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Dalla valigia di cartone al passaporto elettronico

26/08/2026

Ivana Termine

Il richiamo della terra e la riscoperta di sè: ecco cos'è il turismo delle radici

 

Il turismo delle radici (noto anche come turismo delle origini o di ritorno) non è una semplice moda passeggera, ma un movimento transgenerazionale che sta ridisegnando le geografie del viaggio in Italia. Si rivolge a un bacino potenziale immenso, stimato tra i 60 e gli 80 milioni di italo discendenti nel mondo: figli, nipoti e bisnipoti di chi, tra l'Ottocento e il Novecento, lasciò l'Italia con una valigia di cartone e un biglietto di sola andata.

Oggi, questo flusso genera un impatto economico formidabile che supera i 5 miliardi di euro di spesa diretta all'anno, offrendo una linfa vitale contro lo spopolamento dei piccoli borghi e sostenendo le micro-economie locali attraverso la ristorazione, l'artigianato e l'ospitalità diffusa. Esistono progetti istituzionali, come i fondi del PNRR dedicati al programma nazionale ITALEA, iniziativa ufficiale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nata per accogliere, guidare e agevolare i viaggiatori italo-discendenti che vogliono riscoprire le proprie origini. Tutto questo punta a valorizzare i luoghi italiani fuori dai circuiti turistici di massa, con la valorizzazione di oltre 800 Comuni colpiti in passato dallo spopolamento dovuto al fenomeno migratorio.

 

Il nome ITALEA unisce la parola Italia alla parola botanica TALEA, che altro non è che un frammento di pianta che viene tagliato e rinvasato per dare vita a nuove radici altrove.

 

È una metafora perfetta per la migrazione: gli italiani che hanno lasciato l’Italia altro non sono che le TALEE che hanno messo radici nel mondo e oggi l’Italia li invita a riconnettersi con la pianta madre.

 

Ho preso spunto dalla festa “Eoliani nel Mondo” giunta alla sua XIV Edizione che dal 27 agosto al 6 settembre organizza vari incontri da Malfa, nell’isola di Salina, ad Alicudi e vede coinvolta la società Isole Eolie di Melbourne, per fare una riflessione su cosa spinge una persona alla ricerca delle proprie origini e quali emozioni si scatenano.

 

E così mi sono concentrata su questo desiderio di dare un volto, un profumo e un suono ai racconti della memoria familiare. Un legame viscerale che trova una delle sue massime espressioni in Sicilia, e anche nell’arcipelago eoliano che ha fatto della diaspora la sua storia e del ritorno la sua rinascita.

 

Ci sono viaggi che si fanno con una mappa in mano e altri che si fanno seguendo una mappa impressa nel sangue. Quando l'aliscafo si avvicina all'arcipelago delle Eolie, scivolando sul blu tirrenico mentre i profili vulcanici di Lipari, Salina o Stromboli si fanno più nitidi, per molti viaggiatori non si tratta solo di ammirare un paesaggio da cartolina. Per chi discende da coloro che hanno lasciato queste isole generazioni fa, quel profilo all’orizzonte è il pezzo mancante di un puzzle interiore.

 

In questo lembo di Sicilia, la ricerca delle proprie origini si accende di una curiosità bruciante: quella di ricomporre i ricordi sbiaditi sentiti durante l'infanzia a migliaia di chilometri di distanza, trasformando la nostalgia in una risorsa rivoluzionaria per il territorio.

 

Tutto comincia spesso da un dettaglio. Un vecchio passaporto ingiallito trovato in un cassetto a Buenos Aires, una foto in bianco e nero in una soffitta di Sydney, o il ricordo di un dialetto stretto che i nonni usavano a Brooklyn quando non volevano farsi capire dai bambini.

 

Nasce così una curiosità che, piano piano, si trasforma in una missione. Chi parte alla ricerca delle proprie origini è spinto dal desiderio profondo di camminare sulle stesse pietre calpestate dai propri antenati, di capire perché abbiano dovuto abbandonare un paradiso così aspro e bellissimo, e di riscoprire cosa sia rimasto di quell'isola dentro di sé.

 

Per il turista delle origini, la vera meraviglia non sta nei grandi monumenti, ma nei piccoli, immensi dettagli dell'esperienza:

  • Il brivido negli archivi: il momento in cui un impiegato comunale o un parroco apre un registro dell'Ottocento e, tra pagine che odorano di tempo, mostra il nome del proprio bisnonno scritto a penna d'oca. Vedere l'inchiostro sbiadito del proprio cognome è una scossa elettrica che azzera i decenni.
  • La ricerca della casa di pietra: camminare tra le case bianche, stringendo tra le mani un vecchio indirizzo. Chiedere agli anziani seduti fuori dalla porta, fino a quando qualcuno dice: "Sì, qui ci vivevano i tuoi".
  • La memoria dei sensi: il sapore della malvasia, il profumo dei capperi selvatici o il vento che soffia sulle scogliere. Sapori e odori custoditi nel DNA che, improvvisamente, tornano a casa.

 

Nello specifico contesto eoliano, da cui parto come microcosmo reale per analizzare il fenomeno, questo pellegrinaggio emotivo assume contorni economici e sociali di straordinario valore, fungendo da modello per uno sviluppo del territorio finalmente sostenibile:

  • Contrasto all'overtourism: a differenza del turismo di massa che affolla le isole nei soli mesi di luglio e agosto rischiando di soffocarne l'ecosistema, il turista delle radici viaggia in ogni periodo dell'anno, destagionalizzando i flussi e vivendo le isole nella loro dimensione più autentica.
  • Sostegno alle micro-economie locali: chi torna per le proprie origini non cerca grandi catene internazionali. Alloggia nelle case storiche del posto, compra l'artigianato locale, assume guide del territorio per le ricerche genealogiche e consuma prodotti tipici, sostenendo direttamente i piccoli produttori di malvasia e di capperi.
  • Investimenti a lungo termine: non è raro che lo shock emotivo del ritorno si trasformi in un legame duraturo. Molti decidono di acquistare e ristrutturare la vecchia casa dei nonni, investendo capitali esteri per recuperare immobili altrimenti destinati all'abbandono e mantenendo vivo il patrimonio architettonico eoliano.

 

Le Eolie sono isole di straordinaria bellezza, ma la loro storia è scolpita da partenze dolorose. Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, la piaga della fillossera distrusse i vigneti e la miseria spinse quasi la metà della popolazione a emigrare in massa verso le Americhe o l'Australia (basti pensare alle storiche e numerosissime comunità eoliane di Melbourne e Sydney). Lasciare uno scoglio in mezzo al mare significava, all'epoca, salutarsi per sempre.

 

Oggi i loro discendenti fanno il percorso inverso. Non portano valigie di cartone, ma risorse, competenze, passione e il desiderio immenso di ricucire uno strappo. Quando un giovane italo-australiano guarda il tramonto su Stromboli mentre il vulcano brontola, non sta solo guardando la natura: sta guardando lo stesso spettacolo che i suoi avi hanno salutato in lacrime dal ponte di una nave.

 

Il viaggio delle radici è, in fondo, il viaggio più intimo che si possa intraprendere. Ci si sposta dall'altra parte del pianeta per scoprire che l'identità non si cancella con la distanza e che il tempo non può spezzare certi fili invisibili.

 

Nelle isole Eolie, dove la terra dialoga costantemente con il fuoco e con il mare, questo ritorno assume un significato quasi sacro. Chi arriva per cercare la propria storia riparte cambiato, lasciando sul territorio non solo un valore economico essenziale per la sopravvivenza dei borghi, ma la certezza che, ovunque vada nel mondo, ci sarà sempre uno scoglio di pietra lavica in mezzo al Mediterraneo a cui apparterrà per sempre.

 

Ma qual è il valore economico di questo pellegrinaggio emotivo?

Dietro la poesia dei ricongiungimenti si nasconde un impatto finanziario formidabile. Secondo i dati del Ministero degli Affari Esteri (MAECI), i viaggiatori delle radici in Italia hanno superato la quota di 7 milioni l'anno, generando una spesa diretta che supera i 5 miliardi di euro. Con un bacino potenziale di 80 milioni di italo-discendenti nel mondo, gli studi strategici indicano che l'indotto complessivo della diaspora può attivare, nel tempo, un valore fino a 141 miliardi di euro per l'intero sistema Paese. 

Questo è il dato pubblicato dallo Studio Ambrosetti a settembre 2024: Ricerca | The European House - Ambrosetti

Il turismo delle radici è quindi anche un generatore di ricchezza per i tour operator che scelgono di specializzarsi in questo segmento, perché c’è un vero e proprio business territoriale, nel quale si deve tenere presente che il turista delle origini non cerca un “pacchetto vacanze” ma un’esperienza di identità.

 

Che significa avere un approccio completamente diverso: bisogna collaborare con storici locali, esperti di archivi parrocchiali e comunali, per offrire una “pre-ricerca”. Anche trovare l’atto di nascita degli antenati può essere un valore aggiunto che giustifica il costo del tour operator.

 

Evitare itinerari standard, non si devono visitare (sempre riferendoci alle Eolie) 7 isole in 7 giorni, perché invece si cerca la stanzialità laddove ci sono le origini, dove la talea aveva le prime radici, quindi ritmi assolutamente lenti.

 

Da un punto di vista della comunicazione del turismo è importante la formazione delle strutture ricettive del posto (B&B, agriturismi) per un’accoglienza calorosa, perché chi cerca le proprie radici ha bisogno di sentirsi un “cittadino temporaneo” e non un cliente.

Ai ristoranti si possono dare indicazioni affinché raccontino le antiche ricette, che possono fare emergere i ricordi dei sapori.

E infine focalizzare il marketing sui paesi con la più alta densità di emigrazione: Australia, Stati Uniti e Argentina.

Creare storytelling emotivi incentrati sul “bentornato a casa” e mai “benvenuto in Italia”.

La parola casa per il turismo delle origini è davvero strategica.

 

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