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Il brutto scherzo di Bhopal, riuscito bene

09/12/2004

Franco Carlini ci illustra la strada che ha condotto la prestigiosa Bbc a prendere per vero un comunicato ufficiale contraffatto. Tutti i link della vicenda con i commenti di Toni Muzi Falconi e di Enrico Cogno.

La storia è clamorosa ma non nuova: la redazione della BBC viene agganciata in occasione della strage di Bhopal e le promettono un'intervista esclusiva a Parigi con un portavoce della Dow Chemicals, che a suo tempo incorporò la Union Carbide, responsabile di quella strage. L'annuncio clamoroso consiste nello stanziamento di ulteriori 12 miliardi di dollari a favore delle vittime e viene emesso dalla BBC nei suoi notiziari. Subito dopo le smentite ufficiali di Dow Chemicals, e le scuse della rete radiotelevisiva. Poco dopo ai giornali arriva anche un ulteriore comunicato dell'azienda, ma anche questo è un falso.
Una ricostruzione di questa sequenza si può leggere grazie ai link qua sotto, accompagnati da due sintetici commenti di Enrico Cogno e Toni Muzi Falconi.

La ricostruzione del manifesto di sabato 4 dicembre
La ricostruzione ritardata, ma tra le più precise, del Seattle Times
Il Telegraph di Calcutta rivela chi c'è dietro il falso mediatico
Si tratta di un gruppo di media-attivisti, The Yes Men, le cui prestazioni passate sono descritte dal secondo pezzo del manifesto (vedi sopra) e comunque ricavabili dal loro sito in  cui compare anche la descrizione dell'ultima operazione Bhopal.
Tutto si è svolto attorno a un falso sito il quale era in tutto e per tutto uguale, nelle immagini e nella struttura, a quello ufficiale, ma ovviamente assai differente (ma ambiguamente differente) da quello ufficiale.
Il falso sito, come la BBC avrebbe potuto facilmente verificare, è intestato a tale: Marylin Mircus (mmircus1@yahoo.com) 56, flowers road 321, Bhopal. Esso è appoggiato in Australia ed è stato registrato solo nel maggio 2004, laddove quello ufficiale è intestato a: The Dow Chemical Company 2020 Dow Center, Midland,MI appoggiato negli Stati Uniti.
Le scuse ufficiali della BBC si possono leggere al questo indirizzo.
NOTA: Come sapere a chi è intestato un sito? Per i nomi di dominio COM, NET, ORG ci si collega al sito dell'azienda NetworkSolutions e si immette il nome del sito cercato.Per quelli italiani e di altre desinenze si può controllare attraverso il sito dell'azienda Register.it immettendo il nome del sito nella maschera che compare in prima pagina, come se lo si volesse registrare ex-novo. Se risulta già occupato si potrà cliccare ancora per sapere a chi è l'attuale assegnatario.
Franco Carlini
Il commento di Toni Muzi FalconiQuesta clamorosa vicenda conferma quanto emerge anche da noi in Italia da una attenta lettura trasversale del bel numero di prima comunicazione in edicola dedicato ai 30 anni di quel mensile (link alla recensione): informazione, comunicazione, reality, fiction, pubblicità, relazioni pubbliche, commento, fatti...tutto si intreccia, sono saltati i confini, le professioni si contaminano e il pubblico pone sempre minore fiducia e credibilità nel sistema dei media.Alla presentazione milanese di quel numero speciale, con un parterre di oltre duecento invitati fra editori, giornalisti, pubblicitari e relatori pubblici, si è fatto gelo (nel senso di benign neglect) quando sottolineando la 'blobbaggine' di questa indigeribile marmellata ho segnalato che concrescente frequenza le leadership intelligenti preferiscono evitare lo scrutinio e il dialogo con i media non tanto perchè questi ultimi siano critici o ingovernabili o troppo esosi, ma perchè le fonti primarie più autorevoli, private, pubbliche e sociali cominciano a preferire il dialogo diretto con i loro pubblici influenti dando vita a contenuti autoprodotti e a una miriade di nuovi canali verbali, telefonici, televisivi, stampati, bloggisti e internettiani. La professione del giornalista è oggimaggiormente impegnata in questi che non nei media tradizionali.'
Il commento di Enrico CognoCosì, con falsi siti, imperfetto controllo delle fonti, dichiarazioni fatte al posto di chi avrebbe dovuto farle, ecc.  si mina alla base la credibilità dell'informazione (già compromessa) e si va diritti in tilt. E' quello che si vuole, o almeno, qualcuno lo vuole? Non so voi, ma io sono preoccupato davvero: quando scopriremo che il sito Ferpi è in realtà scritto da una loggia segreta e che Franco Carlini non esiste?

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