling the future.
Che sia chiaro, è corretto che un’azienda – anche dopo un crisis senza precedenti cerchi di rifarsi l’immagine visto che deve vivere nel mercato. Ma c’è modo e modo. Il passato non si cancella per nessuno. Se la crisi riguarda un farmaco o un prodotto di largo consumo è buona norma che l’azienda lo ritiri dal mercato e che possibilmente non lo promuova qualche mese ripittandolo con un altro colore.
Quando hai prodotto un disastro ambientale che ha tenuto aziende, governi e l’opinione pubblica con il fiato sospeso per mesi, quando ti sei reso ridicolo nella gestione dell’immagine durante i mesi della crisi (difficilissima!) quando hai speso o impegnato decine di miliardi di dollari per sanare il problema che hai creato (e che hai gestito male), io dico almeno stai alla larga da immagini che, a chiunque, compreso a un bambino, possono ricordare i motivi dei danni irreparabili compiuti.
Nello spot – dando spazio a immagini rassicuranti come spiagge e acqua pulita – BP insiste nel voler far finta di nulla, nel cancellare il passato e riprendersi la propria vita rispolverando in un certo senso l’infelice battuta dell’ex Ceo Tony Haward quando il 30 maggio 2010 disse: “Nessuno vuole che tutto questo finisca più di me. Rivoglio indietro la mia vita”.
Fatti e dati in sintesi
20 aprile 2010: la piattaforma Deepwater Horizon (proprietà della British Petroleum) esplode uccidendo 11 persone e ferendone gravemente 1; iniziava così la tragedia del Golfo del Messico che durò ben 106 giorni.
5 milioni di barili di petrolio si versarono in mare, inquinando le acque del Mississipi, della Louisiana, dell’Alabama e della Florida.
Persero la vita 6.000 uccelli e 1.700 chilometri di costa vennero devastati dal petrolio.
I costi per BP furono inestimabili: 8 miliardi di dollari più un fondo di 20 miliardi per risarcire le vittime e per pagare la multa al governo federale della Luisiana.
Tratto dal blog di Mariella Governo

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