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La pervasività dei social network

05/04/2011

Il web e i social media sono sempre più presenti nella vita di ciascuno di noi. Talvolta in maniera "pericolosa" se si perde di vista che Internet è uno strumento utile, perfino indispansabile, ma tale deve restare perchè le relazioni umane sono comunque più importanti. La riflessione di _Matteo Bianconi._

di Matteo Bianconi
Anticipo: non è successo niente di sconvolgente. O meglio, tutto gira come sempre: un giorno sì e un giorno pure nasce una nuova piattaforma o algoritmo, le guerre social(i) tra i big continuano sull’onda dei servizi e Facebook regna ancora incontrastato. È una nuova era, è la verità, ci sono nuove abitudini e non solo in ambito commerciale (che ha bisogno di certo di un diverso approccio, ma questa è un’altra storia). Tra lavoro e vita privata quello che noto è una generale mistificazione dell’esistenza, ecco. Detta così la faccenda suona poco chiara, lo ammetto, tanto vale fare qualche esempio. Non vi è mai capitato di litigare per un messaggio scritto su Facebook da amico/fidanzata/familiare? O per i – detestabili – tag impressi click dopo click su ogni fotografia caricata? O magari peggio, siete tra i pochi licenziati per una foto compromettente pubblicata online? Mai visto aziende cancellare punti di vista o rispondere in maniera ambigua a commenti più o meno leciti? Se non vi è mai successo nulla di tutto questo, mandatemi una cartolina: vi raggiungerò al più presto.
Se non vi è mai successo nulla di questo, significa infatti che la follia 2.0 non ha raggiunto i confini della vostra città. Capiamoci: gli stili di vita sono cambiati e il virtuale è entrato di fatto a fare parte delle rispettive esistenze… ma questo non significa legittimare comportamenti deviati e devianti, mettiamola così. La relatività ai tempi dei social media è stata applicata prima come norma e poi cambiata in itinere: tutto è lecito, tanto sono “solo” input, no? No. Sbagliato.
Questo vuole essere una denuncia verso noi stessi: non è vero che i social network sono pericolosi e che veicolano comportamenti pericolosi, come negli ultimi giorni la stampa sembra incitare. Bambini depressi perché hanno pochi amici sui profili, coppie che divorziano per flirt online, messaggi inneggianti alla violenza e così via. “Al lupo! Al lupo!”. Denunciamoci perché ci stiamo dimenticando che Internet è e deve rimanere uno strumento. La vita non la scandiscono i pixel, le decisioni non le prendono le banche dati, la passione è nel sangue, non nella banda larga.
Siamo arrivati al parossismo: per stare bene dobbiamo inventarci qualcosa che dal nulla passa a reale. Ancora poco chiaro? Bene, ecco un altro esempio. Proprio l’altro giorno ho scoperto che la donna perfetta esiste… ed è offerta da cloudgirlfriend.com. No, non sto parlando di cyber-escort, ma di un semplice servizio che in quattro passi ci fornisce la ragazza perfetta da associare al nostro profilo di Facebook. Primo, definisci la tua ragazza ideale. Secondo, viene creata su server. Tre, connettiti e interagisci pubblicamente con lei sui social network che preferisci. Quattro, goditi la tua relazione a distanza con la donna perfetta. Che non esiste. Non è cattiveria, eh.
In meno di un anno ho allacciato ottime relazioni e creato progetti, nati dalla Rete. Ho conosciuto personaggi stimolanti che dal lavoro sono passati a essere amici. Lo stesso direttore di questa testata, tanto per dirne uno. Spot & Web per esempio è nato e cresciuto su Internet, che rimane strumento attraverso il quale raccontare storie, personaggi e approfondimenti. Siamo sempre noi i protagonisti, non abbiamo bisogno di ragazze fantasma, promesse indicizzate, notifiche da incubo…
Sono dell’opinione che si possa utilizzare il lato migliore del virtuale senza dover per forza sfociare nel peggiore. Le critiche, gli sgarbi o le crisi possono essere trattate molto più tranquillamente online che nel quotidiano, in realtà. E diciamocelo: non possiamo arrabbiarci per un “mi piace” di troppo, una parola mal interpretata e qualche foto. A meno che non si tratti di Bunga Bunga, ma anche questa è un’altra – triste – storia.
Non voglio minimizzare il ruolo dei social media all’interno della società, anzi, come ho detto all’inizio ormai questi network sono entrati di fatto nelle abitudini collettive. Credo sia però importante ricordare quanto più fondamentali siano le relazioni umane dal vivo. Se la Rete può generare incontro e confronto, be’, il resto tocca sempre a noi e alle nostre scelte. Mistificare l’esistenza con una lente chiamata social fa male alla salute. Mi piacerebbe lanciare un’iniziativa controversa, una specie di Earth Hour Day – quando bisognava spegnere tutte le luci ed elettrodomestici per un’ora – in versione 2.0 e con protagonisti i vari Facebook, Twitter, Youtube e quant’altro. Ridimensioniamo le nostre vicende e non apriamo i social network per un’intera ora o un intero giorno. Se l’idea vi turba, fatevi delle domande. Però le risposte trovatele davanti a una buona birra con amici, una cena con il partner, un pomeriggio in famiglia. Perché così è la realtà. Se vi pare.
Tratto da Pragmatiko

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