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Information Technology: Italia in grave ritardo

04/07/2008

Dal rapporto Assinform-Confindustria sullo stato dell’IT emerge un Paese arretrato su tutti i fronti: banda larga, e-government, Internet, e-banking e commercio elettronico

Nell’innovazione tecnologica l’Italia è in “grave ritardo” rispetto agli altri paesi europei. È questo il quadro complessivo del settore IT che emerge dal Rapporto 2008 di Assinform, l’Associazione italiana dell’Information Technology di Confindustria. Le ragioni del gap, spiega il report, sono nella diffusa “scarsa coscienza della correlazione tra investimenti e produttività”. E la prova sta nei numeri registrati: nel 1998 il nostro Paese destinava all’innovazione l’1,5% del Prodotto Interno Lordo, a fronte di una media europea del 2,3%. Questa, dopo dieci anni si è portata al 2,8%, mentre in Italia la crescita è stata solo di due decimi di punto percentuale (1,7%).


Forti i toni usati da Ennio Lucarelli, Presidente di Assinform durante la presentazione del rapporto (lo scorso 30 giugno in diretta web). “Il sintomo più evidente delle regressione italiana è stato l’aumento del divario di produttività con gli altri Paesi europei – ha detto. Una delle cause strutturali, purtroppo ancora largamente sottovalutata, sta nel non aver investito per innovare l’Information Technology al fine di rilanciare l’economia. Dieci anni di spesa IT al di sotto della media europea – ha concluso – hanno reso la nostra economia rigida, limitandone le capacità di crescita e di reazione ai cambiamenti”.


È nel dettaglio che il rapporto registra le criticità del nostro sistema IT. Sono ancora pochi, ad esempio, i cittadini con una connessione a banda larga: il 17,, rispetto a una media europea del 20, e a picchi come quelli svedesi (31%) o del Regno Unito (25,8%). Ben piazzata è invece l’offerta italiana di e-government, sia ai cittadini (58% di enti attivi contro il 51% europeo), sia alle imprese (88% rispetto al 75% Ue). Purtroppo, però, mentre on line le imprese interagiscono in massa con la PA (84%), questa non riesce a coinvolgere i cittadini, tra i quali la fruizione non supera il 17%.


Sconfortanti anche i dati relativi al Web. Il 56% degli italiani non usa la Rete, in Europa solo il 40%. Solo il 12% fa Internet banking (la media Ue è del 25%). E il commercio elettronico conta poco più del 2% nel fatturato delle imprese italiane, contro l’11% nel resto del continente. In definitiva, secondo Assinform, a dare fiducia all’IT nazionale è un bagaglio di potenzialità inespresse e l’enorme capacità degli italiani di utilizzare la Rete (superiore di un punto alla media europea, 8%). Per questo l’associazione chiede “una politica di misure coerenti e sistematiche”, per abbattere il digital divide e accrescere l’alfabetizzazione informatica.


Rosario Vizzini – Redazione Cultur-e
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