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Fondazione Cariparo: rendersi conto per rendere conto

21/04/2021

Redazione

La rendicontazione dettagliata e puntuale è fondamentale, perché per realizzare il cambiamento è necessario rendersi conto e rendere conto di come lo si persegue e con quali risultati. Ne è certo Gilberto Muraro, Presidente della Fondazione Cariparo, vincitrice dell'Oscar di Bilancio 2020 nella categoria Fondazioni Erogatrici.

La Fondazione da lei presieduta ha vinto l’Oscar di Bilancio 2020 nella categoria Fondazioni erogatrici. In particolare sono stati apprezzati la narrazione della vita della Fondazione e la chiarezza degli obiettivi. Quali sono state le linee guida che avete adottato?

La nostra Fondazione, sin dal 2003, ha scelto volontariamente di realizzare un sistema di documenti di rendicontazione che andasse oltre le previsioni di legge, con il duplice scopo di consentire alla Fondazione di riflettere su quanto realizzato e come, con l’obiettivo di migliorare la propria azione e agli stakeholder di costruirsi un’idea il più possibile fondata e chiara sull’operato del nostro Ente. Si tratta di un processo che riassumiamo nella frase “rendersi conto per rendere conto”.

Come Fondazione sentiamo la responsabilità di essere trasparenti nel rappresentare le nostre attività, perché pensiamo che non basti “fare il bene” (cosa a cui siamo tenuti per Statuto e per legge), ma dobbiamo necessariamente chiederci “quanto bene facciamo il bene?” per poter migliorare progressivamente la nostra azione, soprattutto considerata la complessità del tempo in cui viviamo. 

Agiamo in nome e per conto delle comunità che vivono e vivranno nelle province di Padova e Rovigo. Comunicare quello che facciamo in modo trasparente e comprensibile – anche ai “non addetti ai lavori” – è non solo un dovere ma anche un‘opportunità per rinsaldare i legami di fiducia e collaborazione con il nostro territorio, senza il quale la nostra azione non potrebbe esprimersi al meglio.

Con la programmazione triennale 2019-2021 abbiamo lavorato sulla definizione di linee strategiche, ovvero di obiettivi che guidassero la nostra azione filantropica secondo l’approccio della Teoria del Cambiamento. Abbiamo cioè analizzato e riflettuto sul nostro operato, con lo scopo di produrre cambiamenti significativi in quegli ambiti che il nostro Organo di Indirizzo ritiene cruciali per il territorio in cui operiamo. La rendicontazione dettagliata e puntuale è un aspetto fondamentale di questa azione, perché per realizzare il cambiamento che vogliamo è fondamentale rendersi conto e rendere conto di come lo stiamo perseguendo e con quali risultati. 

La Commissione di valutazione ha considerato molto interessante la mappatura degli stakeholder e il loro coinvolgimento nella definizione delle strategie. Come avete organizzato la fase di ascolto dei portatori di interesse?

Gli stakeholder della Fondazione sono numerosi e sono portatori di interessi, esperienze e culture molto diverse.

Intratteniamo un dialogo costante con tutti loro, sia attraverso incontri periodici tra i nostri vertici e i rappresentanti dei principali Enti e Istituzioni del territorio, sia con incontri operativi finalizzati all’indagine, alla definizione, al coordinamento e alla realizzazione di azioni specifiche.

In particolare, negli ultimi anni, oltre alla tradizionale interlocuzione quotidiana con i richiedenti dei contributi, abbiamo avviato tavoli di confronto su alcune tematiche strategiche individuate dall’Organo di Indirizzo, che hanno consentito di definire e avviare progetti innovativi e di ampio respiro. Ne cito alcuni: il progetto “Con noi e dopo di noi” per le persone con disabilità e le loro famiglie, il Progetto VALI – Valore Autonomia Lavoro Inclusione - per il reinserimento socio-lavorativo di persone disoccupate in stato di svantaggio, e l’iniziativa per favorire l’accesso ai servizi dedicati alla primissima infanzia per bambini provenienti da famiglie vulnerabili.

Nel 2019 la abbiamo avviato anche un’azione di dialogo e confronto con i cittadini del nostro territorio, organizzando due giornate di “Open Day”, che purtroppo per ovvi motivi non abbiamo potuto replicare l’anno scorso.

Nel 2020 abbiamo intensificato ulteriormente il dialogo con i nostri stakeholder durante i difficili mesi della pandemia. Si è trattato di un importante momento di confronto che ci ha consentito di riorientare la nostra azione alla luce del nuovo contesto, sostenendo azioni in coordinamento e collaborazione con i principali enti e soggetti attivi nel contrasto alle emergenze sociali determinate dalla pandemia.

Nel documento avete fatto riferimento agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030: ci spiega le ragioni di questa scelta?

Crediamo che gli obiettivi dell’Agenda 2030 rappresentino un framework globale che non può più essere ignorato. Siamo inoltre convinti che le Fondazioni di Origine Bancaria possano giocare un ruolo fondamentale sia nella promozione della conoscenza degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, che nel sostegno di interventi utili a perseguirli, anche per la straordinaria consonanza esistente tra questi Obiettivi e gli scopi istituzionali delle Fondazioni.

Riteniamo che gli obiettivi definiti dall’ONU riguardino sfide cruciali per il nostro futuro, che potremo vincere solo se un grande numero di soggetti collaboreranno in modo consapevole e coerente per far sì che si realizzi il cambiamento auspicato. Per questo la nostra Fondazione si sta muovendo in questo senso, dapprima includendo nella propria rendicontazione una riflessione su quanto la propria azione sia coerente con gli obiettivi e, recentemente, ragionando sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile anche in termini di pianificazione strategica pluriennale.

 

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