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La Ferpi necessita di un'attività sistematica di relazioni pubbliche

17/05/2005

Un intervento di Giancarlo Panico.

Passeggiando per gli stand del Forum della Pubblica Amministrazione, che si è svolto dal 9 al 13 maggio scorsi alla Fiera di Roma, con un po' di meraviglia ma tanto, tanto, orgoglio mi sono imbattuto in una copia del bilancio sociale della Città di Torino fregiata di un bollino dell'Oscar di Bilancio. Un fatto che, come ho potuto, notare, recandomi poi allo stand del capoluogo piemontese, ha destato molto interesse in tutti coloro (tanti) che hanno avuto modo di visionare o prendere una copia del bilancio sociale. Il giorno seguente ho visitato nuovamente tutti gli stand di Forum PA e non ho trovato nessun altra iniziativa: brochure, opuscolo, depliant, che recasse una qualche forma di riconoscimento sulla copertina. Non so se è stata voluta dagli organizzatori dell'Oscar di bilancio o da Anna Martina, la vulcanica dirigente del Settore Comunicazione del Comune di Torino che per tanti anni è stata animatrice della prestigiosa manifestazione, sicuramente è stata una buona idea. Idea che deve diventare prassi. Proviamo a chiedere alla facoltà di scienze della comunicazione che hanno ricevuto il bollino di qualità (promosso dalla consulta educational) di fregiarsene su materiale promozionale, nelle presentazioni ufficiali, sui prodotti editoriali. Bisogna pensare, insomma, ad una seria politica di promozione dell'attività di Ferpi, delle sue iniziative, dei prodotti editoriali. Se non esiste forse sarebbe il caso di pensare anche ad un piano di identità visuale. Da diffondere a tutti i partners. Come ho avuto modo di dire anche a Roma nell'aprile scorso, in occasione dell'assemblea programmatica, bisognerebbe iniziare a pensare la Ferpi come una delle tante organizzazioni, pubbliche o private, per le quali lavoriamo e dunque sviluppare e avviare un adeguato progetto di comunicazione, un piano strategico per diffondere e promuovere la mission di Ferpi. Conosciamo i nostri pubblici, gli stakeholder, gli influenti e gli opinion leader che potrebbero darci una mano? Forse si, ma li consideriamo adeguatamente come tali.Li sentiamo periodicamente, li incontriamo, gli facciamo giungere o gli sottoponiamo le nostre idee? Per ciò che è stato fatto in questi anni mi sento penso di poter rispondere di si. Il mio dubbio è che questo tipo di attività sia fatto in modo sistematico. Naturalmente sono il primo a rendermi disponibile a lavorarci.Giancarlo Panico

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