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Il valore delle idee: la proprietà intellettuale e i suoi confini

08/03/2005

Nicola Mattina racconta l'intervento di Franco Carlini tenutosi nel corso dell'incontro di aggiornamento del 5 marzo scorso presso il Centrostudi Comunicazione.

Lo scorso 5 marzo si è svolto presso il Centrostudi Comunicazione l'incontro di aggiornamento che ha visto parteciapre Franco Carlini e Maurizio Semplice. Al termine dell'incontro, Margherita Bruno ed Enrico Cogno hanno consegnato a Franco Carlini l'attestazione del Premio Eccellenza nella Comunicazione, un riconoscimento che annualmente viene assegnato ad una personalità del settore che si è particolarmente distinta per meriti scientifici e culturali. Come ha sottolineato Margherita Bruno, è un premio che si "meritano solo quelli che fanno del bene alla comunicazione, e Franco Carlini è sicuramente tra questi".Riportiamo il resoconto di Nicola Mattina dell'intervento di Carlini sulla proprietà intellettuale.
Il valore delle ideeIl problema della proprietà intellettuale nasce quando la tecnologia rende possibile produrre e riprodurre le informazioni a costi decrescenti mentre rimane alto il costo dell'ideazione. E' il punto di partenza della relazione di Franco Carlini, giornalista del Corriere della Sera e saggista, durante un incontro tenuto il 5 marzo 2005 presso il Centrostudi Cogno Associati di Roma.L'intervento affronta temi come: qual è la natura della proprietà intellettuale (diritto naturale, diritto parziale e provvisorio o abuso); quali sono gli strumenti oggi utilizzati per proteggere le idee (copyright, brevetti, marchi, segreto industriale); quali sono gli orientamenti sull'evoluzione della proprietà intellettuale (estensione ed eternalizzazione dei diritti vs. allentamento dei diritti e allargamento del sapere comune).Quest'ultimo aspetto è, a mio avviso, il più interessante perché permette di volgere lo sguardo al futuro. L'estensione e l'eternalizzazione dei diritti di proprietà intellettuale (già oggi, in Italia, il copyright si protrae per 50 anni dopo la morte del suo autore, negli Usa per 70) è la strada che si ostinano a percorrere tutti coloro che hanno fatto di tale proprietà una rendita. Si tratta degli editori discografici, travolti dagli mp3 e dalle reti peer-to-peer, o degli editori di carta stampata, che saranno investiti dall'editoria personale (tutti possono pubblicare elettronicamente contenuti tramite un blog e con pochi dollari si può stampare un libro anche in una sola copia - vedi Cafepress).Quello dello sfruttamento economico a oltranza della proprietà intellettuale è un vicolo cieco, anche se la tendenza al luddismo dei detentori di diritti è ovviamente comprensibile.D'altro canto, occorre considerare che la tutela delle proprietà intellettuale riguarda spesso e volentieri la forma, ma la Rete rende possibile far circolare la stessa informazione in migliaia di modi diversi. Ad esempio, un articolo di Franco Carlini per il Corriere della Sera può essere pubblicato e riprodotto in quanto tale solo con il consenso del quotidiano, ma le idee in esso contenute possono essere riscritte infinite volte.Già oggi ci sono innumerevoli modi con cui la conoscenza viene creata e distribuita al di là dei canali tradizionali, tanto che certi recinti non hanno più molto senso. Nel mio piccolo, mantengo un sito e un blog dove pubblico più o meno regolarmente informazioni e commenti che riguardano la mia professione: tutto il materiale è protetto da una licenza creative commons che permette ad altri di distribuire quanto io ho scritto a patto che siano rispettate delle condizioni che riguardano la paternità dell'opera, la sua integrità e il divieto che terzi ne traggano profitto. In altri termini, la licenza tutela il valore aggiunto che io produco, ma non dice nulla sulla provenienza delle idee espresse. Licenze analoghe regolano l'uso dei materiali pubblicati da Wikipedia o Plos Biology. Su una scala e con un autorevolezza anche maggiore, una prestigiosa istituzione universitaria come il Massachusetts Institute of Technology sta rendendo accessibili on line i propri corsi tramite l'iniziativa MitOpenCourseWare.Il fatto che tutti questi documenti siano pubblici ne diminuisce il valore intrinseco? Affatto! Più semplicemente: non permette di monetizzare alcune forme di riproduzione e distribuzione delle idee in quanto la copia è intrinsecamente legata alla tecnologia usata per effettuarla. E le tecnologie diventano obsolete!Nicola Mattinahttp://blog.nicolamattina.it/

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