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La valorizzazione dei beni culturali passa per la televisione

30/01/2013

Invitati dalla British School at Rome e dalla trasmissione di Rai Uno, _Heritage, viaggio nel patrimonio dell’Umanità,_ lo scorso 24 gennaio, alcuni tra i maggiori specialisti internazionali si sono confrontati, nel corso del convegno curato da _Elisa Greco_ e alla presenza del Ministro per i Beni Culturali, _Lorenzo Ornaghi,_ sul tema _Tv advocacy per i beni culturali: ottenere il sostegno dei mass media._

di Giancarlo Strocchia
La valorizzazione dei Beni Culturali, un capitolo ancora aperto nel nostro Paese, una prospettiva con grandi potenzialità ma su cui grava la sempre più esigua disponibilità di risorse. E’ il tema del ruolo sociale ed economico del patrimonio artistico italiano e mondiale e del supporto che i mezzi di comunicazione di massa, televisione in testa, possono offrire per sostenere il recupero e la rivalutazione di questa che può diventare sempre più fonte di reddito e occupazione per il nostro Paese.
A confrontarsi, giovedì 24 gennaio, invitati dalla British School at Rome (Accademia Britannica di Archeologia, Storia e Belle Arti) e dalla trasmissione Heritage, viaggio nel patrimonio dell’Umanità, alcuni tra i maggiori specialisti internazionali nel corso del convegno dal titolo Tv advocacy per i beni culturali: ottenere il sostegno dei mass media, curato da Elisa Greco. Un appuntamento che ha visto la partecipazione del Ministro per i Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, oltre ad esperti del settore, esponenti dell’associazionismo specializzato e dei mezzi di informazione impegnati a definire modalità di interrelazione tra chi è deputato alla gestione di questo immenso patrimonio e chi, attraverso il proprio mandato professionale, può contribuire a radicare, all’interno della comunità civile, il senso dell’importanza di questa risorsa oltre ad assicurare ai beni culturali nuove forme di supporto, da attività di volontariato dalle comunità locali all’impegno concreto del settore privato, filantropico e commerciale.
Aprendo il convegno, Christopher Smith, direttore della British School at Rome, ha voluto dare risalto alla partecipazione qualificata e competente di tutti gli intervenuti “indice dell’estremo interesse che l’argomento suscita su un numero sempre più ampio di interlocutori e della sensibilità che risiede nell’opinione pubblica e di cui la British School è lieta di farsi portavoce”. Nel suo intervento di saluto il Ministro, Lorenzo Ornaghi ha evidenziato come “il trasferimento della conoscenza sui beni culturali, se agito in maniera responsabile, competente e chiaro, rende un grande servizio alla tutela dei beni artistici sotto molteplici aspetti. Comprendere il ruolo e la rilevanza che per un Paese come il nostro ma, in generale, per l’intera comunità internazionale rappresenta il patrimonio storico-artistico significa non solo estendere l’orizzonte di senso che caratterizza l’esistenza di ognuno di noi ma anche contribuire a diffondere una cultura del rispetto a tutto vantaggio della tutela e della valorizzazione di questa eredità anche da un punto di vista economico”. Il confronto è entrato nel vivo con l’intervento di Giovanna Milella, Segretario Generale del Prix Italia della Rai, un luogo “eletto” dove dal 1948 (la prima edizione, a Capri nel 1948, era dedicata a progetti radiofonici) viene presentato e segnalato il meglio delle produzioni radiotelevisive e web mondiale. Cultura e qualità che trovano una piattaforma comune, un binomio che può funzionare da volano per sostenere l’incontro tra soggetti privati illuminati e progetti di recupero di valore. E’ ciò che ha realizzato la Fondazione Packard con l’Herculaneum Conservation Project il cui direttore, Andrew Wallace-Hadrill, ha voluto rimarcare come, sul modello di Ercolano, esempio virtuoso di tutela e fruibilità, si può intervenire su Pompei sottolineando come “la sfida non è valorizzare l’area di Pompei, che è la più famosa del mondo, ma quella di trasmettere i messaggi giusti, creando delle partnership di valore”.
Graham Ellis, direttore dell’Audio and Music Group della BBC, si dice convinto che “esempi come il Fai e l’Herculaneum Project dimostrano come, quando le partnership tra istituzioni e mass media sono improntate all’autenticità e alla competenza, l’eredità tramandata dai beni artistici esce dall’ombra e incontra l’interesse popolare. Un caso eclatante, in questo senso – afferma Ellis – è la collaborazione tra BBC e British Museum concretizzatasi nella trasmissione radiofonica dal titolo ‘100 Objects – History of the World’ che, grazie anche all’intervento del web, ha mobilitato oltre 3 milioni di ascoltatori e 30 milioni di download”.
Armando Massarenti, giornalista responsabile di Il Sole 24 Ore-Domenica, alimenta il dibattito evidenziando come nella scuola italiana, dove dovrebbero essere poste le basi per lo sviluppo di una consapevolezza collettiva sull’importanza dell’eredità artistica e culturale, non esistono veri programmi di approccio alla cultura. “Se a questo si coniuga il declino della ricerca collegata ai beni culturali – rimarca Massarenti – allora il rischio di una dispersione di risorse e possibilità diventa reale”. Nel corso del panel di confronto Sofia Bosco, responsabile per le Relazioni Istituzionali del Fai, il Fondo Ambiente Italiano, ha fatto cenno all’iniziativa “Le primarie della cultura” che ha mobilitato sul web oltre 50.000 persone e che rappresenta, a detta della Bosco, “un esempio chiaro di come i mezzi di comunicazione siano in grado di coinvolgere un numero sempre più ampio di interlocutori e di potenziali sostenitori della cultura del recupero artistico”. Intervenendo sui linguaggi che la televisione può utilizzare per parlare di beni culturali Judith Arris, giornalista internazionale che collabora con alcune tra le più importanti testate britanniche e statunitensi, osserva come “la forma del docu-drama o del reality, sulla falsariga del programma americano Digging the America, seppure con i dovuti aggiustamenti, potrebbero rappresentare il futuro per raggiungere un pubblico sempre più vasto, così come, nel caso di Internet, per le Ted Talks”.
Mario Lolli Ghetti, architetto e già direttore generale del Ministero dei Beni Culturali, osserva come “a fronte dei tagli alla cultura si rileva una generale disconoscenza del nostro patrimonio e del fatto, ad esempio, che l’Italia detiene il maggior numero di siti e opere inserite nel Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. “Conservare è conoscere, divulgare, far sapere, insegnare la praticità dell’arte. Le trasmissioni televisive o i giornali hanno il mandato di comunicare l’immenso patrimonio italiano, prodotto della nostra identità, della nostra cultura”. Marisa Ranieri Panetta, archeologa e giornalista de L’Espresso, ideatrice del Capitello d’Oro, ha voluto riprendere le parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, pronunciate in occasione degli Stati Generali della Cultura a Roma secondo cui “la cultura non può subire tagli lineari e indiscriminati”. Ai beni culturali si riconosce un valore sociale, ha ricordato la Panetta, e la richiesta di fruizione e valorizzazione è crescente. Philippe Ridet, corrispondente per il quotidiano francese Le Monde, ricorda che “l’ampiezza del patrimonio artistico italiano non è esattamente percepito all’estero, e quindi sono difficile da spiegare le problematiche di gestione che il Paese deve affrontare” E poi lancia l’idea di una tobin tax per l’arte italiana secondo cui “ogni passeggero aereo in viaggio per l’Italia potrebbe versare una tassa per il sostegno dell’arte italiana”. “Il problema italiano – rimarca Ridet – è la mancanza di una regolamentazione fiscale che consenta la detrazione delle donazioni elargite dalle persone fisiche”. Nel suo intervento al termine della proiezione di una selezioni di immagini dal programma di Rai Uno, Heritage, viaggio nel patrimonio dell’Umanità, Federico Fazzuoli, autore del programma insieme a Marco Ravaglioli e Elisa Greco, che ha coordinato lo stesso convegno, ha sottolineato come “le radici storiche di un popolo devono diventare patrimonio condiviso da tutta la collettività per costituire la base di un comune sentire. Sono necessarie quindi trasmissioni “popolari”, dirette a tutti a cui potranno via via essere aggiunti programmi sempre più “sofisticati” che potranno andare in onda anche in canali specializzati”. Marco Ravaglioli ha voluto sottolineare il carattere “fortissimamente divulgativo del programma, che aveva contenuti scientificamente sicuri, comunicati con un linguaggio chiaro e diretto”. Nel suo saluto Elisa Greco, ringraziando il Ministro Ornaghi, tutti gli intervenuti e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del convegno, ha dichiarato come l’iniziativa rappresenti un esempio di divulgazione e di apertura al pubblico di un dibattito che dovrebbe coinvolgere l’intera società, a tutti i livelli, affinché si diffonda una cultura della consapevolezza e del rispetto dei beni artistici. Infine, nelle proprie conclusioni Richard Hodges, Presidente dell’ American University of Rome, e Consigliere del Packard Humanities Institute ha auspicato che “i sistemi di gestione del patrimonio artistico possano aprirsi non solo a nuove partnership con i mass media, ma anche a cambiamenti generazionali che apportino nuovi modi di pensare, basati sul merito e sulla capacità di assumersi responsabilmente il compito di offrire sviluppo, e questo è un messaggio che va indirizzato soprattutto ai giovani italiani”.

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