Ferpi > News > La mente finanziaria: economia e psicologia al servizio dell’investitore (e del comunicatore)

La mente finanziaria: economia e psicologia al servizio dell’investitore (e del comunicatore)

24/01/2012

L'investitore è veramente così freddo e razionale? Gli strumenti che utilizza, apparentemente così razionali, lo sono davvero? La psicologia mostra che nella realtà l'investitore non è un lucido calcolatore ma un "soggetto emotivo" perché dotato di razionalità limitata. È quindi essenziale che chi investe allarghi le proprie conoscenze finanziarie ai processi cognitivi. Un punto di vista particolare raccontato da _Giampietro Vecchiato._

di Giampietro Vecchiato
Il volume presenta e approfondisce il tema della finanza comportamentale, ovverosia la disciplina che mette in relazione la finanza con la psicologia cognitiva e sociale. Tradizionalmente l’economia classica si è poco interessata alle caratteristiche degli individui che prendono decisioni di investimento ma si è limitata a concepire un “agente ideale” caratterizzato dalla capacità di decidere in modo razionale. Inoltre l’interesse non era rivolto verso la procedura seguita per raggiungere una determinata decisione ma solamente verso l’esito finale: decisione razionale o meno. Tuttavia, a partire dalla scoperta di una serie di paradossi decisionali, negli ultimi 30 anni sono state sempre più numerose le dimostrazioni di comportamenti non coerenti con le teorie economiche classiche. La finanza classica indice il modo più appropriato di prendere una decisione in termini di potenziale guadagno economico, tuttavia il comportamento effettivo delle persone è raramente conforme ai principi di razionalità che guidano gli agenti razionali. Ciò dipende in modo fondamentale dalle limitazioni del nostro sistema cognitivo che ci impedisce di elaborare grandi quantità di informazioni allo stesso momento e ci costringe a spezzare problemi complessi come la creazione di portafogli di investimento razionali in diversi sottoproblemi. Le emozioni poi ci impediscono di seguire il piano d’azione stabilito a freddo e ci inducono ad utilizzare strategie semplificate basate sull’intuizione. A volte l’intuizione permette di ottenere risultati soddisfacenti, molte altre volte ci porta a fare errori grossolani. Per questo motivo è fondamentale studiare i processi cognitivi degli investitori reali per capire dove si discostano dagli agenti razionali astratti e quali effetti i loro comportamenti hanno per i singoli investitori ma anche per l’andamento generale dei mercati finanziari (ad esempio in relazione al formarsi ed allo scoppio delle bolle speculative).
Nel volume La mente finanziaria gli autori partono da queste basi generali relative alle diverse osservazioni fatte dalle teorie economiche e psicologiche per approfondire gli aspetti legati alle scelte d’investimento e all’andamento dei mercati. Il primo capitolo introduce l’integrazione tra finanza classica e psicologia cognitiva, mentre il secondo capitolo affronta il tema della ricerca ed elaborazione delle informazioni. I mercati finanziari sono caratterizzati da una quantità di informazioni che è decisamente superiore alla capacità del nostro sistema cognitivo di gestirle in modo efficace. Di conseguenza, non potendo assorbire tutte le notizie, gli investitori sono costretti ad utilizzare delle strategie automatiche di selezione delle informazioni. Da ciò derivano alcuni errori sistematici come quello di investire sui fondi azionari che hanno ottenuto i migliori rendimenti nel recente passato, che sono però anche quelli che hanno maggior probabilità di non battere il mercato nel periodo immediatamente successivo.
I capitoli dal 3 al 6 affrontano i passi fondamentali per la creazione di una strategia di investimento vincente e descrivono le ragioni per cui molti investitori non sono in grado di massimizzare le performance dei loro investimenti. Il capitolo 3 affronta il tema della percezione del rischio, un tema fondamentale visto che la percezione (soggettiva) delle persone è spesso incoerente rispetto alle valutazioni degli analisti basate su calcoli matematici (oggettivi) del rischio di un investimento. Inoltre, l’investitore tende ad usare delle valutazioni basate su stereotipi (ad esempio, l’idea che le obbligazioni sono sempre sicure e le azioni sempre rischiose) che non sono necessariamente corrette. Il capitolo 4 si concentra sul tema del rendimento atteso e in particolare sulla difficoltà che molti di noi hanno nel associare una performance migliore a strumenti di investimento più rischiosi. Dove la finanza parla di “correlazione positiva” tra rischio e rendimento, gli investitori percepiscono invece una relazione negativa. All’aumentare del rischi si aspettano una diminuzione del rendimento. Il capitolo 5 parla della diversificazione di portafoglio. Secondo le teorie finanziarie classiche la cosa migliore è diversificare il più possibile, tuttavia anche in questo caso l’investitore segue le teorie non in modo sistematico ma in modo naif. Ad esempio, molti investitori pensano che diversificare significhi semplicemente dividere il proprio investimento tra quante più alternative possibile perdendo però di vista il bilanciamento del portafoglio che avevano in mente. Oppure si scordano di valutare l’andamento dei loro investimenti in modo complessivo e si preoccupano per un titolo che perde quando in realtà una perdita potrebbe essere compensata dai guadagni ottenuti da altri strumenti su cui investono. Il capitolo 6, invece, affronta un tema cruciale per molti investitori, ovverosia quello dell’orizzonte temporale. Come è meglio investire se l’obiettivo è quello di integrare la mia futura pensione? E come è meglio investire se i soldi mi servono tra qualche anno per estinguere il mutuo? Nel caso particolare degli investimenti a lungo termine è emerso che molti investitori tendono a ritardare ad oltranza la pianificazione di questi investimenti con la conseguenza di non essere poi in grado di risparmiare la somma di denaro alla quale puntavano.
Infine, l’ultimo capitolo affronta il tema del trading ovverosia l’investimento su singoli titoli azionari con finalità di tipo speculativo a breve termine. Da un punto di vista psicologico, questo capitolo descrive fenomeni come l’effetto di disposizione dovuto alla tendenza degli investitori a tenere in portafoglio titoli che stanno perdendo, mentre allo stesso tempo vendono troppo rapidamente quelli che stanno guadagnando (perdendo così l’occasione di guadagnare di più). Inoltre, gli investitori, ed in particolare coloro che fanno trading, tendono spesso ad essere eccessivamente sicuri delle proprie capacità e della propria abilità di influenzare il mercato.
Concludendo, il volume fornisce una ampia rassegna delle ricerche alla base delle teorie finanziarie classiche e dei dati successivi che hanno reso ormai inevitabile una revisione di queste teorie a partire da ciò che è emerso negli studi psicologici.
Gli andamenti dei mercati finanziari mondiali negli ultimi anni caratterizzati da estrema volatilità sono in molti casi slegate da mere valutazioni tecniche relative ai fondamentali di aziende e stati. Proprio questi fatti recenti sono una dimostrazione della necessità di creare nuovi modelli teorici che includano le caratteristiche di ragionamento degli investitori reali. Inoltre è necessario, come viene anche descritto nel volume, creare le condizioni che rendano meno probabili gli errori di valutazione da parte degli investitori.
Il volume è destinato a tutti coloro che vogliono capire meglio come funziona il nostro cervello e come migliorare l’efficacia della propria strategia di investimento. La struttura del volume è tale che anche chi non ha dimestichezza con le teorie finanziare classiche potrà leggerlo e capire perché commette degli errori. Ogni capitolo è strutturato in tre sezioni. La prima sezione presenta la trattazione classica dell’argomento a cui il capitolo è dedicato. La seconda sezione presenta i risultati degli studi psicologici. Infine, la terza sezione fornisce degli spunti applicativi. Per fare meglio, in modo responsabile e consapevole. Un volume che aiuta i comunicatori (in particolare chi si occupa di “comunicazione finanziaria”) a conoscere meglio i processi decisionali utilizzati dagli investitori.

La mente finanziaria
Economia e psicologia al servizio dell’investitore
R. Ferretti, E. Rubaltelli, R. Rumiati
Il Mulino Editore, 2011
pp. 312, 28,00 €

COMMENTI

Eventi