Ferpi > News > Consob, comunicazione e media...

Consob, comunicazione e media...

28/06/2009

Il Consiglio dei Ministri ha respinto le dimissioni di Lamberto Cardia, presidente di Consob, seguite alla decisione della commissione di abolire l'obbligo di pubblicare gli avvisi societari sui quotidiani nazionali.

Gli avvisi societari continueranno ad essere pubblicati sui quotidiani a diffusione nazionale. Un decreto legislativo approvato oggi dal Consiglio dei Ministri ripristina infatti l’obbligo, che era stato abrogato da un regolamento Consob. Regolamento che lo stesso presidente della Commissione Lamberto Cardia avrebbe voluto modificare, in ottemperanza a quanto stabilito dalle commissioni Finanza di Camera e Senato. Ma Cardia si era scontrato con diversi veti interni alla Consob, e pertanto si era dimesso. Le dimissioni sono state respinte dal Consiglio dei ministri che ha pienamente confermato la fiducia a Cardia e ha espresso “apprezzamento per il suo operato, in particolare per il suo atteggiamento di rispetto istituzionale verso il legislatore”.


“Il Consiglio dei Ministri ha respinto oggi le dimissioni del presidente della Consob, dottor Lamberto Cardia, presentate a seguito della riscontrata impossibilità di fare adeguare le determinazioni della Commissione alla unanime volontà espressa dal Parlamento in merito alle norme di attuazione della direttiva europea sulla trasparenza societaria”, si legge in una nota di palazzo Chigi, diffusa al termine del Consiglio dei ministri odierno.


Il decreto legislativo approvato oggi dal Consiglio dei ministri introduce, come già avvenuto in altri Paesi europei, il doppio binario per la pubblicazione degli avvisi societari. Così come prescrive la direttiva europea sulla trasparenza societaria (direttiva 2004/109/CE), gli avvisi (il riferimento è per esempio a convocazioni di assemblee, prospetti informativi, documenti contabili che devono essere resi pubblici) dovranno essere pubblicati sul sito della società interessata, dal momento che la Commissione Europea ritiene che Internet sia ormai il mezzo più idoneo alla diffusione di notizie di questo tipo. La direttiva in effetti non vieta la diffusione a mezzo quotidiano, ma introduce l’obbligo della pubblicazione via Internet.


La Consob l’ha recepita con una delibera pubblicata il primo aprile nella quale si confermava la scelta di Internet come canale di diffusione, pur con la previsione di un periodo transitorio della durata di due anni. Contro la delibera è insorta la Fieg, che ha fatto ricorso al Tar del Lazio (che dovrebbe decidere in ottobre), rilevando che l’Italia è un Paese a scarsa alfabetizzazione informatica, e che pertanto la pubblicazione su un quotidiano nazionale garantisce in particolare i piccoli azionisti.


Motivazioni che, in attesa della decisione del Tar, sono state pienamente accolte dalle commissioni Finanze di Camera e Senato, che alla fine di maggio si sono espresse all’unanimità a favore della reintroduzione da parte del governo dell’obbligo della pubblicazione degli avvisi societari su un quotidiano nazionale.


La commissione di Palazzo Madama, si legge nel parere della seduta del 26 maggio, “suggerisce al governo di modificare gli articoli del Tuf in materia di pubblicazione e diffusione al pubblico delle notizie e delle informazioni sensibili per il risparmiatore e concernenti la vita degli emittenti quotati, in modo da reintrodurre l’obbligatorietà della pubblicazione di tali notizie sui quotidiani e, in generale, sui mezzi di informazione su carta stampata, al fine di facilitare l’accesso degli investitori non professionali e, dunque, dei piccoli risparmiatori, a tali informazioni, facilitando così la loro partecipazione alle vicende della società e l’esercizio dei propri diritti di azionisti”.


Analoga la posizione della commissione Finanze di Montecitorio: “La diffusione al pubblico delle informazioni regolamentate che avvenga esclusivamente attraverso la rete Internet, rischia di non rispettare il principio di accesso non discriminatorio e ragionevolmente idoneo a tali informazioni”.


A questo punto Cardia avrebbe modificato spontaneamente il regolamento contestato, senza aspettare le decisioni del governo. Una posizione che non ha trovato un livello minimo di condivisione all’interno della Consob, per cui il presidente ha deciso di rassegnare le dimissioni nei giorni scorsi, “come forma di rispetto nei confronti del Parlamento sovrano”. Dimissioni oggi respinte dal governo, contestualmente all’approvazione di una modifica al Testo unico della finanza (Tuf) che, tra le altre cose ripristina l’obbligo della pubblicità sui giornali per le comunicazione e gli avvisi societari, e che supera pertanto quanto stabilito dal regolamento Consob.


Rosaria Amato


tratto dal quotidiano La Repubblica del 26 giugno 2009

COMMENTI

Eventi