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Il questionario di PRoust: Toni Muzi Falconi

31/10/2011

Ideato nel XIX secolo dallo scrittore francese, _Marcel Proust,_ nasce come un’intervista per rivelare la personalità di un personaggio. _PR Conversations_ ne ha realizzato una versione totalmente incentrata sugli interessi, i punti di vista ed i valori dei professionisti delle Rp. Protagonista di questo questionario, _Toni Muzi Falconi._

di Judy Gombita
1. Qual è la tua caratteristica più evidente come professionista delle Relazioni pubbliche?
La curiosità. Esplorare perché nulla accade mai due volte nello stesso modo. La nostra professione – se presa sul serio – è molto complessa ed interdisciplinare.
2. Qual è il tuo difetto principale come professionista?
Sono propenso a pensare troppo all’approccio, dando per scontato che l’esecuzione sarà comunque efficace. Mi rendo ben conto che il tempo è molto importante, ma questo tende a creare tensioni con i miei collaboratori e/o clienti/datori di lavoro/stakeholder. Infatti, molti pensano spesso a una “soluzione rapida”.
3. Qual è la tua attività preferita nelle Rp?
Sviluppare relazioni efficaci di un’organizzazione con i suoi diversi stakeholder, aggiungendo così valore e accelerando il raggiungimento dei suoi obiettivi.
4. Perché lavori in questo settore?
Perché oltre ad essere il mio lavoro preferito, è anche il mio hobby preferito, la mia migliore relazione e la mia dipendenza più seria (anche più del fumo o, in tempi lontani, del sesso…).
5. Qual è la tua idea di nirvana professionale?
Uno spazio in cui professionisti consapevoli considerano attentamente le conseguenze sugli altri di ciò che suggeriscono e/o eseguono, dove educatori consapevoli si concentrano sulla crescita del pensiero critico degli studenti… e dove professionisti ed educatori non seri emigrano verso altri nirvana.
6. Cosa ritieni sia fonte di maggiore frustrazione professionale?
Personalmente: assistere impotente alle conseguenze di un errore che ho causato io stesso. Ma proprio come non c’è limite alla profondità di questa sensazione, allo stesso modo non è possibile neppure cominciare a godere dell’orgasmo che si prova quando qualcosa va nel modo in cui era stato previsto.
7. Quali sono le qualità che ammiri di più in un professionista delle Rp?
I suoi processi mentali, la valorizzazione della relazione e la creatività. E naturalmente, la curiosità.
8. Quali invece gli aspetti che più ti infastidiscono?
La diffusa attitudine a dozzinali ‘campagne’, la certezza e sfrontatezza pavloviane di possedere la risposta giusta prima ancora di cominciare ad ascoltare ; prendere scorciatoie senza sapere cosa c’è dietro l’angolo (anche se a volte una scorciatoia ben pensata può essere utile!); pensare alle Rp come un mestiere, un mercato o un’industria, piuttosto che una professione il cui potere nella società è molto più forte di quanto i nostri interlocutori o noi stessi immaginiamo. Infine, considerare che ogni cosa (perfino una pipì) sia “strategica” e che tutti siano un “target”.
9. Chi descrivesti come un “eroe’ o un “demolitore” delle rp?
Un “eroe” è un professionista o un educatore cosapevole che dona le proprie risorse personali al rafforzamento del nostro corpo di conoscenze. Ottimi esempi sono Richard Edelman e Jean Valin fra i professionisti, e Larissa e James Grunig come educatori, veri punti di riferimento della nostra professione.
Un ‘demolitore’ è chi non lo fa. Sarebbero troppi i nomi da citare. E non intendo fare loro pubblicità gratuita.
10. Cosa apprezzi maggiormente nei contatti professionali?
Apprezzo la curiosità, l’intelligenza e la capacità di esprimere le proprie idee con chiarezza e passione. “Fare ciò che dici”; il senso di responsabilità e affidabilità. Oltre alla cortesia, la buona educazione e un certo fascino.
11. Sei mai stato influenzato da una campagna di Rp?
Sì, molte volte e da molte fonti. Il tutto va ricondotto a quello spirito critico che gli educatori dovrebbero sforzarsi di sviluppare negli studenti, permettendo loro di identificare quali interessi vengono protetti o rafforzati nel grande mare delle fonti di influenza nella società di oggi.
12. Dove ti piacerebbe praticare le Rp?
Nessuna preferenza particolare, purché sia in grado di sviluppare una relazione efficace e responsabile con il cliente/datore di lavoro e gli stakeholder. Andando contro la ‘favola’, trovo spesso che sedersi al tavolo dei vertici sia un enorme spreco di tempo.
13. Hai un romanzo, un film, un’opera o qualsiasi lavoro di narrativa che ti ha influenzato come professionista?
Il mio essere professionista delle Rp è il risultato della contaminazione di tutta la narrativa (e non) che ho assorbito via libri e film, che hanno permeato la mia vita sin dal’adolescenza.
14. Chi pensi faccia le migliori Rp?
Nella maggior parte dei casi le organizzazioni di successo che non hanno visibilità pubblica. Oppure, quando anche hanno un alto profilo, sono molto attente a non tradire l’ansia e l’ossessivo bisogno di essere ammirate.
15. A quale personaggio reale, storico o di fantasia o a quale marca vorresti dare una nuova reputazione?
Julian Assange. O al figlio del colonnello Gheddafi, Saif. So che molti si aspettano che dica Silvio Berlusconi, ma questa preferisco lasciarla ad altri (si fa del male a sufficienza da solo).
16. Il tuo scrittore preferito?
Henry Miller
17. Qual è l’aspetto essenziale per la tua vita di relatore pubblico?
L’efficace funzionamento del cervello. Oltre a relazioni specifiche e forti.
18. Groucho Marx ha detto che non avrebbe mai fatto parte di un club che lo avesse annoverato fra i suoi membri. Di quali club, associazioni o gruppi fai parte e perché?
Sono stato attivo in numerose associazioni professionali – nazionali (Italia), internazionali/mondiale e legate a singole pratiche professionali sin dai primi anni ‘70 (ed esercito da 50 anni). L’alibi che uso quando mi viene chiesto perché? “Per restituire.” So che è una fesseria. La verità è che mi piace.
19. Dove preferisci svolgere il tuo ‘networking’?
Oggi, nella maggior parte dei casi, in ambito digitale. Ma devo riconoscere che il faccia a faccia è cruciale e rappresenta la vera sfida.
20. Qual è stata la decisione migliore della tua carriera?
Tornare alle Relazioni pubbliche nei primi anni ‘70, dopo un paio d’anni sabbatici nel giornalismo . Allo stesso modo, tornare alle Rp dopo alcuni anni in politica – a metà degli anni ‘70 e nei primi anni Novanta.
21. Di quali competenze e abilità pensi avranno bisogno i leader delle Rp del futuro?
Capacità di ascolto, programmazione digitale e di distinzione fra i comportamenti e le opinioni. Oltre a saper analizzare e comprendere i processi decisionali.
22. Quale talento ti piacerebbe avere?
Programmare- per evitare di essere programmato da altri senza neanche rendermene conto!
23. Come vorresti concludere la tua carriera?
Non ho alcuna intenzione di farlo, anche se ormai ho 70 anni. Riconosco che nella mia vita ho beneficiato di più della maggior parte degli altri in termini di privilegi e fortuna (professionale e personale). Eppure, non dispiacerebbe un’ulteriore estensione della mia “licenza di operare”.
24. Come descriveresti l’attuale stato delle Relazioni pubbliche?
Impegnativo. Tutte le altre professioni, anche le più affermate e consolidate, stanno sfuocando i rispettivi confini professionali. Le Relazioni pubbliche invece sembrano essere relativamente in salute – e il blog PR Conversations ne è un brillante esempio. Certo (e purtroppo..), questa visione è condivisa da un gruppo relativamente ristretto di colleghi. Ma non è certo una minoranza silenziosa. Insieme stiamo facendo la differenza.
25. Qual è il tuo motto professionale?
Abbracciare la professione più affascinante e stimolante che si possa sperimentare nel mondo di oggi.
Operiamo in quello spazio in cui le comunità politiche, culturali, tecnologiche ed economiche della società interagiscono. Dove altro si potrebbe preferire lavorare per fare la differenza?
Tratto da PR Conversations

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