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Giornalisti e Relatori Pubblici:

20/04/2004

in Inghilterra discutono di come migliorare le relazioni fra loro e come contribuire alla ricostruzione della fiducia

'Chapeau' a Anne Gregory (nella foto al World PR Festival di Roma), nuova e coraggiosa Presidente dell'IPR inglese, per essere riuscita a mettere insieme - a porte chiuse e per un intero pomeriggio - una ventina di direttori della comunicazione e consulenti delle maggiori organizzazioni inglesi e di direttori, editorialisti, capi redattori dei principali media britannici per dibattere su come sia possibile lavorare insieme per contribuire alla ricostruzione della fiducia del pubblico nel processo democratico e politico britannico, e se ha senso o meno andare alla ricerca di nuove regole di comportamento fra le due professioni capaci di assicurare ad entrambi maggiore credibilità. La riunione si è tenuta a Londra il 1 aprile e i verbali sono stati secretati, ma l'incontro (chi scrive vi ha partecipato) ha funzionato benissimo e i partecipanti hanno preso l'impegno di continuare la discussione prima della fine di aprile.Nel frattempo, gli sherpa delle due parti sono al lavoro per buttare giù una traccia di documento comune. In Italia qualcosa del genere fu tentato, e per la verità ebbe anche successo, alla metà degli anni Ottanta quando Ferpi e TP aprirono un tavolo comune con Ordine dei Giornalisti e Federazione Nazionale della Stampa per regolare i rapporti fra informazione, comunicazione e pubblicità. Venne solennemente firmato in Senato un protocollo di intesa ma - come spesso accade per le associazioni professionali - ottenuta la firma del protocollo, quella fu l'ultima volta che se ne è parlato... E' verosimile pensare che il successo della iniziativa inglese - sempre che questo primo successo continui - sia dovuto al fatto che al tavolo comune, seppur lanciato dalla Presidente di una associazione professionale, siano stati invitati singoli e autorevoli esponenti delle due professioni privi di alcuna rappresentatività associativa. All'incontro di Londra si è preso atto della caduta di fiducia dell'opinione pubblica verso la politica, la stampa e le imprese, con la conseguenza di un vistoso rallentamento nella partecipazione alla vita pubblica, a partire dall'affluenza alle urne. La pratica dello spin ha certamente agito da accelleratore e la recente nomina di un Sottosegretario alla Comunicazione del Governo fa temere una riduzione di autonomia comunicativa delle singole amministrazioni. L'opinione comune è stata che gli standard del giornalismo britannico siano fortemente deteriorati anche grazie a un montante cinismo professionale dovuto in parte alle cresciute pressioni editoriali per notizie nuove, esclusive e fresche, ma anche grazie al parallelo cinismo con cui il ceto politico si relaziona oggi con i giornalisti. In compenso, e rispetto ad altri Paesi, la credibilità e serietà della stampa inglese è stata ritenuta ancora invidiabile, anche se è stato condiviso che l'impegno dei giornalisti nell'auto-rinnovamento, nell'aggiornamento permanente e nell'aumento dei livelli retributivi è stato in questi anni minore rispetto a quello profuso dai relatori pubblici, che a differenza dei giornalisti, sono anche cresciuti di numero e di ruolo.E' stato giudicato positivamente lo scetticismo dei giornalisti verso i relatori pubblici e le non semplici relazioni fra le due professioni hanno sorpattutto a che fare, più che con la fiducia, con i processi di rendicontazione e di responsabilità individuale (accountability). E' stata auspicata per i giornalisti una più ampia diffusione delle fonti tale da rendere le informazioni più credibili dando anche ai lettori la possibilità di verificare e approfondire le notizie, così come viene auspicata una più intensa pressione sugli editori perchè siano resi più espliciti i legami fra proprietà editoriale e l'interesse di cui si scrive o si parla. Le due professioni, si è detto, hanno finalità diverse e svolgono ruoli diversi: il giornalista informa con il massimo di obiettività mentre il relatore pubblico è sempre al servizio di un interesse. Sarebbe una buona cosa elaborare e condividere una sorta di 'cartina di tornasole' che consenta al giornalista di valutare nel tempo la credibilità e l'attendibilità di una fonte continuativa. Anche i relatori pubblici, come i giornalisti, sono sottoposti a continue pressioni dei loro datori di lavoro/clienti e non sempre si sforzano di assicurare ai giornalisti un accesso paritario alle informazioni, con la conseguenza di sempre più frequenti favoritismi a detrimento della libertà di stampa. In più viene messa in discussione la disinvoltura etico-professionale con cui i relatori pubblici si trovano a rappresentare una varietà di interessi, non sempre raccomandabili e talvolta anche in conflitto fra di loro. E questo va a scapito della loro credibilità e quindi anche a danno degli altri loro clienti. In conclusione, l'incontro e la sua auspicabile prosecuzione non va interpretato come collusione. Occorre puntare alla definizione di obiettivi certi da rendere noti al più presto possibile. Toni Muzi Falconi

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