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Lavorare altrove

27/06/2006

Analisi di una tendenza sempre più accentuata nel settore corporate: lavorare all'estero.

Le aziende tendono sempre più spesso a mandare all'estero i propri dipendenti. E il fenomeno più vistoso riguarda il fatto che il personale che espatria non è più fatto solo da manager di alto livello. Riguarda un po' tutti, donne comprese, ed è sempre più all'ordine del giorno. Inoltre al lavoro all'estero spesso non si accompagna nemmeno un trattamento economico diverso (non in maniera significativa quantomeno). In compenso al rientro la disponibilità del lavoratore viene ripagata in termini di carriera. Così le aziende interpretano e gestiscono questa nuova concezione dell'organizzazione aziendale, ma le difficoltà esistono. E' una politica che paga perché arricchisce culturalmente e migliora l'organizzazione aziendale, come sostiene anche uno studio promosso dalla firm Mercer, eppure le resistenze sono ancora molte.
I lavoratori sono sempre un po' restii a spostarsi, soprattutto se hanno famiglia. Dunque la fascia più corteggiata è quella degli under trenta e degli over 50. Quelli che ancora non hanno famglia e quelli che ormai hanno figli grandi o comunque sono meno vincolati da impegni famigliari. I quarantenni sono una questione delicata: spesso gravati da problemi pratici e organizzativi di varia natura, rischiano di avere un calo di produttività se la famiglia non si integra nella nuova realtà. L'incognita dunque non è data solo dal loro inserimento, ma dal benessere di tutto il nucleo famigliare.
Ci sono poi aziende che tendono ad assumere personale locale anche nelle sedi dislocate, proprio perchè l'intenzione non è solo quella di esportare una produzione ma un'intera filosofia, un modo di lavorare, di organizzare i tempi e gestire le risorse. Ogni paese incontra le sue difficoltà in questa corsa verso l'estero. Per esempio i giapponesi mandati in America solitamente non vogliono più tornare, gli americani a causa del sistema fiscale sono più gravati nei traslochi lavorativi, gli europei sono meno "mobili". Piano piano però anche i dipendenti stanno imparando a sposare questa mentalità, fronteggiando le difficoltà e senza che ci sia sempre la lusinga monetaria. Da peso da affrontare in cambio di benefit, il lavoro altrove inizia a essere interpetato come opportunità e arricchimento anche da parte dei lavoratori.
Emanuela Di Pasqua - Totem

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