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Il bilancio come scelta di campo

23/07/2026

Matteo Colle, Consigliere Nazionale con delega all'Oscar di Bilancio

Il reporting non è più un punto di arrivo, ma il luogo in cui strategia, dati e responsabilità si tengono insieme. Le candidature per l’Oscar di Bilancio sono aperte fino al 26 ottobre 2026.

 

Per molto tempo il bilancio, e ancora di più quello di sostenibilità, è stato vissuto come un punto di arrivo. Si chiudeva l'anno, si raccoglievano i dati e si costruiva un documento da consegnare, uno dei tanti adempimenti richiesti dalla normativa. Oggi quel modo di intenderlo non regge più.

 

Viviamo, è vero, una fase di rigetto. La sostenibilità è messa in discussione, la compliance è spesso percepita come un peso e, a livello europeo, il dibattito sull'Omnibus ha rimesso in gioco parte della stessa CSRD. Si può leggere tutto questo come una battuta d'arresto, ma credo sia più utile porsi una domanda: cosa non ha funzionato? Probabilmente abbiamo comunicato molto e cambiato poco, raccontando la sostenibilità come una narrazione quando andava vissuta come una scelta industriale, e trattando il bilancio come un esercizio di stile più che come uno strumento di governo dell'impresa.

 

È proprio su questo punto che il bilancio sta cambiando natura, e la leva principale è la doppia materialità. Con la doppia materialità non rendicontiamo più soltanto ciò che l'impresa produce verso l'esterno: misuriamo anche come il contesto, dal clima ai mercati alle persone, incide sul nostro modello di business. Passiamo così da uno sguardo che va dall'interno verso l'esterno a uno che parte dal mondo e rientra nelle scelte aziendali. Non è un dettaglio tecnico, ma un cambio di prospettiva con conseguenze concrete.

 

Il punto, però, è non ridurre la doppia materialità a uno strumento di compliance da tirare fuori una volta l'anno, in occasione della rendicontazione. Il suo valore emerge quando diventa un processo continuo, integrato nella pianificazione industriale, nella programmazione economica e nelle strategie di sostenibilità. In quest'ottica non si limita a mappare rischi e opportunità, ma chiede di definire politiche di gestione degli impatti e obiettivi chiari, accompagnati da indicatori di performance verificabili. È qui che la rendicontazione smette di essere un esercizio a posteriori e diventa parte del modo di fare impresa.

 

Un bilancio costruito in questo modo non si limita a descrivere la strategia: contribuisce a orientarla. Diventa uno degli strumenti con cui il vertice alloca il capitale, gestisce i rischi, definisce le priorità e mette in fila i trade-off. Entra, in altre parole, nel merito delle decisioni e non soltanto del racconto.

 

Cambia anche il pubblico che lo legge. Un tempo il bilancio finiva su poche scrivanie; oggi lo consultano gli investitori che decidono dove allocare i capitali, le banche che tarano il costo del denaro sulla solidità degli impegni, i giovani che scelgono per chi lavorare, i territori che chiedono conto di ciò che facciamo a casa loro. Per questo diventa sempre più uno strumento di dialogo: non un messaggio a senso unico, ma uno spazio di confronto con chi ha un interesse legittimo nelle nostre attività, dai soci alle comunità, dalle associazioni ai cittadini. Rendere conto significa, in fondo, aprire una conversazione, e una conversazione seria si regge sui fatti più che sulle intenzioni.

 

C'è poi una ragione più semplice: un bilancio serve a essere creduti. In un'epoca in cui ogni promessa viene verificata quasi in tempo reale, la credibilità conta più della visibilità, e non si dichiara ma si dimostra con i dati. Un report solido è la prova che un'impresa fa sul serio, che i suoi impegni non sono slogan ma numeri, traiettorie e scadenze. Non è un caso che sempre più organizzazioni leghino la remunerazione variabile del management a obiettivi non finanziari: quando la sostenibilità entra nei bilanci e nei sistemi di incentivo, smette di essere un reparto e diventa un modo di governare.

 

Tutto questo aiuta a capire perché, oggi, un buon bilancio non sia più un documento neutro. Da un lato c'è chi lo usa come vetrina, con parole rassicuranti e obiettivi privi di un “come”; dall'altro chi lo usa come leva, con obiettivi misurabili, dati verificabili e coerenza tra ciò che dichiara e ciò che fa. In un momento di sfiducia questa differenza pesa, perché separa chi ha fatto della sostenibilità una strategia autentica da chi ne ha fatto soprattutto comunicazione.

 

In questa cornice si colloca il titolo scelto per l'edizione 2026 dell'Oscar di Bilancio: "Tracciare il futuro. Il reporting al centro della Twin Transition". Sono due transizioni, quella sostenibile e quella digitale, distinte ma intrecciate, e il reporting è il punto in cui si incontrano. Da un lato restituisce il valore che l'innovazione genera; dall'altro, grazie al digitale, cambia sé stesso, con dati più affidabili, più tracciabili e più integrati nei sistemi di controllo. La transizione digitale, in particolare, rende l'integrazione della rendicontazione di sostenibilità dentro il business insieme più semplice e più sfidante: più semplice perché i dati diventano accessibili e connessi ai processi, più sfidante perché una mole crescente di informazioni va governata con metodo, e non semplicemente subita.

 

In questo scenario premiare i migliori report non significa premiare i più piacevoli da leggere, ma riconoscere chi ha usato la rendicontazione come uno strumento di verità verso gli investitori, i territori, le persone e una generazione che ci chiederà conto delle scelte di oggi.

 

Mettere il reporting al centro della Twin Transition invita le imprese a considerare la rendicontazione non come un obbligo da assolvere, ma come il luogo in cui strategia, dati e responsabilità si tengono insieme. Da oltre sessant'anni il Premio accompagna l'evoluzione del reporting italiano, e lo fa con l'autorevolezza di un comitato promotore che unisce Borsa Italiana, Università Bocconi e FERPI. È un invito che vale la pena raccogliere. A chi crede che la sostenibilità sia una leva reale di competitività, e non un esercizio di facciata, questa edizione offre l'occasione per dimostrarlo: con metodo, con trasparenza e con la determinazione che il momento richiede.

 

Per partecipare all’Oscar di Bilancio: https://www.ferpi.it/oscar-di-bilancio/come-partecipare

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