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Detto questo, come dire? Come i media cambiano la lingua

27/02/2008

Modi di dire, interiezioni, tic verbali assimilati attraverso programmi televisivi o personaggi alla moda, sono la traccia riconoscibile dei microinquinamenti comunicativi da mass media. Una deliziosa riflessione di Umberto Santucci

di Umberto Santucci
Mark Penn, il famoso sondaggista di Clinton, ha dedicato il suo ultimo libro ai microtrend, piccole tendenze che avvengono in etnie, gruppi sociali e nicchie di mercato, e che sono poco rilevanti, silenziose, ma influenzano comportamenti diffusi e creano fenomeni più o meno vistosi. Per comprendere meglio gli scenari in cui viviamo, mi sembra opportuno diventare sensibili ai microtrend – l'altra faccia dei più noti megatrend di John Naisbitt – che dai pensatori postmoderni e sistemici sono detti anche "segnali deboli". Questi segnali deboli sono molto utili per cogliere messaggi, poco espliciti ma altrettanto importanti, e piccole forze che sommandosi nel tempo producono grandi effetti, come la goccia che cava la pietra.
Alcuni di questi segnali si colgono nel modo di parlare, che appare in televisione e poi dilaga per un periodo di tempo più o meno lungo. Ne scelgo due: "come dire" e "detto questo". "Come dire" è legittimo e utile al discorso quando non si trova la parola giusta, e si chiede quasi aiuto all'ascoltatore: non saprei come dire esattamente ciò che sto per dirti, quindi se tu lo sai vienimi in aiuto. «Vorrei – come dire? – un mucchietto, una manciata, di castagne…» Questo è l'uso corretto, perché non so come definire quel tanto di castagne che desidero. L'interlocutore mi aiuta: «Ne vuole un etto? Dieci castagne? Un sacchetto così?». Se invece dico «mi dà un – come dire? – un sacchetto di castagne?» l'uso non è corretto, perché il sacchetto si dice proprio così.
"Come dire" può essere usato anche per virgolettare una locuzione. «Il trucco della ragazza era, come dire, un po' vistoso» fa pensare che la ragazza sia non solo un po', ma pesantemente truccata. Gli equivalenti sono "per così dire", "così detto". «Il così detto onorevole» sta a significare che l'uomo politico ha avuto un comportamente per niente degno di onore. Il "come dire" piace molto a chi lo usa, sembra dare un certo tono al suo discorso, come se ciò che pensa fosse talmente alto e complesso da non trovare le parole adatte se non – come dire? – in modo un po' laborioso e sofferto.
Roberto Vacca, il noto romanziere futurologo, ha imposto ai suoi collaboratori la regola che ogni volta che qualcuno dice "come dire" deve mettere un euro in un salvadanaio, che dopo un po' viene usato per andare tutti insieme in pizzeria. Pare che ci siano andati spesso.
"Detto questo" serve a chiudere una premessa che anticipa obiezioni, e permette di enunciare un argomento che potebbe essere sgradevole per chi lo ascolta. «Sia ben chiaro che io sono particolarmente sensibile alle problematiche dell'aborto, e che ritengo intollerabile ricorrere a tale pratica come rozzo contraccettivo. Detto questo, sono perplesso sull'opportunità di fondare un partito politico dedicato a questo tema». Poiché penso che l'interlocutore possa dirmi: «Allora tu vuoi che l'aborto sia usato liberamente come contraccettivo?» glielo dico prima, e metto un punto per andare avanti. "Detto questo", mettiamo un punto, lasciamo la cosa lì senza tornarci sopra e agitarla di nuovo.
Mi sto accorgendo però che anche "detto questo" comincia a piacere ai frequentatori di talk show, e mi aspetto che pian piano dilaghi anche nei convegni, nelle presentazioni, nel parlare comune. «È auspicabile semplificare la burocrazia. Detto questo, propongo di eliminare le pratiche di certificazione». In questo caso l'uso è ridondante e improprio, perché è stato appena detto ciò che si dichiara di aver detto, e che non è in contrasto con ciò che si dice dopo. Quindi l'interiezione è inutile, e toglie eleganza ed essenzialità al discorso.
Osserviamo noi stessi e i nostri amici e colleghi, oltre ai personaggi che animano le nostre serate tv o i nostri incontri sociali. Quante volte dicono "detto questo" o "come dire"? Consideriamo queste interiezioni come rifiuti comunicativi, come sacchetti di plastica che galleggiano in un fiume, e che ne segnalano l'inquinamento. Anche questi sono segni di inquinamento comunicativo, ma poiché comunicare significa scambiare idee, indicano che anche le idee sono un po' inquinate. Se imito il personaggio tv perfino nella sua interiezione, quanto avrò assorbito delle sue idee e delle sue visioni del mondo, senza accorgermene?
È vero che da quando l'essere umano ha imparato ad esprimersi con parole, ha articolato le sue frasi mettendo insieme elementi significanti con interiezioni, modi di dire, frasi fatte e luoghi comuni. Quando si parla non ci si limita a dire qualcosa, ma si stabilisce con gli interlocutori una relazione fatta di sentimenti, seduzioni, difese, dissimulazioni, richieste e offerte di aiuto. In questo insieme di contenuti e relazioni si usano elementi noti e condivisi, dalla lingua ai modi di dire consolidati, ai gerghi e agli slang, misti ad elementi e caratteristiche personali o tipiche di un luogo, di un gruppo, di un individuo, come un dialetto, acronimi e parole usati solo all'interno di un'azienda, espressioni individuali e a volte innovative come le invenzioni del poeta.
Alcune tecniche mnemoniche ripetono parole, acronimi, formule per ricordare sequenze di informazioni e procedure utili. Parole e frasi ripetute si usano come tecniche di meditazione o di controllo e disciplina mentale, come i mantra, le giaculatorie, frasi rituali. Interiezioni e frasi riempitive servono come riposo mentale per riuscire a coordinare il pensiero (pensare che cosa dire) e l'azione (dire qualcosa). Tuttavia la comunicazione elegante ed efficace è anche essenziale, sintetica, e tende a dire solo ciò che c'è da dire, altrimenti tace, come ci insegna il buon Wittgenstein.
Un esercizio – come dire? – provocativo: ci sono modi di dire e microinquinamenti comunicativi simili nei linguaggi di Internet e dei blog? Quali sono?
tratto da Apogeoline

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