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Le macchine si parlano, le persone si capiscono?

15/10/2026

Santina Giannone, Segretaria Generale

Dal Business Leaders Summit una riflessione sull’Industria 5.0 e sul ruolo strategico della comunicazione nei processi di trasformazione digitale: perché l’innovazione non riguarda soltanto tecnologie e sistemi, ma anche le relazioni tra le persone.

 

Mercoledì 7 ottobre il Business Leaders Summit ha dedicato novanta minuti a un approfondimento a più voci all'Industria 5.0 ripensata "sotto un approccio human-centric", in una giornata costruita attorno ai Chief Information Officer.

 

Gli interrogativi del panel erano una lettura delle preoccupazioni soprattutto dal punto di vista del CIO: come l'Industria 5.0 ne ridefinisce il ruolo, come l'IT può garantire sicurezza dei dati e resilienza dei sistemi, anzitutto. Eppure la sintesi con cui Salvatore Majorana, direttore di Kilometro Rosso e presidente di IASP, ha chiuso il confronto si apriva proprio dalle persone: fare in modo che si sentano centrali in un sistema di processi.

 

Il tavolo ha restituito un'immagine dell'industria italiana sfaccettata: dubbi sul grado di adozione delle tecnologie, sulla sicurezza, sulla capacità di essere e rimanere attrattivi anche per le nuove risorse. Tutte sfide di business, ma anche sfide relazionali.

 

Le misure di Industria 4.0 si comunicavano facilmente, “bastava” comprare la macchina e chiedere il rimborso. La 5.0 entra nei meccanismi del lavoro e la comunicazione diventa essa stessa uno strumento della trasformazione. Comunicare l'innovazione dentro l'azienda è ciò che permette di arrivare davvero alla 5.0.

 

Su questa distanza si gioca la nostra partita come relatori pubblici e guide nel mondo della comunicazione.

 

Ogni trasformazione digitale ha due architetture. Quella dei sistemi, fatta di piattaforme, dati, interoperabilità, che sappiamo progettare, finanziare e misurare con precisione. E quella delle relazioni, che di solito diamo per scontata. Abbiamo lavorato moltissimo perché le macchine parlassero con le macchine; molto meno perché le persone continuassero a parlarsi bene dentro organizzazioni sempre più tecnologiche. Una trasformazione si blocca quando due sistemi non comunicano, ma anche quando chi vede un problema non lo segnala, quando due funzioni usano lingue diverse e quando una decisione non ha un responsabile riconoscibile.

 

La più grande confusione del nostro tempo è scambiare la comunicazione per connessione: serve diventare "bilingui" rispetto alle differenti velocità con cui funzionano i processi relazionali e mantenersi capaci di distinguere ciò che va accelerato da ciò che va rallentato. Per questo funzioni tecnologiche e funzioni di relazione non possono incontrarsi alla fine del progetto, ma devono farlo all'inizio, quando lo si disegna.

 

Per anni le relazioni le abbiamo chiamate soft. In sistemi così complessi, ciò che tiene insieme le parti diventa infrastruttura critica, per i dati come per le persone. Progettarla dal primo giorno, e non raccontarla a valle, è la parte di Industria 5.0 che spetta a noi.

 

Grazie per l’interessante dibattito ai miei partner di panel: Pierfrancesco Angeleri, presidente di AssoSoftware, Luigi Pignatelli, Head of Digital and Information Technologies di Carl Zeiss Vision Italy, Mauro Toso, Digital Innovation Manager di Colombo Costruzioni, Alessio Raspollini, General Manager di RiseTech, Alessandra Sciutti, ricercatrice all'Istituto Italiano di Tecnologia che guida l'unità CONTACT.

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