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L'eredità dell'Esposizione Universale

05/11/2015

Pasquale Maria Cioffi

Con la chiusura del 31 ottobre si è concluso quello che resterà a lungo il più grande evento organizzato nel nostro Paese. Il ruolo di Ferpi è adesso quello di non far disperdere questa straordinaria esperienza e di lasciare una testimonianza, di costruire un racconto complessivo utile a tutti coloro che lavorano, studiano o si interessano alle dinamiche della comunicazione. La riflessione del Delegato Ferpi a Expo, Pasquale Maria Cioffi.

 

La “Closing Ceremony” di Expo 2015 si è conclusa con fuochi di artificio che partivano dai più lati dell’ormai famoso Decumano. Il plauso per il successo della manifestazione è stato allo stesso modo bipartisan e per tutta la giornata si sono susseguite dichiarazioni in cui veniva rimarcato il grande successo dell’Italia che sa raggiungere i propri obiettivi meglio degli altri. Citiamo tra tutte quella del Capo dello Stato Mattarella. “La sfida dell'Expo è stata vinta. È stata vinta da un'Italia che, quando si unisce in un impegno comune, evitando che le naturali diversità producano eccessi di antagonismo, sa esprimere grandi doti e mostrare al mondo le sue originali qualità”.

Considerando che con la chiusura del 31 ottobre si è concluso quello che – comunque - resterà a lungo il più grande evento organizzato nel nostro Paese, è doverosa una valutazione dei risultati ottenuti rispetto agli investimenti, alle aspettative e alle potenzialità emerse.

Sicuramente nei prossimi mesi verranno sviluppate, e saranno presentate, numerose analisi dei dati che via via emergeranno come ad esempio il reale numero dei visitatori, gli incassi dalla vendita dei biglietti, l’attinenza al tema, l’eredità per Milano e il Paese.

È ipotizzabile che quell’immagine di unità e capacità di marciare insieme delle istituzioni con i mondi della cultura, del sociale e dell’impresa che ha caratterizzato l’Italia nei sei mesi dell’Esposizione Universale si sfalderà in tanti “ma”, “bah” e “ben altro”. Probabilmente i giudizi saranno influenzati dalle dinamiche elettorali come dall’eventuale candidatura del Ceo di “Expo 2015 Spa” Giuseppe Sala. Si comincia già ad affermare che “Expo ormai è andata, concentriamoci sul cosa fare delle aree” (tema importante, ma di diversa natura).

Noi stessi Comunicatori che abbiamo visitato per lavoro, interesse personale o solo curiosità Expo 2015 ne siamo usciti con impressioni differenti e giudizi distanti. Da parte mia ho vissuto Expo negli ultimi sei anni con passione, fiducia, delusione, qualche rammarico ed entusiasmo. Adesso posso affermare che vivere Expo tra maggio e ottobre, pur se non in modo totalizzante e da esterno all’organizzazione, è stata un’esperienza straordinaria sotto il profilo professionale, culturale e umano.

Sarebbe interessante condividere le impressioni con i tanti colleghi che hanno “vissuto” Expo, e conto lo faremo, ma quali Soci Ferpi abbiamo a mio avviso in primis il dovere di riflettere su come è stata colta questa occasione dalle imprese, istituzioni e associazioni di categoria “Per Comunicare”.

La gran parte degli investimenti pubblici e privati in Expo 2015 aveva proprio questa finalità: Comunicare!

L’Esposizione di Milano è stata anche associata alla vendita di biglietti, di cibo, in primis, di merchandising e souvenir da tutto il mondo, ma il fatturato globale delle vendite copre solo una minima parte dei costi dei Padiglioni di Paesi e Corporate e non sono nemmeno raffrontabili con l’investimento Pubblico e del Sistema Paese.

Le aziende Partner e Sponsor hanno svolto un ruolo fondamentale per la riuscita di Expo 2015, ma questo dato è emerso solo parzialmente nel dibattito su media e social.

A capo di molti dei padiglioni e delle iniziative tantissime imprese coinvolte a vario titolo vi sono stati spesso proprio dei comunicatori.  Il ruolo di Ferpi è adesso quello di non far disperdere questa sì straordinaria esperienza, ma di lasciare una testimonianza, di costruire un racconto complessivo utile a tutti coloro che lavorano, studiano o si interessano alle dinamiche della comunicazione.

Com’è stato colto questo Grande Evento da chi ha scelto di “comunicarsi” al suo interno? Qual è stato il bilancio finale rispetto agli investimenti effettuati e ai risultati inizialmente attesi? Sono questi alcuni dei quesiti cui cercheremo di rispondere dandoci un primo appuntamento a dicembre per una prima riflessione, ancora “a caldo”, da cui far partire un ciclo di incontri, di lezioni aperte per costruire insieme un bilancio complessivo - dato dalla sommatoria delle singole esperienze - da cui poter trarre quella che per noi comunicatori resterà la “vera eredità di Expo”.

 

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