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Le conseguenze amministrative del terrorismo

17/03/2016

Paolo D'Anselmi

La teoria economica del comportamento amministrativo ci dice che il terrorismo innalza la domanda di ordine pubblico e ad un aumento della domanda corrispondo maggiori bilanci per le forze dell’ordine. Purtroppo però ai maggiori bilanci non corrisponde maggiore sicurezza ma corrispondono maggiori compensi verso i fattori della produzione di sicurezza. Come fare per avere protezione senza aumentare i costi pubblici? L’analisi di Paolo D’Anselmi.

Sui movimenti geopolitici che portano al terrorismo, sui fatti di Parigi e Bxuxelles, sulle vittime, non resta che stare in silenzio, come fanno gli amici di Giobbe, seduti silenziosi anche loro nella polvere. Purtroppo qualcosa possiamo dire sulle conseguenze amministrative del terrorismo. Infatti la teoria economica del comportamento amministrativo ci dice che il terrorismo innalza la domanda di ordine pubblico e ad un aumento della domanda corrispondo maggiori bilanci per le forze dell’ordine. Purtroppo la teoria prosegue e ci dice che ai maggiori bilanci non corrisponde maggiore sicurezza e protezione dal terrorismo, ma corrispondono maggiori compensi verso i fattori della produzione di sicurezza. I fattori della produzione di ordine pubblico sono il personale delle forze dell’ordine e i fornitori delle forze dell’ordine. Il surplus nei compensi al personale delle forze dell’ordine potrà non manifestarsi in aumenti di stipendio unitario, ma potrebbe anche manifestarsi in aggregato, come aumento complessivo del monte salari delle forze dell’ordine dovuto a nuove assunzioni.

 

In assenza di benchmark, di trasparenza, di valutazione delle forze dell’ordine, non siamo in grado di dire che l’ordine pubblico verrà tutelato più di prima. Peraltro i fatti di Parigi rappresentano un punto a sfavore del modo attuale con cui le forze dell’ordine tutelano la sicurezza pubblica. Tuttavia l’elevata attenzione sulla sicurezza pubblica non porta a mettere in discussione le attuali modalità di tutela dell’ordine pubblico, cioè il modulo operativo. Teoria vuole ancora che l’amministrazione sia molto reticente nel rivelare la propria funzione di produzione. Per chiarezza, il modulo operativo - per esempio - è quella cosa per cui una certa forza di polizia esprime pattuglie da due o tre agenti mentre altre forze di polizia esprimono pattuglie ad agente singolo. Altro esempio di modulo operativo è il blocco stradale fatto per verificare i documenti, senza una specifica finalità se non quella di prossimità della forza di polizia al popolo e di visibilità di una forza di polizia rispetto a un’altra. Grazie a questa reticenza sulla funzione di produzione, ogni nuova operazione che il politico chiede alla forza di polizia richiederà uno specifico incremento di bilancio. È questa la dinamica che porta all’aumento del bilancio per le forze dell’ordine.

 

Si evidenzia altresì che l’amministrazione non mette in discussione se stessa. Ancora una volta l’amministrazione si preoccupa del mondo esterno ad essa. Anche questa evenienza è rappresentata in letteratura dal cosiddetto triangolo interrotto della governance: amministrazione, politico, cittadino. Nel triangolo della governance la amministrazione influenza il politico, ma non è influenzata da esso. Del pari, l’amministrazione influenza il cittadino, ma non è influenzata da esso. L’amministrazione quindi è egemone: governa i termini del discorso. Come abbiamo visto, il modulo operativo non si discute. A cosa servano i piantoni davanti alle ambasciate, al cittadino non viene di chiederselo né se lo chiedono gli opinionisti. Fare sicurezza pubblica attraverso il servizio di piantone appare un po’ come giocare al calcio col solo portiere, senza chiedersi dove stanno gli avversari e da che parte vengano. Immaginiamo che l’amministrazione faccia anche molta intelligence, ma sarebbe bene trovare il modo di farlo sapere, per esempio presidiando il territorio con delle telecamere e risparmiando lo stipendio dei piantoni.

 

Le forze dell’ordine non sono le sole ad operare in modo autoreferenziale. Ogni amministrazione funziona così. Per esempio i dati sulla evasione fiscale vengono presentati come misura della inciviltà del popolo e non come misura della inefficacia della amministrazione preposta a far pagare le tasse. Del pari la inefficacia del sistema di giustizia civile e amministrativa viene ascritta alla abnorme litigiosità della popolazione.

 

Vi sono poi casi minori di egemonia della amministrazione, per esempio nella definizione dei valori e dell’agenda pubblica. Prendiamo ad esempio la definizione di servizio al cittadino e all’impresa che viene adottata per adempimenti cui cittadino e impresa devono ottemperare. Ecco che un certificato della camera di commercio diventa un ‘servizio’ della camera di commercio all’impresa. Il vigile che fa contravvenzione per divieto di sosta fa parte di un reparto di ‘servizi’ per il territorio e la mobilità. A ben pensarci, cittadino e impresa hanno una idea di servizio un po’ diversa: servizio è un taglio di capelli, una cena, un viaggio, una notte d’albergo; servizio è qualcosa che si ha l’opzione di non volere; servizio non è l’ubbidire a una regola.

 

Ecco dunque cosa può fare il cittadino di fronte al terrorismo. Il cittadino sotto shock può sviluppare una nuova sensibilità. Non giudicare la qualità della amministrazione dalla visibilità della amministrazione stessa al telegiornale, ma sviluppare una sensibilità minuziosa, una capacità critica “micro”, di strada. Il cittadino può riformare la propria attenzione, capovolgere il focus dei media attuali: in tribunale, non guardare l’imputato, ma il giudice e l’avvocato; in commissariato guardare il poliziotto; a scuola l’insegnante; in ospedale il portantino e il medico.

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