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Eretici digitali

27/01/2010

Il mondo dei media e quello del Web rischiano seriamente di andare a rotoli e con loro la libertà che racchiudono. Questa idea che ha dato avvio al progetto _Eretici digitali_ di Vittorio Zambardino e Massimo Russo. Con l’intento di salvare il giornalismo dalla crisi che travolge anche i giornali per continuare a far vivere e raccontare la realtà.

“Rileggere i rapporti tra rete e media con un approccio ‘eretico’, che tradisca alcuni dogmi. Una duplice eresia – dei chierici del giornalismo e dei cittadini della rete – che crei il nuovo racconto dei media”.


E’ l’obiettivo del progetto Eretici digitali: un blog, un manifesto e – dal 2 dicembre – un libro dietro il quale si ritrovano Vittorio Zambardino e Massimo Russo. Che “da 15 anni si sporcano le mani con il web”, e che oggi, in piena crisi dei giornali tradizionali, hanno l’obiettivo di rileggere i rapporti tra Rete e media con un approccio “eretico”, che tradisca alcuni dogmi.


Già a maggio i due giornalisti avevano rilasciato a Sergio Maistrello un’intervista, pubblicata su questo sito, per presentare il loro progetto.


“I media sono in crisi – si legge nel loro Manifesto degli eretici – ma la rete rischia di sparire come luogo di libera comunicazione. Il giornalismo, che serve per la democrazia, rischia di affondare. La nuova opinione pubblica fa fatica a comprendere i rischi cui è sottoposta la libertà di espressione”.


La soluzione? Abolire tre generi di dogmi:



quelli del potere, che tende a legittimare solo il ‘racconto’ dei media che gli sia mimesi e consenso
quelli della corporazione, che scambia il supporto, la carta, con la natura del giornalismo
l’apologetica del digitale che preconizza la nascita di una società virtuosa perché tecnologica e si affida alle ‘piattaforme’, raccontando di uno sviluppo senza conflitti e buono in sé.



Questi i dieci punti del Manifesto, che rappresentano i dieci capitoli del libro Eretici digitali:


I. I media sono in crisi. Ma forse non vale la pena di esultare
II. La mistica dell’innovazione ha molti lati oscuri
III. L’ossessione securitaria della politica e la libertà d’accesso fatta a fette
IV. I nuovi intermediari sono potenti
V. Le piattaforme di gestione della pubblicità sono opache
VI. Il tubo non è neutrale
VII. L’habeas corpus va esteso all’habeas data
VIII. Il populismo digitale è già qui
IX. Il reboot del giornalismo
X. La proprietà pubblica del racconto, dei racconti: la libertà della rete


Il giornalismo va salvato dalla crisi dei giornali, perché la realtà esiste ancora e va raccontata.

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