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Il troppo stroppia

15/07/2010

Una riflessione di _Pierluca Santoro_ su un fenomeno italiano, quello della tendenziosità dell'informazione. Una delle cause può essere inidividuata nel rapporto sfavorevole tra numero di giornalisti e copie vendute perchè “chi mi dà da mangiare lo chiamo papà”.

di Pierluca Santoro
Come veniva evidenziato dai dati ripresi nell’ articolo di giovedì scorso, la crisi editoriale, come in tutti i settori industriali, ha impatto, anche, su quelle che personalmente preferisco chiamare umane risorse nell’ipotesi che invertendo i fattori il risultato cambi.
La parte preponderante, o almeno quella più visibile, dell’informazione è affidata al lavoro dei giornalisti che per definizione ne sono i principali autori.
Recentemente, durante un incontro tra amici, mi è stato raccontato, da una persona che vi lavora all’interno, che una nota casa editrice, multinazionale con importante presenza italiana, su uno staff di 500 persone aveva un organico di 250 giornalisti, un peso strutturale economico non indifferente.
Pare che nel nostro paese sia una realtà diffusa.
Secondo i dati del recente rapporto dell’OECD, il nostro paese è quello che, tra tutte le nazioni prese in considerazione, presenta il rapporto più sfavorevole tra numero di giornalisti impiegati e copie di quotidiani vendute.
Questo impatta, ovviamente sulla marginalità operativa delle imprese attive in questo settore che si affidano, molto di più che qualsiasi altra nazione al mondo, ai sussidi, alle sovvenzioni statali per sostenersi.
Rispetto alla Svezia il nostro paese ha un numero di lettori per 1000 abitanti quattro volte inferiore ma sovvenzioni ben 12 volte superiori, sempre in termini di incidenza.
Difficile in queste condizioni parlare di libertà d’informazione, si sa che, come viene detto popolarmente, “chi mi dà da mangiare lo chiamo papà”.
Non vi è dubbio, il troppo stroppia da più di un punto di vista.
Tratto da Il Giornalaio

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