Ferpi > News > Il No-profit non deve essere No-comunicazione

Il No-profit non deve essere No-comunicazione

08/03/2005

Comunicare: una risorsa per il terzo settore. Un intervento di Giampietro Vecchiato.

Lo scorso 4 marzo si è svolto a Padova un convegno sul tema: DALL'EMOZIONE ALLA NOTIZIA -COMUNICARE, RISORSA SOCIALE, organizzato da UCSI VENETO (Unione cattolica stampa italiana) in collaborazione con il MASTER IN GIORNALISMO dell'Università di Padova.Relatore: Mario Rodriguez.Ecco sul tema un intervento di Giampietro Vecchiato, Consigliere Nazionale Ferpi. COMUNICARE IL SOCIALE ED IL NO-PROFITIl non profit, o terzo settore, è una realtà che sta registrando una crescita molto accentuata in tutti i paesi avanzati, sia da un punto di vista occupazionale che sociale. Nei confronti di queste organizzazioni che, senza scopo di lucro, sono finalizzate alla produzione di beni e servizi di interesse collettivo, nel corso degli anni '90 è andata maturando una maggiore consapevolezza del loro ruolo e della loro funzione. Lo testimoniano l'interesse crescente dei media e delle istituzioni che negli ultimi anni sono intervenute, con strumenti normativi e incentivi economici, a sostegno della loro evoluzione e sviluppo. Anche in Italia, dove la partenza è stata in qualche misura ritardata, la dimensione del settore sta raggiungendo una quota significativa dell'occupazione.Nell'economia italiana il mondo del volontariato e delle cooperative sociali è diventato una voce "rispettabile" e il fenomeno sta evidenziando tutte le potenzialità dell'economia sociale. Si parla di oltre 400mila lavoratori occupati nel terzo settore, pari all'1,8 per cento dell'occupazione italiana complessiva (dati Eurispes). La ricchezza fondamentale delle organizzazioni non profit è il capitale umano. E saranno proprio la qualificazione e la specializzazione delle risorse umane che già operano nelle organizzazioni non profit, o che in esse vogliono trovare una collocazione, ad essere uno dei fattori decisivi per la crescita del settore. Le organizzazioni non profit sempre di più dovranno infatti diventare "imprese sociali", con tutti gli oneri e le necessità che un'azienda normale si trova ad affrontare. La gestione dovrà diventare di tipo manageriale ed essere improntata alla massima efficienza ed efficacia attraverso l'utilizzo di strumenti "prestati" dalla scienza del management. Tra questi, la "comunicazione" assumerà un ruolo sempre più decisivo.La comunicazione è uno di quegli ambiti in cui le organizzazioni non profit non si sono fino a oggi misurate. E' infatti urgente la necessità che le associazioni prendano coscienza dell'importanza del comunicare le proprie azioni, i propri servizi, il proprio modo di raccogliere i fondi e di utilizzarli. In secondo luogo, dovranno imparare cosa significhi comunicare, dovranno appropriarsi delle tecniche e degli strumenti più idonei, formare dei professionisti in grado di gestire la comunicazione, sia all'interno che all'esterno dell'organizzazione. Internamente la comunicazione è rivolta ai soci e agli iscritti e ha come obiettivo quello di informare sulle attività dell'organizzazione, sulla mission, sui valori guida e su come vengono utilizzati i fondi a disposizione. Per la comunicazione verso l'esterno, il primo passo è quello di individuare il pubblico di riferimento, in particolare enti ed istituzioni, mass media e tutti gli stakeholders; il secondo è quello di definire la strategia per raggiungere quei pubblici e infine si dovranno gestire le azioni e gli strumenti per comunicare e trasferire i propri messaggi a tutti i pubblici individuati. In questo ambito assumeranno un ruolo sempre più significativo le capacità di gestire le relazioni con i giornalisti ed i mass media.Su questo tema l'UCSI del Veneto, Unione Cattolica della Stampa Italiana, in collaborazione con il Master in Giornalismo dell'Università di Padova, ha organizzato per il prossimo 4 marzo il convegno: "Dall'emozione alla notizia. Comunicare, risorsa sociale". L'operatore del no-profit vuole infatti far conoscere i propri obiettivi, sensibilizzare sulle questioni e comunicare la propria attività. Il giornalista cerca invece la notizia o la storia da raccontare. Questi due mondi si cercano sempre più ma faticano ancora a trovare un soddisfacente punto di incontro e rischiano di entrare in contatto solo quando un fatto diventa cronaca e colpisce per l'emozione suscitata, in positivo o in negativo, nei lettori e nei telespettatori. La considerazione dalla quale partire è quindi che il giornalista e l'operatore del settore devono dialogare "alla pari" aiutandosi a capire e a far capire, ciascuno comprendendo e rispettando le regole dell'altro, esercitando entrambi le proprie responsabilità.Per raggiungere questo obiettivo il no-profit dovrà imparare a guardare al mondo della comunicazione e delle relazioni pubbliche con meno sospetto e viverlo non come uno strumento di manipolazione e di persuasione occulta, ma come strumento di informazione per costruire relazioni con il mondo. Se questa consapevolezza si diffonderà i giovani potranno trovare nella comunicazione del terzo settore e nella gestione dell'ufficio stampa e delle relazioni con i giornalisti in particolare - molte opportunità di formazione e occupazione, coerenti con i propri valori etici.Giampietro VecchiatoConsigliere Nazionale Ferpi

COMMENTI

Eventi