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Campagna elettorale: la terza sfida generazionale

20/12/2012

Social media vs televisione. Internet può spezzare il monopolio informativo dei vecchi media, garantendo un’iniezione di democraticità al nostro sistema politico? Dopo la sbornia tecnicista delle elezioni americane, anche in Italia il web avrà un ruolo decisivo? O, quantomeno, riuscirà a influenzare il risultato alle urne? La riflessione di _Andrea Ferrazzi._

di Andrea Ferrazzi
Dopo «Renzi vs Bersani» e «Alfano vs Berlusconi», c’è un’altra sfida generazionale in questa campagna elettorale: quella tra i social media e la televisione. Dall’esito delle prossime elezioni politiche si potrà valutare quale sia il peso effettivo dei nuovi media rispetto alla cara e vecchia tv. L’interrogativo che si pone alla vigilia delle votazioni è questo: internet può spezzare il monopolio informativo dei vecchi media, garantendo così un’iniezione di democraticità al nostro sistema politico? Dopo la sbornia tecnicista delle elezioni americane, anche in Italia il web avrà un ruolo decisivo? O, quantomeno, riuscirà a influenzare il risultato che uscirà dalle urne? Il popolo della rete è in fibrillazione e, con esso, anche i consulenti specializzati in new media. I partiti si stanno attrezzando a combattere la partita anche sulla piazza virtuale.
Intanto, però, non si può non notare come il leader e (forse) candidato di uno degli schieramenti in campo abbia deciso di seguire una strategia diversa. Sicuramente più consolidata. Vedremo se ancora efficace. Quella di invadere le televisioni, scegliendo quella vetrina per dettare l’agenda. In questi primi giorni, è quasi una routine. B. è ospite di questa o quella trasmissione. Lancia messaggi e provocazioni che sono subito rilanciate dalle agenzie. Gli avversari reagiscono con dichiarazioni e commenti. Il giorno successivo i giornali riprendono i temi del confronto politico avviato in tv. Il dibattito prosegue quindi alla radio e, necessariamente, anche sulla rete. Se la ruota comunicativa è questa, quali sono le conseguenze? Ne individuerei due.
La prima è che, nonostante i propositi degli avversari, al momento la campagna elettorale è incentrata sulla figura di B., sulle sue dichiarazioni quotidiane. E’ lui che detta l’agenda. Gli altri inseguono. Almeno per ora. Per chi assiste è una specie di déià vu, un film già visto, più volte, negli anni della seconda repubblica.
La seconda riguarda, appunto, la terza sfida generazionale di questa tornata elettorale: quella tra i social media e un vecchio strumento di comunicazione qual è la televisione. Sarà rilevante valutare, con attenzione e non con pressapochismo o con il paraocchi ideologico, se la comunicazione online sarà riuscita a ritagliarsi un ruolo rilevante, se non decisivo. Se così non fosse, se ancora una volta l’informazione politica passasse quasi esclusivamente per la cruna dei vecchi media, per gli apologeti della nuova rivoluzione democratica digitale sarebbe un duro colpo. Una doccia fredda. Dopo le illusioni iniziate con i referendum sull’acqua e sul nucleare e le esaltazioni giaculatorie della primavera araba, i cyber-utopisti potrebbero essere costretti a fermarsi e riflettere. Potrebbero, certo. Il condizionale, come si dice, è d’obbligo. Non è scontato che ciò accada. I social media potrebbero non uscire sconfitti da questa sfida generazionale, anche se poi sarebbe fondamentale riflettere sulla qualità dell’informazione algoritmica della rete. Ma questa è un’altra storia. O, almeno, un altro capitolo.
P.S. A proposito di sfide generazionali, ricordate come sono finite le altre due?
Fonte: Spinning Politics

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