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Huffington: i media come community

26/09/2012

In Italia per il lancio dell’edizione locale dell’ _Huffington Post,_ la giornalista ed editrice americana ha prospettato una nuova era per l’informazione in cui i portali di quotidiani, tv e radio diventino vere e proprie community. Una sfida anche per le Relazioni pubbliche.

Piattaforme. Secondo Arianna Huffington, i media stanno velocemente evolvendo verso questa nuova forma editoriale. Piattaforme in cui si incontrano l’offerta informativa realizzata da una redazione tradizionale e la domanda, data dai lettori, costruendo insieme un nuovo modo di fare informazione che, se da un lato mantiene l’identità dei vecchi quotidiani, tv e radio, dall’altro offre la possibilità di dare voce ai lettori, integra ed aggrega le loro voci a quelle dei giornalisti, opinion leader e pubblici dei più diversi. E che rappresenta una sfida epocale anche per le Rp perchè il dibattito, il confronto su un tema, una questione di attualità sociale, culturale economica o politica, ma anche i commenti ad un evento, un prodotto un servizio o alle scelte di un’azienda avvengono in queste community. E’ qui che si formano le opinioni ed è qui che i professionisti delle Rp devono essere presenti. Un nuovo modo di fare e vivere l’informazione che obbliga, come ha tenuto ad evidenziare la stessa Arianna Huffington a ripensare il ruolo dei media e di conseguenza anche l’attività dei professionisti della comunicazione che questo mondo alimentano quotidianamente.
Spirit of the Internet is giving a voice to the voiceless. Huffpost is a platform to hear people’s stories. Lo spirito di Internet è dare voce a chi non ha voce. Ha esordito così la Huffington intervenendo mercoledì pomeriggio a Roma ad un workshop organizzato presso l’Ambasciata americana con professionsti del web e della comunicazione online per discutere di futuro delle notizie, sopravvivenza dei giornali, sostenibilità dei media online e rivoluzione digitale. L’incontro introdotto e condotto da Antonio Deruda, Senior Communication Manager di Medialab e autore del libro Diplomazia Digitale è stato trasmesso in diretta web e rilanciato in Italia da Sky e negli Usa dallo stesso Huffpost.
Anche la versione italiana dell’ Huffington Post è stata costruita secondo il modello USA, proponendo una piattaforma innovativa che ai giornalisti affianca i blogger ed è fortemente partecipativo. “Un modello – afferma Antonio Deruda – che apre nuove sfide anche per i professionisti delle Rp italiani”.
Un’idea non nuova, in verità, quella dell’Huffpost, lanciata proprio su questo sito in una forma qualche tempo fa da Toni Muzi Falconi quando, riferendosi al futuro delle organizzazioni comunicative, prevedeva che esse avrebbero assunto l’identità di un Giano (il dio bifronte): da una parte il ciclo hard della produzione (di prodotto o servizio), dall’altra il ciclo soft della narrazione. Da un lato la ‘linea’ produttiva, dall’altro la ‘linea’ narrativa. L’organizzazione comunicativa è un medium, un editore, un narratore, un rendicontatore orientato alla manutenzione e alla crescita della propria licenza di operare. La narrazione diventa così continuativa, multicanale, differenziata per gruppo di stakeholder ma anche accessibile agli interessati degli altri gruppi, integra la rendicontazione dovuta (bilancio, sicurezza, salute, lavoro, ambiente, etc.) con quella volontaria (quella di marketing, di prodotto, di responsabilità sociale, istituzionale) in un flusso continuo che facilita e stimola l’interazione, il dialogo, il coinvolgimento attivo dei suoi stakeholder.
E le imprese editoriali, che facciano quotidiani, tv o radio o anche quelle online, non sono da meno. Il prodotto, in questo caso, è l’informazione. Anche se a più di qualcuno questa idea fa storcere il naso. Più recentemente, in un’intervista esclusiva a Ferpi il concetto di imprese e anche imprese editoriali e dunque i media come piattaforme multimediali aperte lo aveva sviluppato Giovanni Iozzia.
Arianna Huffington, nel corso della presentazione organizzata dal Digital Economy Forum e da RENA, come ha fatto anche nelle altre occasioni ufficiali e nelle interviste che l’hanno vista protagonista, ha sottolineato che la sua intenzione non è quella di cancellare il modello tradizionale di giornalismo, ma piuttosto di farlo evolvere.
L’intervista realizzata da Antonio Deruda

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