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Cascella: non si vive soltanto di retroscena

07/11/2012

"Nelle relazioni con i media bisogna far prevalere il distacco dai fatti per non lasciarsi travolgere dal sensazionalismo". Lo ha affermato _Pasquale Cascella,_ Consigliere per la Stampa e la Comunicazione del Presidente della Repubblica, nel corso di un incontro con un gruppo di soci Ferpi in cui ha parlato anche della grande attenzione del Quirinale alle Relazioni pubbliche, la comunicazione online e il web 2.0.

di Giancarlo Panico
Vice Presidente Ferpi
“Nella partita delle intercettazioni è in gioco la libertà del Presidente della Repubblica nell’esercizio delle sue prerogative”. L’incontro con Pasquale Cascella, Consigliere del Presidente della Repubblica per la Stampa e la Comunicazione e un gruppo di soci Ferpi della Delegazione Lazio, entra subito nel vivo affrontando una delle questioni più spinose del settennato di Napolitano. Vicenda gestita con grande autorevolezza da Pasquale Cascella, che l’ha trattata da subito non solo come una delicata questione giuridico-costituzionale ma anche come una delicatissima querelle mediatica che riguarda da vicino “la tutela e la reputazione del Presidente della Repubblica come Istituzione, ancor prima che l’uomo Napolitano”. Quello che colpisce parlando con Cascella è che parla di “relazioni con i media” e non solo di “stampa” come fanno – purtroppo – ancora troppi colleghi, utilizzando un termine ormai desueto. Uomo di relazioni, ancor prima che professionista della comunicazione, Cascella conosce bene le dinamiche del rapporto con i giornalisti, i principali stakeholder a cui è affidata la veicolazione dei messaggi del Capo dello Stato, e concepisce questa come una vera e propria attività di comunicazione che – tiene a sottolineare – deve essere altra cosa dal marketing politico, dal quale è facile lasciarsi tentare.
L’incontro con Pasquale Cascella, il primo del genere sia per un responsabile comunicazione del Quirinale, sia per un’associazione di comunicatori, è stato organizzato dalla Delegazione Ferpi Lazio nell’ambito delle attività che la Federazione promuove nella Capitale.
Quella delle intercettazioni sulla presunta trattativa Stato-Mafia, è senza dubbio una delle questioni più impegnative del settennato di Napolitano: è intervenuta nell’epilogo di una Presidenza che ha avuto – tiene a sottolineare Cascella – il maggior livello di informazione nella storia della massima carica dello Stato: “Quella di rendere pubbliche tutte le attività della vita quotidiana del Presidente è stata una scelta di campo ben precisa, sin dall’insediamento”. A maggior ragione, per Cascella l’esigenza della chiarezza è diventata prioritaria nel caso delle intercettazioni, quando è stata messa in discussione la figura del Presidente della Repubblica: “L’informazione non può vivere soltanto di retroscena!”.
La scelta di accentuare l’informazione diretta è stata concepita come un vero e proprio “servizio ai cittadini” sin dall’inizio: “Anche se il Presidente non è direttamente presente sui social network, il Quirinale ha voluto aprirsi alla Rete e più in generale alla comunicazione digitale e multimediale. Sul sito del Quirinale vengono caricate in tempo reale i testi, le fotografie, i video di tutte le attività pubbliche del Capo dello Stato. Interventi, discorsi a cerimonie e ad eventi a cui partecipa vengono caricati anche su un canale YouTube dedicato, in modo da garantire la massima diffusione. Monitoriamo, inoltre, i media sociali e i social network seguendo il ‘sentimento’ nei confronti del Presidente, del suo operato e delle sue attività”.
Giornalista (ha lavorato come inviato e notista politico e sindacale, ed è autore di saggi e libri sul sindacalismo italiano), Cascella, oggi punto di riferimento indispensabile nel rapporto tra Quirinale e mondo dell’informazione, ha collaborato con l’attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, già quando era presidente della Camera dei deputati, tra il 1992 e il 1994; è stato portavoce del presidente del Consiglio e capoufficio stampa di Palazzo Chigi nei governi presieduti da Massimo D’Alema tra il 1998 e il 2000.
“Non sempre è semplice intervenire. Bisogna ricorrere a strumenti misurati: se si interviene veniamo accusati di essere troppo presenti, se non si interviene si viene tacciati di mancanza di trasparenza”. Cascella si riferisce al caso di un camionista romeno licenziato ingiustamente che ha cercato di darsi fuoco nella piazza del Quirinale, su cui gli è stato richiesto un parere proprio mentre si svolgeva l’incontro con Ferpi. “Nella nostra attività quotidiana, a supporto della comunicazione del Presidente e, conseguentemente, nei rapporti con i media, bisogna far prevalere il distacco dai fatti per non lasciarsi travolgere dal sensazionalismo”.
In questi sette anni, più volte Napolitano è stato accusato di eccessiva esposizione mediatica, di continuo intervento nella vita politica attraverso i media, alcune volte anche di un uso strumentale dei media. “Fatto è che la comunicazione ha anche un forte impatto sulla funzione di moral suasion del Presidente che pure, per sua natura, ha bisogno di un’area di riservatezza” – sostiene Cascella – “ma viviamo nell’era del web 2.0, della network society, l’informazione corre senza soluzione di continuità, ed è naturale l’attenzione per le posizioni del Presidente sulle vicende e questioni più diverse della vita sociale, politica, economica e culturale del Paese. Altra cosa è il rincorrersi di voci e indiscrezioni. La pubblicità delle posizioni del Capo dello Stato è, dunque, un argine all’approssimazione, una scelta ispirata alla Costituzione e ai principi di garanzia di cui il Presidente è il primo testimonial”.
Poi parlando del suo ruolo di comunicatore e del suo rapporto con i giornalisti, Cascella torna a riflettere sul modo di fare informazione e il troppo spazio dato ai retroscena, spesso non circostanziati dai fatti. “Il frequente intervento del Presidente si è reso necessario anche dal mutato scenario dei media, che vede quelli tradizionali e quelli online spesso inseguirsi in voci e polemiche che perdono di vista la notizia. In questo quadro è chiaro che bisogna prestare grande attenzione a due aspetti della comunicazione: la relazione con gli operatori dell’informazione e il messaggio da trasmettere all’opinione pubblica. Un’informazione di qualità non può prescindere, dall’una e dall’altra parte, da una relazione costante sia con i giornalisti, sia con gli opinion leaders che sui media trovano sempre più spazio. Ed occorre lavorare molto ai messaggi e ai suoi contenuti e ragionare sui media attraverso cui veicolare un particolare messaggio a seconda dei destinatari”.
Prima di salutare Cascella gli chiediamo, sempre a proposito della misura o dell’eccesso di moral suasion, ancora due riflessioni: sul ruolo del Presidente nel dibattito sulla Legge elettorale e un bilancio del 150° dell’Unità d’Italia. Cascella parte da quest’ultimo. “Le celebrazioni del centocinquantenario sono state la più grande campagna di comunicazione mai realizzata dallo Stato, praticamente a costo zero grazie all’impegno senza risparmio di energie del Presidente, che ha incontrato naturalmente il sentire popolare. In questo senso, si può parlare del più grande progetto integrato di comunicazione istituzionale: ha rafforzato il senso di appartenenza, il valore dei simboli dello Stato come la bandiera e l’inno, ma ha anche prodotto un rafforzamento del senso di comunità come fondamentale elemento di coesione sociale”. Poi, a proposito della riforma della legge elettorale e il ruolo dei partiti: “Il Presidente è sempre intervenuto negli interstizi ma mai all’interno dei processi decisionali in Parlamento. Dunque, in questo caso la moral suasion non è stata solo nel tentativo di convincere le istituzioni e i partiti ad assumersi la responsabilità di misurarsi con questo importante aspetto della democrazia, ma nel coinvolgere i cittadini, raccogliendone le esigenze, secondo le prerogative riconosciute al Presidente della Repubblica di garante del rispetto della Costituzione”.

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