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Il valore delle Rp dopo Ground Zero

09/05/2012

A distanza di qualche mese dal congresso di Kuala Lumpur, _Toni Muzi Falconi_ incontra l’Imam _Feisal Abdul Rauf._ Il valore delle Rp, il caso della Grande Moschea di Ground Zero e una nuova identità dei musulmani americani, alcuni dei temi al centro della conversazione.

di Toni Muzi Falconi
Recentemente mi è stato concesso il privilegio di intraprendere una lunga conversazione con l’Imam Feisal Abdul Rauf a New York, che è avvenuta dopo il nostro primo incontro diretto a Kuala Lumpur in occasione del Congresso inaugurale delle Rp Musulmane (Global Congress for Muslim Public Relations Practitioners)
Come ho fatto con il mio report dedicato al Congresso, sono lieto di condividere con i lettori di PR Conversations questa intervista.
La religione è una questione politica fonte di divisione negli Stati Uniti?
Ho deciso di aprire la conversazione con cautela (scelta legata alla diffusa mancanza di conoscenze sulla questione musulmana ed islamica) su un tema più generale, che mi ha colpito di recente: quanto la religione stia diventando sempre più un elemento di divisione politica negli Stati Uniti, costantemente evocato, qualunque sia l’argomento trattato. Con ciò volevo dire che un eccesso nell’uso delle religioni come mezzo per inquinare il sistema democratico piuttosto che, per esempio, prendersela con i Citizen United Super Pacs che hanno aumentato in modo illimitato ed incalcolabile la spesa pubblica (i report indicano che paragonando il dato a quello di quattro anni fa, queste spese sono aumentate del 46%!).
In modo molto cortese, Feisal non era d’accordo con lo spirito della mia domanda. Infatti, secondo l’Imam Feisal, l’ultimo secolo gli USA – ma anche l’Europa, il Medio Oriente e, ovviamente, la Russia e la Cina – sono stati così permeati dall’ateismo, che le tre fedi monoteistiche (Cristiana, Ebraica e Musulmana) si stanno semplicemente e in modo indipendente muovendo verso un espressione della fede più combattiva ed assertiva. L’Imam Feisal ricorda di essere rimasto molto colpito nel 1966 dall’articolo di copertina del Time Magazine dal titolo Is God Dead?
“Spacchettare”
L’8 maggio 2012 l’Imam Faisel ha lanciato il suo nuovo libro intitolato Moving the Mountain (Spostando la montagna). In questo libro afferma l’importanza di definire le parole – usa la parola “unpacking” (spacchettare) – per ridurre l’impressionante quantità di “parole vuote” sull’Islam e sui musulmani.
Per Islam, per esempio, egli intende “una serie di azioni”, non un concetto nel quale si può credere. Sono queste stesse “parole vuote” che creano tante percezioni sbagliate legate sia all’interno della comunità musulmana che nell’intera società.
Per offrirvi un ulteriore esempio, se io chiedo, “Che cosa afferma l’Islam?” su qualsiasi questione, l’Imam risponde, "Hai trasformato il verbo in un sostantivo, il che implica che ci sia una sola risposta… e questo non è certo il caso.”
“Spacchettare” è il termine usato dall’Imam per dire che c’è molto relativismo nelle molte e contraddittorie opinioni espresse dal Profeta in relazione a circostanze specifiche e situazionali. Perciò ogni forma di fondamentalismo ideologico va contro una vera interpretazione della religione musulmana.
Questo è un concetto che è molto caro alla nostra professione di Rp, che si suppone, seguendo gli stereotipi si nutra di “parole vuote”, una delle cause stesse della sua dubbia reputazione. In altre parole, sono le molte “parole vuote” a stimolare confusione.
Durante la nostra conversazione (durante la quale ho scoperto di nutrire sentimenti forti e simili verso la definizione delle parole), abbiamo deciso di “spacchettare” e “decostruire” ciò di cui avremmo discusso. Io ero sbalordito dal suo approccio verso i concetti di assolutismo e relativismo, atipici rispetto alla mia posizione stereotipata sulle religioni monoteistiche.
Sostenuto da un sondaggio Gallup su come 1,6 milioni di musulmani del mondo vedono gli americani, l’Imam crede fermamente che solo il sette per cento dei musulmani può essere considerato estremista. Eppure è proprio questo sette per cento che tramite il proprio comportamento estremo – cioè l’intolleranza militante per i punti di vista differenti – e tramite atti che ha formato e definito la pubblica opinione. Fino ad arrivare al punto che questi dati appaiono per noi ampiamente discutibili. Certamente è anche perché tanti musulmani professano opinioni assolutiste nella sfera pubblica influenzando pertanto gli altri.
Riflettendo: Mi chiedo se un ragionamento simile vale per la nostra professione di Rp. In qualche modo la nostra reputazione è in gran parte determinata dalle azioni di pochi professionisti immorali e/o semplicemente idioti e inconsapevoli. Ma quella che è probabilmente una piccola minoranza, con il suo comportamento e le sue azioni, oltre a essere rappresentata sulla maggior parte dei media, porta avanti i luoghi comuni, le etichette, le azioni e la reputazione, come per esempio quella degli spin doctor.
I media e la “mega moschea di Ground Zero”
Raramente i leader di ogni sorta si esimono dal biasimare, non qualche volta (ma il più delle volte) i media colpevoli di distorcere la realtà.
L’Imam Feisal non fa eccezione.
Con decenni di esperienza professionale, sono venuto a considerare questo un peccato intellettuale e un errore (anche se le distorsioni dei media sono un fatto), perché bisogna chiedersi perché che la distorsione ha luogo.
Nel caso dell’Imam, come lui stesso afferma: “Sono stato vittima di un rebrand da parte dei media. Quella che era conosciuta come l’ iniziativa Cordoba – un luogo di culto multinazionale e politeistico che include uno spazio dedicato alla preghiera islamica – è diventata molto rapidamente, agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, la “mega moschea di Ground Zero”.
Più tardi, durante una conversazione con Seth Faison della Sitrick and Company PR (che ha assistito il progetto Cordoba, con relazioni con i media e consulenti strategici su base pro bono) che l’attacco pubblico sul progetto della moschea di Cordoba è stato avviato da un’alleanza di destra formata da rappresentanti del movimento Tea Party, Fox News e dalla ben nota blogger conservatrice, Pamela Geller.
L’Imam Feisal si trovava all’estero quando è sorta la controversia e ha risposto solo quando è rientrato negli USA e ha preso appuntamento con Seth Faison. Nel frattempo, Faison era stato scelto dal team di Cordoba per dare una mano e diventare il punto di riferimento. Questi, come qualsiasi giovane studente di RP apprezza, ha creato un terreno fertile per il pieno successo di questo esercizio di rebranding di cui si lamenta oggi l’Imam Feisal.
Dopo la controversia e il rebranding
Oggi è molto più esperto e attento al valore delle relazioni pubbliche, cosa che conferma ancora una volta che le organizzazioni lo scoprono per lo più dopo crisi impreviste. Infatti questa fu una delle ragioni per cui egli ha accettato il ruolo di relatore principale al primo meeting mondiale delle Rp musulmane lo scorso dicembre.
Oggi è uno dei leader indiscussi della comunità mondiale dei musulmani moderati.
Nuovi progetti e relazioni pubbliche
Mentre la moschea di Cordoba continua ad affrontare alcuni ostacoli (“E’ un work in progress” è stata la sua risposta tranquilla), l’Imam Feisal si dedica con passione ad altri due progetti importanti. E questa volta, l’Imam fa sapere, sta ideando e adottando una politica di relazioni pubbliche fin dall’inizio.
Il suo libro di prossima uscita ne è un vivido esempio, e sicuramente sarà un grande successo. Ma le iniziative di relazioni pubbliche non sono solo legate alla convalida dei media per conto terzi.
“Uno dei miei obiettivi”, afferma l’Imam, "è quello di ‘spacchettare’ e discutere con la molto differenziata comunità islamica le componenti che costituiscono un’identità americana islamica. Ho imparato molto bene dal Progetto della Moschea di Ground Zero che il successo può essere raggiunto solo ‘spostando il discorso.’ Abbiamo bisogno di formare un movimento in grado di convincere i musulmani americani che tra le molte sfaccettature che hanno, ci sono più cose in comune che li distinguono positivamente rispetto ai pochi rumorosi e disperati estremisti, fondamentalisti e terroristi ".
Ho suggerito che il termine convincere deriva dal latino cum vincere, che è un concetto piuttosto diverso da quello della persuasione. L’Imam sembrava essere d’accordo con questa distinzione. “Spostando il ‘discorso’ e contando sui musulmani moderati per la diffusione della notizia, allora sarà possibile costituire un’identità specifica e ben caratterizzata dei musulmani in questo paese, molto diversa da quella che purtroppo è diventata così stereotipata in questo ultimo decennio,” dichiara l’Imam Feisal.
Il secondo progetto è di natura più globale e ha a che fare con la volontà di aiutare a sviluppare ed affermare una coalizione globale attiva dei moderati musulmani di tutti i paesi.
E’ stato molto gratificante ricevere conferma dall’Imam Feisal Abdul Rauf, che in queste iniziative ha preso a cuore le lezioni apprese dalla Casa Cordoba e dall’esperienza di Ground Zero, il che significa che le politiche di relazioni pubbliche e i programmi saranno sicuramente i pilastri in entrambi i progetti.
Potete seguire l’Imam Feisal Abd Rauf su Twitter.
Tratto da PR Conversations

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