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Comunicazione interna

06/09/2004

anche in Italia entra in vigore in Aprile 2005 la Direttiva Europea. Lo sapevate?

Entro il 23 Marzo del prossimo anno gli Stati Membri dovranno adottare la direttiva 2002/14/CE relativa all'informazione e alla consultazione dei lavoratori delle imprese comunitarie. Si consiglia a chi avesse intenzione di prepararsi a questa scadenza per evitare il solito panico dell'ultimo momento, di consultare il testo della direttiva al seguente indirizzo internet.L'avvenimento richiama alla memoria un episodio poco noto della recente storia politica italiana che ha avuto non poco impatto sulle dinamiche della comunicazione interna nelle nostre organizzazioni. Ricordo che dal secondo dopoguerra fino alle metà degli anni sessanta, le imprese italiane (Iri, Eni, Olivetti, Pirelli..) venivano considerate in Europa come quelle che sviluppavano la migliore comunicazione interna e che osservatori di altri Paesi venivano in continuazione in Italia per studiare il fenomeno. Un fenomeno dovuto anche al fatto che a gestire le imprese erano per lo più manager che si ispiravano alla sinistra cattolica e a gestire i sindacati erano dirigenti marxisti moderati e che erano in circolazione personalità come Pirelli, Olivetti, Mattei, Saraceno, Sinigallia tutte persone che credevano che la ricostruzione del Paese, nelle imprese come nella società, passasse attraverso un accordo fra sindacato e proprietà, come in effetti è stato. A questo si aggiungeva la presenza in posizioni di responsabilità della comunicazione interna di intellettuali della taglia di Franco Fedeli, Leonardo Sinisgalli, Libero Bigiaretti e di tanti altri come loro. Ed ecco spiegato il caso italiano. Con l'avvio delle lotte sindacali della fine degli anni sessanta e dell'attenzione pubblica ai fenomeni dell'informazione e della comunicazione, i sindacati avviarono una stagione di rivendicazioni insistendo anche su quello che chiamarono, inventando loro il termine che oggi tutti usiamo, ‘diritto all'informazione'. Succede così che nel 1976 la triplice dei metalmeccanici: Carniti, Trentin e Mattina, dopo una battaglia durata mesi riuscirono con grande fatica a portare a casa lo scalpo della prima parte del contratto con cui le imprese si impegnavano esplicitamente ad informare il sindacato dettagliatamente sui piani di sviluppo, di investimento, sui risultati, le prospettive produttive…ed implicitamente a lasciare al sindacato il compito di informare di tutto ciò i lavoratori. In sostanza si ebbe una rinuncia da parte delle imprese alla comunicazione interna. E fu proprio così… dalla fine del 1976 la comunicazione interna nelle imprese italiane praticamente scomparve e i sindacati, sommersi da informazioni che non erano preparati a gestire, si guardavano bene dal dirottarle verso i lavoratori. Questa situazione di incomunicabilità interna alle imprese produsse danni gravissimi fino a quando nel 1981, come reazione, si svolse a Torino la famosa marcia dei 40 mila, la rivolta dei quadri esplicitamente contro il monopolio dell'informazione aziendale da parte del sindacato. Un evento che produsse uno shock non soltanto fra i dirigenti sindacali all'epoca davvero soggetti generali e protagonisti principali del Paese, ma anche fra gli imprenditori colti alla sprovvista da una iniziativa provocatoria voluta e guidata da Cesare Romiti allora alla guida della Fiat. Un evento che riaprì le porte alla comunicazione interna. Anche questo piccolo episodio aiuta a spiegare come mai, rispetto ad altri Paesi, l'Italia è rimasta indietro nella comunicazione interna in tutti gli anni 70 e 80. C'è voluto un quindicennio per recuperare e ora, con l'imminente applicazione della Direttiva Europea, siamo tutti nella stessa barca e la comunicazione interna diventa finalmente un importante fattore competitivo.(tmf)

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