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Come dare, e se dare, le cattive notizie ai dipendenti

22/12/2004

Guida ragionata per coinvolgere i dipendenti nella gestione della società, anche quando si tratta di socializzare i problemi.

Il professor Lynn Sharp Paine, della Harvard Business School, nella sua recente pubblicazione "Why Companies Must Merge Social and Financial Imperatives to Achieve Superior Performance" invita all'ottimismo. La comunicazione aziendale è argomento estremamente delicato e, ancor più, è delicata la gestione delle cattive notizie riguardo alla società. Come coinvolgere i dipendenti nelle gestione dei problemi senza rischiare di abbattere gli entusiasmi? Del resto è giusto creare una sorta di falsa euforia celando gli ostacoli e le cattive notizie?Su questi aspetti della comunicazione si interroga un interessante articolo pubblicato su Working Knowledge. Molte le considerazioni che emergono da questa riflessione, alcune di buon senso, altre originali.
I rumors non vanno mai smentiti completamente, poiché nel mormorio spesso c'è del vero. La regola di socializzare le notizie deve valere ovviamente nella stessa misura sia per le buone che per le cattive notizie.Ma occorre che i manager ricordino sempre che genera più ansia, dal punto di vista del personale, la sensazione di essere tenuti all'oscuro che una notizia brutta. Inoltre bisogna considerare una notizia nel medio-lungo termine e inserirla in quel quadro temporale di riferimento: qualsiasi problema nel breve periodo causa reazioni amplificate.E poi ci sono i trucchi che un buon comunicatore deve conoscere: il momento in cui si comunica una notizia, per esempio, è essenziale. Meglio se la cattiva notizia arriva accompagnata da una bella. Meglio ancora se a darla è il manager stesso, poichè può dosarla e controllarla, mentre se giunge attraverso altri canali il datore di lavoro non potrà più inserirla in un contesto costruttivo.Infine esistono tematiche che, per porpria natura, si prestano più di altre a essere condivise.
Emanuela Di Pasqua - Totem

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