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Legge 151. Per non perdere l'occasione

21/01/2020

Alessandro Papini

Prime riflessioni sulla proposta di riforma della legge 150/2000. Il commento di Alessandro Papini.

La legge 150/2000 ha rappresentato un importantissimo elemento di introduzione, certificazione e consolidamento della funzione strategica della comunicazione istituzionale rispetto all’operato di un soggetto pubblico fino ad allora regolato nei suoi aspetti comunicativi dalla vicinanza (e convenienza) politica.

La legge non solo ha meritoriamente introdotto la necessità di normare accesso, semplificazione e trasparenza prima (integrando le normative del 1990) e matrici della relazione con i pubblici poi ma ha saputo soprattutto separare in maniera netta (per carriera e funzioni) le attività della Comunicazione istituzionale, con responsabilità di gestione dei processi istituzionali e di servizio, dalla Comunicazione politica, rivolta a rappresentare bisogni più connessi a logiche di consenso e immagine.

Ha inoltre definito con precisione i macro-ambiti di intervento della Comunicazione istituzionale valorizzando i termini della comunicazione esterna, della comunicazione interna e dell’informazione.

Le criticità più evidenti della 150/2000 rimandano essenzialmente a due questioni fondamentali:

1. la scarsa visione rispetto alla rivoluzione digitale che si apprestava a consolidarsi negli anni a seguire

2. la mancanza di decisione rispetto all’istituzione ex lege di una responsabilità apicale connessa alla funzione comunicativa degli Enti che interpretasse e accompagnasse la trasformazione in corso, ne presidiasse il carattere istituzionale nella relazione con la politica e il sistema dei media, e assumesse, come avviene in ambito aziendale, la responsabilità ultima dell’immagine, della reputazione e della strategia comunicativa dell’Ente anche nella sua declinazione di necessaria relazione di negoziato con la politica e le funzioni comunicative ad essa connessa (Portavoce)

È per questo motivo che occorre ripartire da questi punti per affrontare in modo serio e rigoroso il tema della revisione della Legge 150/2000 partendo da alcune considerazioni preliminari:

1. Occorre mantenere chiara e netta la distinzione tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica specie in un momento di grande “personalizzazione” della comunicazione istituzionale da parte dei vertici politici sia a livello locale che a livello centrale

2. Occorre ampliare e inglobare nella funzione comunicativa tutti gli aspetti di responsabilità legati alla gestione della relazione dell’Ente con i propri pubblici di riferimento (i cittadini in primis) con particolare attenzione alla dimensione del governo dell’innovazione, della digital trasformation e degli ambiti correlati (Big e small data, IA e Privacy e security, e-partecipation)

3. Occorre riposizionare la funzione strategica della comunicazione negli Enti Pubblici dopo la grande frenata del decreto Monti che, di fatto, bloccò il processo d'innovazione avviato dalla Legge 150/2000 con spregiudicati tagli lineari alla comunicazione che non distinguevano tra Enti virtuosi e non

4. Occorre riprogrammare una grande fase di “reclutamento” funzionale che rinfreschi e rimoduli, anche in funzione digitale - dopo anni di blocco dei concorsi pubblici - le competenze comunicative degli Enti

In un periodo in cui tutto è diventato comunicazione moltiplicandone le fonti pressoché all’infinto, e aumentando in questo modo in maniera esponenziale il rumore di fondo, le Amministrazioni pubbliche hanno la grande opportunità di puntare a emergere come fonte autorevole e “di garanzia” cui il cittadino possa rivolgersi in termini di servizi, informazioni, inclusione e partecipazione. È un’opportunità straordinaria che potrebbe, se ben governata, rimodulare la funzione stessa delle istituzioni in un momento di grande crisi della rappresentanza.

L’istituzione del nuovo “Ufficio comunicazione” deve in questo senso rispondere innanzitutto alle seguenti condizioni:

1. la contestuale istituzione di una figura apicale di Direttore Comunicazione, informazione  e digital trasformation in tutti gli Enti con responsabilità ultima legata alla gestione dei processi di comunicazione, informazione e digital trasformation. La figura avrà la responsabilità di indirizzo strategico di tutte le funzioni comunicative, informative, digital e di rappresentanza dell’Ente

2. il mantenimento della separazione netta delle carriere tra la figura del Portavoce, che deve mantenere la funzione di referente degli organi politici dell’Ente su chiamata esterna, e la figura del Direttore Comunicazione di carriera interna cui sarà demandata la responsabilità del nuovo ufficio comunicazione. Solo in questo modo sarà possibile preservare la terzietà dei processi comunicativi di natura istituzionali

3. il mantenimento della separazione tra funzioni comunicative interna e esterna (delegata ai “Comunicatori pubblici”) e funzioni stampa delegate (ai “giornalisti pubblici”). E il rafforzamento nell’ambito delle funzioni comunicative della responsabilità legata alla digital trasformation degli Enti con responsabilità su tutti i processi di digitalizzazione dell’Ente nella sua dimensione relazionale e di servizio con il cittadino

4. il superamento dei vincoli di bilancio alla comunicazione espressione del DL 78/2010 (Legge 122/2010) e la conseguente assegnazione al nuovo ufficio di una voce di bilancio dedicata pari al 3,5% - 5% del bilancio dell’Ente

Tali requisiti rappresentano il punto di partenza per poter affrontare in modo serio e rigoroso una questione cardine come quella della gestione della nuova comunicazione istituzionale degli Enti nell’ambito di una società che corre molto fretta e che ha fatto della comunicazione la cifra di riferimento di tutti i processi sociali primari.

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