/media/post/schbv5q/Lego.jpg
Ferpi > News > Di classifiche si può anche capitolare

Di classifiche si può anche capitolare

15/07/2020

Omer Pignatti

Oggi reputazione e responsabilità sociale hanno un grande valore, ma ha davvero senso metterle in una classifica? La riflessione di Omer Pignatti.

Recentemente è stata pubblicata la classifica mondiale delle aziende con la migliore reputazione. Prima in assoluto Lego, a seguire Walt Disney, Rolex, Ferrari,Microsoft. Questa classifica, a detta di chi l’ha stilata, ha l’obiettivo di mettere in evidenza i valori delle aziende e l’impegno nella responsabilità sociale, andando oltre al prodotto.

Un aspetto questo che dovrebbe indicare al mondo dei manager, dei responsabili delle relazioni esterne, dei comunicatori, degli opinion leader, delle istituzioni, le organizzazioni da prendere come esempio. Da conoscere, studiare, riconoscere e seguire.

Premesso che non ho mai creduto nella validità o nel valore delle classifiche delle migliori pratiche della responsabilità sociale, ma quella di quest’anno mi ha colto di sorpresa. La Lego, quei meravigliosi mattoncini, oggetto di tanti regali ai miei figli e adesso ai miei nipoti: edifici, automobili, mezzi di soccorso, e cosi via fino alle recenti “guerre stellari”. Rolex che nell’immaginario collettivo richiama al lusso esclusivo. Per non parlare di Microsoft, monopolio mondiale della vita del pianeta. In tutto questo nessun giudizio ideologico o morale. Ma semplicemente non riesco a trovare in queste straordinarie aziende i valori e il riconoscimento dell’impegno verso le comunità e la responsabilità sociale. Su quali aspetti si sono distinti? Probabilmente quella classifica utilizza indicatori che vanno a indagare aspetti che nulla hanno a che vedere con la reputazione. Chi si occupa di reputazione dovrebbe lanciare un grido di allarme per evitare di confondere reputazione con notorietà, filantropia con responsabilità sociale, pubblicità con relazione. Inoltre è sicuramente utile, necessario, indagare presso gli stakeholder il giudizio e la valutazione sulla propria reputazione, al fine di definire piani di miglioramento ma eviterei di mescolare pere con mele. Esistono prodotti di grande successo di aziende poco etiche e aziende molto etiche che offrono servizi poco noti. Oggi reputazione e responsabilità sociale hanno un grande valore, ma non ha alcun senso metterle in una classifica. Sono attività che si fanno per altre, e nobili, ragioni. Un esempio? Basterebbe studiare l’esperienza di Adriano Olivetti.

COMMENTI

Eventi