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Il governo britannico e le lobby

07/12/2011

Fingendo di essere degli agenti a servizio del governo dell’Uzbekistan, alcuni giornalisti del quotidiano inglese _Independent_ hanno contattato le maggiori agenzie di Rp britanniche per capire quante fossero disposte a lavorare per rilanciare l’immagine del governo uzbeko. Molte hanno rifiutato l’incarico ma cinque hanno accettato. Una di queste, _Bell Pottinger,_ ha portato avanti una trattativa, debitamente registrata dai reporter, in cui chiedeva un milione di sterline per concludere l’incarico ed "influenzare" direttamente David Cameron.

L’Independent del 6 dicembre pubblica in esclusiva un’inchiesta in cui svela i rapporti tra una delle più importanti società di_public affairs,_ cioè lobbying, e il governo britannico. Fingendo di essere degli agenti a servizio del governo dell’Uzbekistan, i reporter del quotidiano britannico hanno registrato le conversazioni con alcuni dei dirigenti dell’azienda, che si sono vantati di poter influenzare con grande facilità le decisioni del governo di David Cameron.
L’Uzbeksitan è uno dei regimi dittatoriali più repressivi del mondo, responsabile di continue violazioni di diritti umani e sfruttamento minorile. I reporter dell’Independent hanno finto di essere rappresentanti di Azimov Group, un gruppo di investitori britannici collegato all’industria di cotone dell’Uzbekistan, uno dei settori in cui il lavoro dei bambini viene sfruttato maggiormente, e si sono rivolti a una serie di società di public affairs britanniche perché li aiutassero a rilanciare l’immagine della loro azienda e del governo uzbeko, da cui dicevano di essere stati incaricati. Molte delle società contattate si sono rifiutate di lavorare per il governo uzbeko, ma cinque si sono dette disponibili. Una di queste, Bell Pottinger, ha chiesto subito un milione di sterline come compenso per portare a termine il lavoro.
Durante due incontri a giugno e luglio a Londra, i giornalisti dell’Independent hanno registrato le conversazioni con i dirigenti di Bell Pottinger, che da subito non hanno mostrato nessuna esitazione all’ipotesi di aiutare un regime come quello uzbeko. Hanno raccontato apertamente come la loro azienda avesse svolto un lavoro simile in passato con altri regimi, tra cui Sri Lanka e Bielorussia, per recuperare la loro immagine e credibilità sul piano internazionale e hanno spiegato nel dettaglio come riescono a influenzare le decisioni politiche più importanti del governo.
Tim Collins, direttore di Bell Pottinger, ha spiegato di avere lavorato nello staff di David Cameron in passato e di non avere nessuna difficoltà nel comunicare con lui direttamente. Il suo collega David Wilson si è vantato di essere parte della società di public affairs più potente del paese e ha assicurato di poter organizzare un incontro tra il premier David Cameron e il presidente dell’Uzbekistan, nonostante questo tipo di incontri siano di solito organizzati dagli ambasciatori. Tim Collins ha poi spiegato più nel dettaglio come una volta fosse riuscito a ottenere che David Cameron parlasse con il premier cinese per lamentarsi delle presunte violazioni dei diritti d’autore subite da un suo cliente.
«Il mio cliente ci chiamò un venerdì pomeriggio e ci disse “abbiamo un grosso problema, un sacco di nostri prodotti ci vengono rubati dalla Cina”. Il giorno dopo Cameron era al telefono col premier cinese per parlare di questo. L’ha fatto perché noi gli abbiamo chiesto di farlo: se dimostri che è importante farlo anche nell’interesse nazionale, lo puoi fare». Poi ha suggerito di fissare un appuntamento con il giornalista del Times Daniel Finkelstein, anche lui molto vicino a David Cameron: «Pranza con chiunque», ha detto «il che non vuol dire che sia d’accordo con te, ma prima o poi le cose di cui gli parli finiranno in uno dei suoi articoli».
La strategia suggerita da Bell Pottinger comprendeva anche organizzare eventi insieme a think tank vicini al governo, come Policy Exchange, e passare informazioni ad accademici conosciuti, in modo che iniziassero a parlarne nei loro blog come voci indipendenti. «Conosciamo tutti i trucchi del mestiere», ha aggiunto Collins, «non glieli ho fatti scrivere nella presentazione perché non sarebbe bello se venissero fuori. Possiamo creare blog che sembrano scritti da persone indipendenti, che parlano positivamente di quello che vogliamo e che contengono parole chiave che possono spingerlo in alto nella classifica di Google. La stessa cosa la possiamo fare con video e articoli». A quel punto i due hanno iniziato a citare alcuni dei loro lavori più riusciti in questo senso, tra cui quello per un’azienda dell’Africa dell’Est, la Dahabshiil: uno dei loro dipendenti era stato detenuto a Guantanamo perché sospettato di essere un terrorista di al Qaida e la Bell ha fatto in modo che quella voce sparisse dalle prime dieci pagine dei risultati di Google.
Tim Collins ha poi precisato che per riuscire davvero a ottenere qualcosa il governo uzbeko deve essere disposto ad avviare una serie di riforme. «Solo questo può giustificare il fatto che un’azienda di PR lavori per un governo con cui nessuno vuole avere a che fare. Dire che le cose stanno cambiando quando in realtà non stanno cambiando non porta da nessuna parte. Una volta che abbiamo le prove che stanno cambiando, allora ovviamente abbiamo le connessioni giuste per far arrivare il messaggio a chi di dovere». Quindi ha raccontato di avere convinto in passato l’Unione Europea che la Bielorussia aveva deciso di avviare una serie di riforme, ma che subito dopo la sospensione del divieto d’ingresso in Europa contro il suo presidente, il governo ha subito ricominciato a fare quello che faceva prima. Bell Pottinger ha smesso di lavorare con il governo bielorusso nel 2009.
Nella parte finale dell’incontro Tim Collins ha parlato di quanti soldi gli sarebbero serviti per portare a termine il lavoro. «Centomila sterline al mese per una campagna completa: online reputation management, rapporti coi media e il team a disposizione per i rapporti con il governo britannico». L’Uzbekistan avrebbe dovuto cercare di enfatizzare la sua posizione di paese emergente, ha suggerito: «La Gran Bretagna ha questa specie di etica che pensa di poter imporre a tutti per via del suo passato colonialista, ma si dimentica che solo cento anni fa anche noi avevamo i bambini che lavoravano nei campi di cotone». Quando i giornalisti dell’Independent gli hanno chiesto se avrebbe accettato di lavorare anche senza sapere da chi fosse pagato Azimov Group, Collins ha risposto di sì. Un portavoce del premier britannico Cameron ha commentato così la vicenda: «È semplicemente falso che Bell Pottinger o qualsiasi altra società di lobbying possa influenzare le politiche di governo».
Tratto da Il Post

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