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Comunicazione PA, il diritto non si taglia

16/05/2012

Le recenti restrizioni alle spese e la parziale inadeguatezza della legge 150/2000 mettono in crisi PA e professionisti della comunicazione. Come superare lo stato di fatto e restituire al cittadino il ruolo di interlocutore privilegiato delle istituzioni e degli enti locali? Se ne parlerà martedì 29 maggio durante l’incontro _Comunicazione PA, il diritto non si taglia,_ organizzato da Ferpi PA, in collaborazione con il Comune e la Provincia di Milano.

di Fabio Famoso
Ferpi PA, Comune e Provincia di Milano propongono, in collaborazione con ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, martedì 29 maggio, alle ore 09.30, presso Town House Seven Stars Galleria – Le Sale del Re (Piazza La Scala ingresso Galleria Vittorio Emanuele), Comunicazione PA, il diritto non si taglia, un convegno sulle recenti restrizioni alle spese di comunicazione della PA e sulla parziale inadeguatezza della legge sulla Comunicazione Pubblica 150/2000. Tenteremo di individuare una linea comune per superare lo stato di difficoltà e restituire al cittadino il ruolo di interlocutore privilegiato delle Istituzioni e degli enti pubblici.
Vorrei proporre una chiave di lettura del convegno per iniziare a svelare le problematiche nascoste dietro un titolo tanto provocatorio e per favorire la partecipazione dei colleghi con domande e sollecitazioni. Mi interessa sottolineare, inoltre, quanto Ferpi sia sensibile all’evoluzione della professione. Così come il relatore pubblico, il comunicatore pubblico vive quotidianamente la tensione a sviluppare attività il cui perno è la relazione, a partire dalla relazione con il cittadino sino a quella con i corpi sociali, le categorie produttive etc. Questo è il punto di partenza di un percorso di confronto su un metodo di lavoro e su una concezione della comunicazione che può portare benefici alla Pubblica Amministrazione e, in ultima istanza, al cittadino.
Tagliare la comunicazione della PA significa tagliare diritti ai cittadini?
Mi e vi chiedo se esagero ad enfatizzare la riduzione prevista dalla legge finanziaria 2010 sulle spese di comunicazione. Nell’intento di ridurre i costi della Pubblica Amministrazione vengono tagliate le spese per “relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e di rappresentanza” in misura dell’80% rispetto alle spese del 2009. Il Parlamento e la classe politica esprimono così una posizione aggressiva verso il diritto di informazione e di trasparenza, oltre che a colpire la capacità di offrire servizi al cittadino. Si indebolisce l’impianto legislativo che sin dagli inizi degli anni ’90 dello scorso secolo ha voluto ridefinire il ruolo della Pubblica Amministrazione nei confronti dei cittadini: meno stato-autorità a favore di un rapporto cittadini-stato più paritetico, nell’ottica di tutelare il cittadino e i suoi bisogni, attraverso la promozione dei servizi. Oltre alle tendenze di progressiva riduzione del welfare in atto in tutta Europa, l’Italia attua nei fatti una paralisi dell’attività di comunicazione di cui il cittadino è unica vittima. In questo modo si limita l’accesso all’informazione, alla fruizione dei servizi erogati dalla PA e all’attività di rendiconto sulla gestione della cosa pubblica.

Aggiungo che la finanziaria 2010 restituisce una percezione distorta delle Relazioni pubbliche, posizionandole al cospetto di pubblicità, organizzazione di convegni, mostre e le attività di rappresentanza. Forse è arrivato il tempo di definire con obiettività la nostra professione, chiedendo a gran voce un riscontro codificato nelle norme dello stato. Non vivo nella speranza che un riconoscimento delle Relazioni pubbliche, già sostenuto dalla nostra federazione negli scorsi anni, possa bastare. Ritengo che definire l’identità delle Relazioni pubbliche possa essere un ulteriore passo verso la consapevolezza del ruolo fondamentale delle relazioni nella gestione della comunicazione. Per questo possiamo e dobbiamo delineare le peculiarità delle Relazioni pubbliche, senza smettere di cercare lavorare sui denominatori comuni di tutte le professioni legate alla “comunicazione”.
Per ultimo, come non celare le debolezze della legge 150/2000 sulla comunicazione pubblica, che viene indebolita anch’essa dalla finanziaria 2010. Sembra che la comunicazione pubblica non esista più. Diventa così necessario salvare gli aspetti positivi di quella legge, rinforzarla e valorizzare le risorse interne alla PA, che di comunicazione e relazioni pubbliche si occupano a vario titolo da decenni ma non hanno alcun riconoscimento. In secondo luogo occorre consolidare e codificare tra le strutture di comunicazione pubblica obbligatorie la Direzione Comunicazione come soggetto fondamentale che, accanto al Portavoce del Sindaco e al Capo ufficio stampa, possa rendere organico il dialogo delle istituzioni con i cittadini e i portatori di interessi. Inoltre, per esser brevi e rimandare a un prossimo appuntamento il focus sulla legge 150, è necessario poter tracciare un percorso di riforma complessiva rendendone obbligatoria l’applicazione all’interno degli enti statali e locali interessati.
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