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La Value Relevance secondo Lavazza

29/07/2015

La Value Relevance, ossia la creazione di valore per tutti gli attori della filiera è il cuore del nuovo bilancio di sostenibilità di Lavazza, pubblicato in occasione del 120° anniversario di fondazione dell’azienda. Dal documento emerge con chiarezza che per Lavazza la sostenibilità è strettamente legata a qualità ed innovazione, elementi chiave per rendere ripetibile nel lungo periodo un risultato economico.

“La sostenibilità non è un viaggio in solitaria ma è necessario attingere dalle esperienze più varie e diverse che devono essere integrate nel modello di business e messe a sistema. Solo così le aziende possono continuare a crescere, creando valore condiviso con i propri stakeholder interni ed esterni e investendo risorse ogni anno per rendere più sostenibili ed efficienti i processi produttivi”. E’ la filosofia che guida la policy di Lavazza e che ha ispirato il primo bilancio di sostenibilità della storica azienda torinese. Predisposto secondo le linee guida del “Global Reporting Initiative” (GRI) nella versione più aggiornata GRI-G4, per il triennio 2012-2014, con lo scopo di rendicontare in maniera trasparente, misurabile e comparabile le performance in materia di sostenibilità economica, sociale e ambientale - dunque un OneReport a tutti gli effetti - il bilancio di sostenibilità di Lavazza ha il suo cuore nel concetto di Value Relevance, la creazione di valore per tutti gli attori della filiera.

Un’idea maturata negli anni lavorando al modello di life cycle thinking, che inizia a prendere piede anche tra le aziende italiane, che punta alla creazione di valore condiviso lungo tutta la filiera in un percorso di miglioramento continuo. Per Lavazza qualità, sostenibilità e innovazione sono interdipendenti. Da alcuni anni, poi, l’Azienda ha intrapreso un percorso per la valutazione delle prestazioni ambientali dei propri prodotti, con un approccio “cradle to grave ”: partendo dalla materia prima, passando per i processi di lavorazione nei Paesi di origine e negli stabilimenti produttivi, gli imballi, le macchine per il caffè, i trasporti, fino allo smaltimento.

“La sostenibilità va condivisa lungo tutta la catena di trasformazione, dalla materia prima al prodotto finito: questo è il modello ‘Life Cycle Thinking’ che considera il prodotto come frutto di un percorso dove la sostenibilità economica, sociale ed ambientale è integrata in ognuno dei processi che ne fanno parte”, ha proseguito Virginia Antonini, CSR Manager di Lavazza. “Il coinvolgimento di tutte le funzioni aziendali è stato fondamentale per dare concretezza a questa visione che ha prodotto il Bilancio validato da parte del “Global Reporting Initiative” (GRI)’ Un traguardo di grande prestigio che rende merito ad un’azienda che considera la sostenibilità come leva funzionale al proprio sviluppo”.

A presentare meglio quest’idea, all’evento di presentazione del bilancio, è stato chiamato Wayne Visser, professore dell’Università di Cambridge e direttore di Kaleidoscope Futures, che con il suo modello ‘Creating Integrated Value’ – ossia la CSR 2.0 – vede molti punti di contatto con la visione di Lavazza: un modello sistemico in cui la sostenibilità sociale ed ambientale sono parti integranti della sostenibilità economica.

“A conferma della concretezza di questa visione, gli investimenti per una maggiore efficienza dei processi produttivi che hanno generato nel solo 2014 un risparmio economico del 3,9% rispetto al totale dei costi industriali di produzione del 2013, verranno reinvestiti in sostenibilità, creando così un cerchio virtuoso in grado di generare e rigenerare valore condiviso”, ha affermato Marco Lavazza.

In questo senso, i numeri sono decisamente positivi:

  • l’indice di emissione di CO2 per tonnellata di caffè processato (emissioni dirette) nel 2014 ha avuto un calo del 17% rispetto al 2012;

  • il 100% di energia elettrica approvvigionata per l’operatività degli stabilimenti produttivi italiani deriva da fonte rinnovabile;

  • i consumi elettrici specifici, ovvero per unità di caffè confezionato, nel triennio 2012-2014 sono scesi dell’8%;

  • i consumi termici nel triennio di riferimento sono diminuiti sia in termini assoluti (circa il 6%) sia per unità di caffè confezionato (oltre il 17%).


Tutto da leggere (e studiare) dunque il primo bilancio di sostenibilità di Lavazza che arriva in occasione del 120° anniversario di fondazione dell’azienda. Dal documento emerge con chiarezza che per Lavazza sostenibilità significa anche rendere ripetibile nel lungo periodo un risultato economico: le leve che garantiscono la ripetibilità nel tempo di questo risultato devono essere a loro volta sostenibili. Gli investimenti – in particolare asset industriali, equity della marca, capitale umano, innovazione – devono generare risorse in grado di autofinanziare gli investimenti stessi. Tutto questo genera un contesto sostenibile in cui azienda e stakeholder beneficiano dei risultati ottenuti, creando la possibilità di pianificare con fiducia ulteriori investimenti.

Se si guarda alla sostenibilità come a un’opportunità per creare valore, adottarla come modello di gestione comporta un salto culturale. È complesso, tuttavia, determinare la correlazione tra sostenibilità e valore: il rapporto tra costi e benefici di un investimento in sostenibilità può infatti apparire non vantaggioso nel breve periodo, ma rivelarsi tale adottando una visione a lungo termine. Tutta la filiera, dalla trasformazione delle materie prime al prodotto finito, è chiamata a compiere questo salto: investire in sostenibilità parte dei margini che genera. Ad esempio, tra il 2013 e il 2014, Lavazza ha investito significativamente nell’efficientamento dei processi produttivi. Questo ha generato riduzioni nell’utilizzo di energia, di materiali di imballaggio e di produzione di sfridi e scarti, pari ad un risparmio economico del 3,9%  nel 2014 rispetto al totale dei costi industriali di produzione del 2013. Il risparmio generato verrà reinvestito in ottica di miglioramento continuo dei processi produttivi generando quindi una progressiva  minimizzazione dell’impatto ambientale.

 




 

Fondata a Torino nel 1895, Lavazza, di proprietà della famiglia omonima da quattro generazioni, è al settimo posto nel ranking dei torrefattori mondiali, l’azienda è oggi leader in Italia nel mercato retail con una quota a valore del 44,9% (dati Nielsen), forte di 3.100 collaboratori e di un fatturato pari a 1.344 milioni di euro (dati al 31.12.2014) realizzato in cinque siti produttivi, quattro in Italia e uno all’estero. Presente in oltre 90 Paesi attraverso consociate e distributori, esporta quasi il 50% della sua produzione.

 

Consulta il Bilancio di Sostenibilità di Lavazza.

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