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Cultura, Europa Creativa, Internazionalizzazione: il ruolo delle Rp

21/03/2014

L’attrazione dei nuovi pubblici per Europa Creativa è la sfida da porre al settore, a fronte dell’80% della popolazione ancora da conquistare. È quanto è emerso dall’evento, lo scorso 11 marzo a Torino nell’ambito della prima edizione di AMIEX, in cui il Presidente _Patrizia Rutigliano_ ha illustrato la proposta di cui Ferpi si fa portavoce per agevolare la destinazione di risorse economiche aziendali a favore di progetti culturali.

Ferpi ha scelto AMIEX – Art&Museum International Exhibition Xchange – la prima borsa internazionale delle mostre di Torino, e la platea internazionale di operatori culturali che vi hanno partecipato per lanciare un dibattito sul ruolo delle relazioni pubbliche nella costruzione dell’economia della conoscenza auspicata dai programmi di Europa Creativa.
Focus dello special event, Cultura, Europa Creativa, Internazionalizzazione: il ruolo delle Relazioni pubbliche, organizzato da Ferpi, con la collaborazione della delegazione Ferpi Piemonte, è stato il coinvolgimento di nuovi pubblici internazionali come motore delle attività culturali nel contesto di Europa Creativa e di Expo 2015. “Aprire nuovi canali di comunicazione efficaci, ma anche conoscere meglio le esigenze informative del pubblico sono le sfide che si presentano ai comunicatori “ precisa Elisa Greco – delegato Ferpi Cultura, Consigliere Direttivo Nazionale Ferpi – che ha moderato l’ incontro che si è tenuto lo scorso 11 marzo al Centro Congressi Lingotto Torino.
A fronte di dati Barometer che evidenziano come l’80% della popolazione italiana non ha mai visitato un museo, Erminia Sciacchitano – European Commission Directorate -General for Education and Culture Policy Officer – Culture – Heritage, Economy of Culture – ha illustrato come la strategia proposta dai programmi europei per la cultura che fanno capo a Europa Creativa metta le politiche di fruizione del patrimonio culturale al centro degli obiettivi da raggiungere per i progetti che potranno accedere ai 30 milioni di finanziamenti.
La sollecitazione vivissima che arriva dalla Commissione europea è quella di ribaltare la prospettiva con cui organizzare i progetti focalizzandoli sugli interessi del pubblico, e soprattutto dei giovani. E’ stimolando l’approccio innovativo alla attrazione di nuovi pubblici che Europa creativa intende promuovere la valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale. Con questa finalità l’analisi delle attese, dei modelli di accesso e di partecipazione dei visitatori sono considerati il cardine su cui orientare i progetti, avendo cura di considerare il pubblico come un portatore di conoscenza del quale è indispensabile sollecitare il coinvolgimento nelle scelte.
Patrizia Asproni – Chairman Piattaforma Tecnologica Europea Cultural Heritage IPOCH2, nella sua introduzione ha illustrato come la piattaforma italiana intenda mettere in luce il moltiplicatore dell’eredità culturale e del potenziamento che essa apporta, sia in termini economico-scientifici, sia nella relazione con le altre piattaforme dell’ambito del Joint programming intiatives for research, coordinato nel Cultural Heritage dall’Italia (MiBac e MIUR).
Paolo Verri – Responsabile contenuti Padiglione Italia Expo 2015 – ha rinforzato il contributo all’argomento forte del dibatto confermando quanto sia nodale per una politica culturale efficace ribaltare il meccanismo di costruzione degli eventi basandolo sui bisogni del pubblico.
Il padiglione Italia a Expo 2015, infatti, con i suoi 2.200 appuntamenti tutti dedicati agli under 30, identificati con il tema Vivaio, avrà un programma svolto in collaborazione con le Università italiane, CNR, comunità europea. Sarà uno spazio in cui i giovani saranno chiamati a esprimere le cose che sentono e a coinvolgere direttamente il pubblico che desiderano per le proprie proposte, diventando quindi anche stakeholder dell’evento. Verri ha anche sottolineato come Expo 2015 sia una occasione da non perdere come momento di promozione dei tre diversi livelli di presenza dell’Europa nella cultura: il sistema culturale generale, il sistema macroregionale, il sistema paese italiano, e come sia urgente sottoporre al neoministro Franceschini l’urgenza di prevedere un programma che tenga uniti valorizzazione, promozione e sviluppo del sistema culturale italiano.
Patrizia Rutigliano, Presidente Ferpi, raccogliendo le conclusioni del dibattito ha voluto collocare le responsabilità dei comunicatori e dei relatori pubblici nel più ampio ambito di un percorso che veda anche la cultura nella prospettiva di una crescita intelligente e fonte di innovazione, in risposta a varie sfide sociali tra cui lo sviluppo sostenibile.
Partendo dall’approccio di Michael Porter al Valore Condiviso, che definisce un’impresa come competitiva quando genera competitività per il territorio sul quale insiste, Rutigliano ha illustrato la proposta di cui Ferpi si fa portatore al neo Ministro della Cultura Franceschini per agevolare la destinazione di risorse economiche aziendali a favore di progetti culturali. Ampliando il concetto di compensazione ambientale previsto ad esempio dalla Legge Marzano (L.239/2004), si potrebbe consentire a soggetti privati di classificare come investimenti e non come costi alcuni progetti culturali destinati al complessivo riequilibrio del territorio su cui insiste la realizzazione di determinate opere.
In questo modo anche la cultura potrebbe contribuire fattivamente al recupero o all’incremento della competitività di quel territorio specifico, con la collaborazione delle imprese che vi operano.
E’ con queste prospettive che Patrizia Rutigliano suggerisce una più ampia definizione di competenze per le relazioni pubbliche: “Il ruolo del relatore pubblico in questo momento comprende anche una preparazione tecnica specifica che si aggiunge al bagaglio di competenze accumulate negli ultimi anni e che valorizza ulteriormente il contributo della nostra professione a un approccio sistemico di crescita del territorio. Il nostro ruolo diventa quindi funzionale, oltre che alla gestione dei rapporti con i pubblici strategici, anche al processo totale di sviluppo, mettendo in campo l’integrazione di comunicazione, responsabilità sociale di impresa e advocacy”.

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