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Le competenze, la vera sfida per la comunicazione pubblica del futuro

06/07/2020

Rita Palumbo

La digitalizzazione non può essere la banalizzazione del pensiero strategico e della relazione tra PA e cittadini. Il ruolo delle associazioni è fondamentale per la valorizzazione delle professioni della comunicazione. È quanto ha sostenuto Rita Palumbo durante l'incontro di oggi a ForumPA 2020.

Il secondo capitolo per la riforma della legge 150/2000 per una Comunicazione Pubblica trasparente ed efficace deve riguardare le competenze.

Il documento programmatico presentato lo scorso 16 giugno alla Ministra Fabiana Dadone – che ringraziamo ancora una volta - è solo il primo capitolo di un lungo percorso. L’impegno cui sono chiamati gli stakeholder che hanno lavorato al “primo atto” è quello di approfondire in modo costruttivo e consapevole i punti indicati, il primo dei quali riguarda l’area unificata dedicata alla comunicazione, informazione e servizi alla cittadinanza, in cui ci sono state individuate due figure professionali: il comunicatore e il giornalista.

Al comunicatore sono assegnati: i rapporti con il cittadino, gli eventi, la pubblicità, l’editoria, le consultazioni pubbliche e la citizen satisfaction, la redazione delle carte dei servizi e dei bilanci per la rendicontazione sociale (accountability), la gestione di laboratori per la partecipazione civica, la comunicazione interna, la gestione del brand pubblico, le relazioni esterne e istituzionali, l’identità dell’Ente e la comunicazione internazionale.

Al giornalista pubblico sono invece assegnati: l’analisi e il trattamento delle notizie di interesse dell’amministrazione, la redazione di testi e comunicati, i rapporti con i media, la cura di newsletter e pubblicazioni informative, il fact checking e ogni altra attività attinente al settore dell’informazione. 

Si tratta di specifiche competenze, con ruoli e funzioni differenti, perché diverse sono le professioni del giornalista e del comunicatore, diverse le competenze che ne determinano i ruoli professionali, che a loro volta si fondano su specifici profili che devono garantire specifiche conoscenze e precise abilità.

Ecco perché da tempo e in più sedi sosteniamo la differenza di scopo tra la professione/ del giornalista e del comunicatore e sottolineiamo che le due professioni non si sovrappongo, né posso “fondersi” per il semplice fatto che usano gli stessi canali digitali.

La digitalizzazione, se fino a poco tempo fa era indicata come una rivoluzione, oggi è realtà quotidiana, che sta cambiando e cambierà il mondo. Ma non confondiamo la digitalizzazione dei processi con l’utilizzo di canali digitali.  

La digitalizzazione dei processi, anche, anzi soprattutto, nel campo della comunicazione e dell’informazione, non può – non deve – essere una semplificazione, una banalizzazione del pensiero e dei processi organizzativi e relazionali.

Le community social così come la messaggistica istantanea sono strumenti fondamentali per dialogare e in qualche modo rassicurare il cittadino sull’avere finalmente “porte aperte” nella pubblica amministrazione.

Ma la comunicazione pubblica non può essere solo questo. La comunicazione pubblica è – deve essere – molto di più dell’adozione di canali digitali.

Proviamo a schematizzare i flussi del lavoro del giornalista e quelli del lavoro del comunicatore.

Il giornalista deve saper osservare, indagare, comprendere, verificare ed informare/raccontare con obiettività e trasparenza, deontologia e responsabilità

Il comunicatore, sia nella pubblica amministrazione che nel mercato privato deve saper analizzare, decifrare, decodificare, valutare, progettare, organizzare, agire, realizzare, individuare linguaggi mediali, prevenire i rischi, gestire criticità, relazionarsi con pubblici diversi anche internazionali, gestire budget, rendicontare.

Conoscenze e abilità profondamente diverse, che possono – anzi devono – saper dialogare per rendere efficiente, trasparente e innovativa la Pubblica Amministrazione, arricchendo il valore delle reciproche prestazioni d’opera, ma evitando semplificazioni.

La Comunicazione sia nella pubblica amministrazione che nel mercato privato, è un sistema complesso di strategie, attività e strumenti, che va gestita con approccio e competenze manageriali, in grado di dare un orientamento strategico per innovare le istituzioni pubbliche in un mondo globalizzato e iper-comunicativo. In questo senso, come avviene per il mondo delle imprese, è giusto e corretto che anche le Istituzioni abbiano al proprio interno professionisti della comunicazione capaci di guidarne i registri di interpretazione e divulgazione di norme e attività, oltre che di guidarne le scelte in materia di comunicazione di crisi e di emergenza, come è accaduto durante l’emergenza Covid-19.  

Ecco infine la proposta Ferpi all’evento organizzato da Forum PA 2020:  un’utile riforma della legge 150/2000 sarà possibile quando si concretizzeranno due condizioni:

Gli stakeholder che hanno lavorato alla stesura del documento programmatico di indirizzo continuino a lavorare insieme nel rispetto delle reciproche diversità, ipotizzando anche di coinvolgere altre associazioni della comunicazione.

Avviare una campagna di sensibilizzazione culturale sull’importanza della  Comunicazione sia nella Pubblica Amministrazione sia nei mercati, valorizzando il ruolo manageriale del comunicatore pubblico che, grazie a competenze certificate, sia in grado di saper gestire processi complessi con una visione d’insieme,  obiettivi certi ed ottimizzazione di risorse professionali e risorse finanziarie.  

Solo in questo modo la Pubblica Amministrazione e la sua comunicazione potranno essere trasparenti, efficaci e - perché no - efficienti e competitive.

 

 

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