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La Ferpi e le nuove aree professionali: la comunicazione delle professioni

18/07/2006

Programma e obiettivi del Gruppo di Lavoro dedicato alle nuove opportunità offerte ai Relatori Pubblici dal decreto Bersani sulla competitività. Ecco il progetto proposto dal nostro consigliere Giampietro Vecchiato, con i primi documenti di base firmati da Enzo Napolitano, Silvia Hodges e Giulia Picchi.

Progetto: COMUNICARE LE PROFESSIONIIl decreto Bersani sulla competitività: il marketing, la comunicazione e le relazioni pubbliche1. PresentazioneAnche se come relatori pubblici avremmo potuto non aspettare il decreto Bersani per individuare un'area di new business, il pacchetto messo a punto dal Governo Prodi si presenta come un'interessante opportunità per tutti i comunicatori.Gli aspetti più stimolanti introdotti dal decreto riguardano gli studi professionali che, dalla sua entrata in vigore, potranno farsi pubblicità.Tutti gli statuti, i codici deontologici, i regolamenti, dei diversi albi professionali vietavano infatti ogni forma di pubblicità per gli studi professionali. Anche "semplici" strumenti di comunicazione - basti pensare alle brochure e al sito internet - erano quasi sempre vietati e/o soggetti a così tante restrizioni da renderli quasi irrealizzabili. Alcuni studi "illuminati" (avvocati e commercialisti in particolare), quasi sempre di origine anglosassone, avevano imparato ad aggirare l'ostacolo utilizzando tecniche di marketing e, soprattutto, strumenti di relazioni pubbliche. Non mi interessa entrare nella discussione se siano più utili per il successo degli studi e delle professioni la pubblicità, le relazioni pubbliche o il marketing. Sicuramente la possibilità di farsi pubblicità apre opportunità di lavoro al mondo dei creativi e dei pubblicitari ma, soprattutto da un punto di vista dell'approccio culturale e strategico alla comunicazione, apre stimolanti occasioni di business per i relatori pubblici e contribuisce alla creazione di una nuova area di intervento professionale. Penso infatti ad alcuni specifici settori di intervento considerati strategici dalle relazioni pubbliche come la comunicazione istituzionale, la comunicazione interna e organizzativa, la lobby e i public affairs, la responsabilità e il bilancio sociale, la comunicazione interpersonale e le abilità di negoziazione, la comunicazione di marketing, la customer satisfaction, il direct marketing; ma anche ad alcuni "strumenti" quali: l'ufficio stampa, l'organizzazione di eventi (inaugurazioni, presentazioni di libri, workshop, seminari, ecc.), sponsorizzazioni, ecc...Una buona comunicazione contribuisce a rafforzare la credibilità della professione e la fiducia dei clienti verso i singoli studi e/o professionisti. Il messaggio che come professionisti della comunicazione dobbiamo inviare alle professioni intellettuali è quindi così sintetizzabile: chi non comunica è fuori gioco. Va però precisato che la capacità di comunicare non è competenza esclusiva di chi si occupa professionalmente di comunicazione sia esso pubblicitario, relatore pubblico o giornalista ma un'abilità richiesta a tutte le organizzazioni (pubbliche e private, profit e non profit) così come ai professionisti. Un'abilità che deve arricchire il bagaglio di competenze personali dei singoli (vedi: public speaking, media training, scrittura efficace, ecc...) per fare meglio la propria attività e competere con più efficacia sul mercato globale, che deve però essere affiancata da strutture specializzate e competenti (non necessariamente o quanto meno non esclusivamente, da agenzie di pubblicità). Si tratta di una nuova sfida per i comunicatori ed in particolare per i professionisti delle relazioni pubbliche. La cultura professionale tradizionale si fondava quasi esclusivamente sulla competenza tecnica, delegando allo status sociale, ereditato e/o acquisito, la capacità di comunicare. Oggi - anche se va ribadito che il decreto Bersani ha solamente accelerato un processo e reso manifesto e consapevole quello che le strutture professionali più accorte attuavano già da tempo - le tradizionali strategie per vincere la sfida della complessità non sono più sufficienti. La colonna portante dell'attività professionale è sempre stata il saper fare.Oggi, al saper fare bisogna affiancare anche il saper comunicare. "Fare bene e farlo sapere", il vecchio motto dei comunicatori americani, ben si addice anche alle professioni. In altre parole, per la situazione di oggi, non bastano più né l'improvvisazione né il ruolo sociale ed economico da sempre esercitato dalle professioni nella società in situazione di monopolio. I professionisti potevano non comunicare finché la struttura sociale ed economica era semplice, il professionista stesso poteva seguire in prima persona tutte le fasi del processo di erogazione del servizio e la legislazione gli affidava una rendita di posizione che lo tutelava da eventuali attacchi dei concorrenti.Oggi che le parole d'ordine sono economia della conoscenza, sistema delle informazioni, complessità, economia relazionale e globalizzazione, è indispensabile, da una parte attrezzare con abilità comunicative e relazionali i singoli professionisti; dall'altra, che gli studi professionali scelgano di appoggiarsi a strutture e a professionisti cui affidare la comunicazione dell'attività e della professione. Con una visione e un approccio completamente nuovo che valorizza ancora di più il "pacchetto competitività": al centro del sistema non c'è più il singolo studio e/o il singolo professionista ma il cliente-consumatore-utente, con il quale è fondamentale costruire relazioni basate sulla competenza, sulla reputazione e sulla fiducia. Oggi possiamo con certezza affermare che nel nostro Paese ci sono le professionalità e le competenze per affiancare il sistema delle professioni nella sua crescita e accompagnarlo, con strumenti manageriali, organizzativi e comunicativi, nella gestione di nuovi livelli di complessità.2. Il progetto operativo: la domanda e l'offerta di comunicazione 
L'idea-guida è quella di creare entro la fine di agosto un Working Group (WG) che si occupi del nuovo settore e lo trasformi in una concreta opportunità di ricerca e di business per i soci FERPI. Il WG, dopo aver inquadrato il settore e le sue specificità, predisporrà un dossier (una sorta di "libro bianco") sulla comunicazione degli studi professionali all'interno del quale cercherà di delineare i contenuti di un'offerta di comunicazione di marketing articolata e coerente con le esigenze del settore. Obiettivo del WG è: discutere e presentare il dossier agli Ordini Professionali e alle professioni non riconosciute (la "domanda" di comunicazione), nel corso di un convegno nazionale da organizzare per la fine 2006 e/o primi mesi 2007.Il convegno dovrebbe essere l'occasione per presentare i professionisti del settore alle diverse associazioni professionali e per candidare FERPI ad un ruolo di partner attivo a tutti i livelli.3. Il Coordinatore del progetto e la costituzione del Working GroupCoordinatore:Giampietro Vecchiato, Consigliere Nazionale FERPIemail: piero@prconsulting.ittel. 049.660.405Per aderire al working group:E' sufficiente spedire una mail di adesione con cognome e nome, indirizzo mail e telefono al Coordinatore del progetto e/o al Direttore della FERPI, Valentina Pasolini: pasolini.direzione@ferpi.it
 4. Documenti di base
4.1 Il decreto Bersani e le relazioni pubbliche di Giampietro Vecchiato4.2 Quale marketing per i piccoli studi professionali? Cinque milioni di professionisti italiani alle prese con la liberalizzazione di Enzo Mario Napolitano 4.3 Marketing e pubblicità: ecco le differenze di Silvia Hodges e Giulia Picchi5. PartnershipPrima dell'organizzazione del convegno sarà valutata l'opportunità di avviare un confronto e/o una collaborazione con alcune associazioni del mondo della comunicazione (Assorel, TP-Pubblicitari Professionisti, Unicom in particolare) per la costruzione di una comune piattaforma di lavoro da proporre alle organizzazioni professionali. 

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