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La comunicazione giudiziaria. Come vincere le cause perse

13/02/2014

Anche in Italia si iniziano a studiare le litigation PR: è da poco uscito nelle librerie un volume dedicato al tema, curato da _Francesco Sidoti_ e _Mariateresa Gammone._ Il commento di _Giovanni Landolfi._

di Giovanni Landolfi
E’ uscito da poco, presso Franco Angeli, il volume La comunicazione giudiziaria. Come vincere le cause perse, che costituisce la prima trattazione accademica in Italia sul tema della litigation communication. E’ il secondo numero della rivista Sicurezza e scienze sociali ed è stato curato da Francesco Sidoti, docente di criminologia e presidente del Corso di laurea in Scienze dell’Investigazione all’Università dell’Aquila, insieme con Mariateresa Gammone, ricercatrice presso lo stesso ateneo.
La comunicazione relativa ai procedimenti giudiziari ha una lunga tradizione negli Stati Uniti, ma in Italia non ha ancora assunto un profilo proprio, quindi il libro di Sidoti si rivela molto interessante in termini professionali e culturali, perché permette di contestualizzare la disciplina rispetto alla pubblicistica internazionale e all’interazione con un serie di ambiti poco frequentati dai comunicatori, come la magistratura, la sanità, l’investigazione.
Per prima cosa, il libro posiziona le litigation public relations rispetto al più ampio contesto della litigation communication, che ricomprende, per esempio, la comunicazione persuasiva dei pubblici ministeri all’interno dei processi (ne scrive il Procuratore Francesco Puleio), i limiti alla trasparenza imposti dalle norme sulla segretezza di alcuni atti della pubblica amministrazione, alcune casistiche peculiari, come la triangolazione tra medici, responsabilità legali e relazione con i pazienti. Tre testi entrano nello specifico del rapporto tra comunicazione e crimine (Giovanni Bechelloni), delle litigation Pr (Paolo Marsala) e della reputazione digitale (di cui scrivono due comunicatori, Sara Carminati e Fabrizio Stoppa, e un penalista, Luigi Vincenzo). Di grande profondità le riflessioni del giudice Ferdinando Imposimato sulla “giustizia mediatica”, la drammatizzazione degli eventi criminali e la pressione mediatica sull’amministrazione della giustizia.
La seconda parte del volume fornisce anche un’attenta rilettura di alcuni casi di grande attualità, come il caso Amanda Knox e il delitto di Perugia (scritto dallo stesso Sidoti) e il processo ai membri della Commissione grandi rischi per il terremoto dell’Aquila (Gammone), oltre al caso inglese di Madeleine McCann, la bambina di tre anni scomparsa nel 2007 mentre era in vacanza con i genitori (a cura di due giornalisti e docenti inglesi, Chris Greer e Eugene McLaughlin). In tutti i casi presentati viene analizzato il comportamento dei media, l’interazione con l’iter giudiziario, l’attivismo in termini di litigation Pr, il ruolo dei media on line e le reazioni dei diversi segmenti dell’opinione pubblica: contributi istruttivi sia per le modalità con cui vengono affrontati sia per la ricchezza dell’apparato bibliografico, che rappresenta sicuramente uno dei maggiori valori del libro.
Il volume si chiude sulla cronaca di un convegno internazionale a Varsavia, nel 2012, dedicato a Giovanni Falcone, in cui sono messi a raffronto la campagna diffamatoria di cui il giudice fu vittima e la sua eccezionale reputazione internazionale, che ne ha fatto un modello per l’Fbi.
La comunicazione giudiziaria
Come vincere le cause perse
a cura di Francesco Sidoti e Mariateresa Gammone
Sicurezza e Scienze Sociali,
Anno I, n. 2, maggio/agosto 2013,
Franco Angeli,
pp. 200, € 30,00

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