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Il grassroot self-marketing che fa contenti aziende e utenti

21/03/2007

Utenti che scelgono, coscientemente, di essere spiati dalle aziende: nasce e si diffonde online il grassroot self-marketing, per essere ancor più sicuri che l'oggetto del nostro comunicare arrivi, seriamente, alle persone giuste.

Al principio del boom dei contenuti creati dagli utenti, fu la volontà e la gioia dei singoli a farla da padrone. Vennero i blog, la popolarità intrecciata degli utenti, abituali e curiosi nel sapere chi leggeva chi, chi si connetteva al blog di chi, per il puro piacere di farlo e di creare qualcosa nell'internet.Poi venne il crowdsourcing: "lavoro su internet alle masse" fu una delle prime, sommarie, definizioni. Con il crowdsourcing creare contenuti nella grande rete diventava, oltre a un modo per esserci e dire la propria, anche (un po') remunerativo: le aziende, in cambio di un servizio svolto da un esterno, magari dall'altro capo del mondo, versavano pochi spiccioli, dando dunque alla folla (crowd) un piccolo lavoro in outsourcing.
Si tratta di un passato davvero recente. E attuale: perché il crowdsourcing continua a funzionare in molti settori. E le aziende, soprattutto per la loro comunicazione, utilizzano queste formule, o loro derivanti, per arricchire la letteratura web che parla di loro, per esempio, con il pay per post (un gettone per ogni post che rafforzi il brand pagante). Le stesse aziende, utilizzano ormai la rete per suddividere il proprio target di riferimento in gruppi dai contorni sempre più dettagliati e precisi. Sul web, ecco il vero scatto in avanti, è possibile sapere davvero che tipologia di consumatore ci legge, ci ascolta, ci guarda e poi, magari, ci compra.
Ecco perché il crowdsourcing e il marketing negli ultimi mesi si sono intrecciati fino a creare il grassroot self-marketing, che tradotto letteralmente sembrerebbe una sorta di operazione di marketing di se stessi che viene dalle masse. Se detto così il concetto non ha alcun senso, per il mercato dell'advertising online questo è diventato un nuovo modello di business, che permette da un lato al marketing di sapere a chi rivolgersi e studiarne i comportamenti online, e dall'altro agli utenti di conoscere coscientemente e controllare in che modo le loro informazioni personali vengono raccolte, vendute, utilizzate.E' un po' quel che accade con Google: in fondo, in cambio di risultati puntuali del motore di ricerca o di molto spazio per archiviare le proprie e-mail, l'utente è disposto a vedere accanto ai risultati pubblicità contestualizzate, che arrivano solo in funzione delle parole scritte da lui stesso, in un'e-mail o nella maschera di partenza della ricerca. Eppure se questo è il punto di partenza, esistono start-up e esperti del web che ormai fanno molto di più.
E' il caso di Agloco (A GLObal COmmunity), creato da un gruppo di laureati di Stanford: è un plug-in inserito nel browser di navigazione che registra i movimenti degli utenti nei siti e usa questi dati per fornire pubblicità personalizzata, i cui introiti andranno al 90 per cento agli utenti stessi. Come in molti altri casi, si guadagna anche convincendo amici a iscriversi al servizio.
Ma anche di Boxbe, che invece lavora sul versante e-mail: in questo caso è l'utente, in linea con la tipologia ricercata dall'azienda, che permette gli vengano inviati messaggi in posta, venendo pagato pochi centesimi di euro per ogni e-mail ricevuta. Ovviamente avrà risposto a lunghi questionari segnalando alla start-up i suoi interessi, abitudini, gusti, consumi.
AttentionTrust funziona anch'esso con un plug-in inserito nella barra di navigazione. Questo registra dove l'attenzione dell'utente si è posata, creando un profilo dinamico dell'utente che ha aderito al programma, inserito in un ampio catalogo di profili cui le aziende potranno attingere, ovviamente a pagamento.In questo come negli altri casi segnalati per l'utente il guadagno è davvero minimo: si calcola che utilizzando a piena potenza uno di questi sistemi si arrivi, più o meno, a cento dollari all'anno. Ma tra il sapere di essere spiati e non ricevere nulla in cambio e l'avere un piccolo riconoscimento, oltre al controllo di ciò che avviene mentre navighiamo, è un buon espediente per far sì che il sistema dell'advertising online si raffini ulteriormente.
Eva Perasso - Totem

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