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L’ascolto al centro del governo delle relazioni

02/12/2009

Nelle organizzazioni così come per i personaggi pubblici o politici o relativamente ad eventi è ancora forte la confusione tra informazione e comunicazione. Spetta al relatore pubblico fare chiarezza, anche con i propri comportamenti. Lo ha sostenuto il Vicepresidente Ferpi Giampietro Vecchiato nell’intervento tenuto alla cerimonia di consegna dei diplomi del Master in RP IULM, Ferpi e Assorel, momento di incontro e confronto con giovani e professionisti.

di Giampietro Vecchiato, Vice Presidente Ferpi


Faccio il relatore pubblico da quasi 30anni… e ancora troppo spesso mi capita di sentire la frase: “Non siamo stati capaci di comunicare!”.


Spesso, poi, sento fare questa affermazione a manager, politici, imprenditori, uomini di spettacolo, che nel loro percorso verso il successo sono stati accompagnati dai giornali, dalla TV, dalla radio… e oggi anche da Internet.


Questa incapacità viene chiamata in causa in presenza di una “cattiva notizia”, di una incomprensione, di una sconfitta, di una temporanea crisi… anche quando è palese che il problema non sta nella comunicazione, ma nella qualità del prodotto, del progetto, dell’iniziativa, nel FARE più che nel COMUNICARE.


Credo che fino a quando si continuerà a scambiare:



l’annuncio con le cose fatte;
i progetti con le realizzazioni;
la manipolazione con il dialogo;
la persuasione con la relazione;



sarà inevitabile porsi la domanda su dove, come e quando si è stati incapaci di comunicare.


La verità è che troppo spesso si confonde informazione con comunicazione e comunicazione con relazione.


Troppo spesso si dimentica che una delle prime regole del bravo relatore pubblico è: fai quello che dici, fai quello che prometti, con sincerità e trasparenza.


E’ quindi necessario ricercare una forte coerenza tra la promessa di comunicare e la comunicazione effettivamente attuata.


La comunicazione – ed il ragionamento è molto più complesso se consideriamo la comunicazione uno strumento per costruire e governare le relazioni – richiede fatica, onestà intellettuale, coerenza, competenza, impegno.


Richiede poi l’adozione di un nuovo paradigma dove comunicare non significa solo parlare o inviare messaggi unidirezionali a destinatari passivi, ma significa soprattutto dare centralità all’ascolto: dell’altro, degli stakeholder, di tutti i pubblici.


Credo che questo ragionamento valga oggi per tutte le persone, ma credo che, a maggior ragione, abbia un forte valore per chi si occupa del governo delle relazioni per conto delle organizzazioni, siano esse pubbliche o private, profit o non profit.


Comunicare richiede l’assunzione di una grande responsabilità che non può che essere personale, che non può che essere guidata da principi e valori etici.


Questa visione richiede la formazione di manager delle relazioni pubbliche sempre più competenti, ma anche sempre più consapevoli del proprio ruolo e della propria responsabilità sociale, in quanto attori protagonisti nella costruzione del “sentire” dell’opinione pubblica, della comunità e del suo capitale relazionale e sociale.


Essere competenti è il primo passo verso la responsabilità. Per questo, come Ferpi, crediamo in questo Master giunto quest’anno alla sua 7^ edizione. Perché vorremmo organizzazioni meno comunicanti ma più ricche di relazioni sia all’interno che all’esterno.


Questo obiettivo lo possiamo raggiungere solo se insieme creiamo una comunità professionale forte, coesa, profondamente riflessiva, sempre in ascolto dei cambiamenti in atto nella società, sicuramente concentrata sulle performance delle organizzazioni, ma anche attenta ai valori che le guidano e, soprattutto, al come quelle performance vengono raggiunte.

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